Tasse e tredicesime

Domenicale Agostino Pietrasanta

taxL’informazione locale riferisce di un caso tanto frequente, quanto emblematico. Un proprietario di casa, non riceve dal suo inquilino l’affitto concordato da alcuni anni; inoltre poiché lo stesso risulta moroso sui costi condominiali, l’ammontare complessivo viene richiesto allo stesso proprietario. Non solo; quando costui ottiene l’esecutività dello sfratto, subisce la solidarietà popolare nei confronti dello sfrattato e, conseguentemente l’inevitabile taccia di sfruttatore dell’indigenza altrui.

Sia chiaro: nessun giudizio sul responsabile di mora; nella maggior parte o la quasi totalità dei casi, chi non paga non ha i soldi per pagare e merita tutta la possibile considerazione. Tuttavia proviamo a capire, per una volta, il capitalista/proprietario. Molte volte e spesso di norma,  si tratta di persona che ha ritenuto, sbagliando per colpa e non certo per dolo, di poter investire i propri risparmi nella sicurezza del mattone e lo ha fatto perché non poteva permettersi investimenti più lucrosi: un piccolo appartamento per eventuali tempi da miseria e carestia. Insomma ha raccolto, in occasione da vacca grassa, per far fronte alle evenienze indotte dalle vacche magre.

Inutile sottolineare che si è trattato di un errore esiziale. Resta il fatto che c’è da rilevare la ciliegina, quella che mi ha suggerito queste miserrime note. Per il proprietario, si tratta di seconda casa e ad Alessandria, ovverossia nel comune disastrato è prevista un tassa IMU da vertigine. E lui, il proprietario/capitalista deve pagare, né può raccontare alla “mano pubblica” che la sua casa da investimento si è fatta debito: affari suoi doveva pensarci prima ed investire i suoi risparmi in qualche viaggio istruttivo o, meglio, di piacere di vario genere e contenuto; avrebbe dovuto sapere che le Amministrazioni pubbliche pagano poco e male, ma esigono senza indugio.

Ora qui casca sul serio il classico asino, perché l’episodio mi suggerisce ben altre considerazioni e che vanno ben oltre l’increscioso episodio. Vi hanno bombardato con una serie di allarmi, tanto che si è detto che le tredicesime dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, causa di tutti i mali, sarebbero stati assorbiti dalle tasse di fine anno, al di là delle percentuali che già vengono loro trattenute mensilmente e di cui, almeno in parecchi, non si rendono conto. Occhio non percepisce, testa non tribola.

Il fatto è che vi hanno ingannato perché le tasse di fine anno divorano sia le tredicesime, sia i salari e le pensioni di dicembre; non sarò io a farvi i conti, fateveli voi, ma metteteci l’acconto irpef di fine novembre, il saldo Tares, il saldo IMU e guai a voi se siete obbligati a tenere un pezzo di casa che vi hanno lasciato con mille sacrifici i vostri antenati e che quand’anche voleste vendere ad un terzo del suo prezzo in tempi normali, cioè regalarla, nulla si muove.

Non si tratta ovviamente di difendere né di accusare nessuno, si tratta solo di constatare che la situazione non permette nessuna crescita, né le eventuali elemosine, ostentate come risorse offerte dal governo, possono incidere né per poco né per tanto; al massimo aiutano (e meno male!) la sopravvivenza dei più miserandi di una società in sfacelo e di una democrazia che rischia per gli inevitabili contraccolpi di conflittualità sociale i cui fenomeni violenti sono già in corso.

Io però vedo il lato positivo. Per decenni abbiamo lamentato che il Natale aveva perso la sua pregnante valenza di festività spirituale, ma non facevamo nulla per essere coerenti; lo spirito che prevaleva era quello del consumismo. Vai a vedere che faremo per forza ciò che avremmo dovuto scegliere.

Resta inteso che ciò che si fa per forza non è paragonabile a ciò che si fa per scelta.

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