Don Milani per un’indicazione

Domenicale Agostino Pietrasanta

milNon voglio cedere alla tentazione; e sarebbe quella di riprendere il tema della fiscalità insostenibile. Ora che di tagli alla spesa non ne vogliono parlare; ora che hanno inteso che chi guadagna ottocento euro di pensione non pagherà la Tares, si acconciano a spremere ancora con la tassazione indiretta e lo fanno sulle bollette della luce, là dove non c’è santo che tenga: o paghi o ti tagliano l’erogazione della corrente. Complimenti, una trovata geniale! Soprattutto per incentivare i consumi. Ma non voglio cedere alla tentazione.

Mi rivolgo ad argomento più respirabile. Leggo di una località di montagna, tagliata fuori da troppi servizi, in particolare dai trasporti; peraltro, chi sta ai margini o fuori dell’alta velocità ha ben poco da sperare, anche se risiede in città cosiddette  “capoluogo” di provincia. Nella summentovata località però resiste l’istituzione scolastica, con elementari funzionanti in pluriclassi, dalla prima alla quinta: tutti assieme appassionatamente. Gli insegnanti si impegnano al limite delle risorse offerte dall’orario scolastico ed i ragazzi più alti aiutano i più piccoli: quelli di quinta danno una mano a quelli di prima nell’approccio alla lettura.

Ottimo, ma qualcuno vorrebbe accostare l’esperienza alla scuola che, a suo tempo, aveva praticato don Lorenzo Milani, a Barbiana. Dirò, senza alcuna esitazione, che non è possibile. Don Milani diede vita ad un’esperienza tanto straordinaria, quanto eroica. E’ vero: c’era anche che i ragazzi più grandicelli aiutavano i più piccoli e si interessavano alla vita della comunità da protagonisti, ma gli accostamenti si fermano lì. Le lezioni marcavano tempi pressoché impossibili: tutti i giorni, compresi i festivi, con orari non programmati se non dalla estensione del giorno, in uno sforzo di formazione posta al centro dell’esperienza quotidiana. E questo alla faccia di chi avrebbe valutato la scelta del prete fiorentino a Barbiana come una deriva di permissivismo.

L’esperienza non è ripetibile. Nessuno (salvo smentite riservate solo alla prova dei fatti) può intraprendere l’eroica esperienza di un uomo straordinario, tanto emarginato dalla stessa istituzione ecclesiastica che lo stesso papa Giovanni, ancora per poco tempo patriarca di Venezia, commentando “Esperienze pastorali” (il libro scritto da don Lorenzo per rilevare le contraddizioni della pastorale ordinaria) ebbe a dire di Lui “…un povero pazzerello, scappato dal manicomio”.

E dunque, nessun accostamento. Però un’indicazione sì: don Lorenzo Milani, con la sua iniziativa, oltre ad altri risultati straordinari e, credo, irripetibili, ne ottenne uno che potrebbe essere ripreso con profitto; la sua scuola permise la tenuta di un tessuto sociale, la ripresa di una vita umanamente dignitosa e realizzata.

Questo potrebbe costituire un’indicazione per resistere ed in certe situazioni  mantenere l’istituzione scolastica anche per tenere aggregato un contesto sociale (ovviamente non solo) altrimenti frantumabile.

Però non parliamone troppo; altrimenti se qualcuno si accorge di scuole che resistono nei posti più irraggiungibili, prima di tagliare gli emolumenti ai consiglieri regionali, potrebbero pensare di sopprimere anche questi lacerti rurali di civiltà.

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