Balsamo EXPO?

Dario Fornaro

expD’accordo, bisogna “pensare positivo”. Ma la dichiarata propensione per il positivo  – anche nella popolare versione “del fare” –  non può mettere fuori causa l’esercizio del ragionamento, del pensare appunto, del buon senso e dell’esperienza,  se non a rischio di vanificare la bella esortazione. I sogni di prestigio e di riscatto socio-economico a vasto raggio, addossati alla rinfusa  sul progetto dell’EXPO (Milano, 2015), non sembrano, tanto per fare un esempio molto attuale, esenti da qualche  eccesso di zelo e di confidenza. Poco male se si trattasse solo di private scommesse tratte sui numeri del successo 2015; qualche problema, invece, se le scommesse  vengono  presentate  col sembiante di reali occasioni di ripresa e sviluppo relativamente a settori d’attività e territori  assai periferici rispetto  al nucleo  dell’esposizione-evento milanese. Fermo restando, naturalmente, che un “alone” degli investimenti e delle presenze mobilitati dall’Expo, si espanderebbe in qualche modo su tutta l’economia nazionale.

E’ proprio sulle “ricadute di prossimità” – prossimità per modo di dire, parliamo di una fascia di 50-100 Km attorno al nucleo di Rho-Pero –  che l’attendibilità delle promesse/garanzie, diffuse a larghe mani e senza  cautele di proporzioni, circa le concrete opportunità di crescita delle economie locali, può lasciare perplessi. Non ultimo per la fascinosa offerta di un’occasione di ripresa, a scadenza, a fronte di una crisi socio-economica  più che mai attuale: attendere fiduciosi e industriarsi nel frattempo con l’offerta turistico-gastronomica.

Un enfasi particolare  è posta, infatti, sulla probabile tracimazione extra moenia, a vasto raggio, delle moltitudini di visitatori attese per l’EXPO, salvo trascurare che il Grande Evento sarà in sé totalizzante, conchiuso, centripeto e scandito da innumerevoli viaggi e permanenze rigidamente organizzati anche per quanto riguarda le eventuali, limitate digressioni di percorso. Certo, fra i 10 o 15 milioni di visitatori previsti per l’EXPO, ci saranno i “turisti fai da te” che potranno cogliere l’occasione per varianti “fuori porta”, ma non sembra lecito coltivare troppe illusioni specialmente  laddove, come da noi, ci si arrovella da anni attorno al mancato “Effetto Outlet” sulle amene plaghe che circondano Serravalle: ricadute turistiche prossime allo zero, totale concentrazione delle folle sul fantasmagorico oggetto dei desideri.

Sì, se ne discute tanto e con tanto positivo pensare, ma permane in sottofondo la molesta impressione che il balsamo del turismo, sparso speranzosamente e a larghe falde sulle ferite aperte della  più lunga e pesante crisi del dopoguerra, profumi di buono l’ambiente e rallegri qua e là gli orizzonti, ma lasci sostanzialmente alla natura dell’economia globalizzata di determinare  il decorso e gli esiti del grave malessere in atto.

Ammesso che si facciano mai, a posteriori, i conti sinceri dei costi e dei benefici connessi con “il grande evento”, uno a caso, promosso a furor di politica e di  interessi, forse sarebbe meglio aspettare  il dopo-EXPO, per lanciare la corsa alle Olimpiadi del 2024 in nome della ritrovata (?) grandeur. Ma no, quando si dice lungimiranza di guida: siamo già partiti per i meandri  della selezione-Paese.

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