Spirito di coalizione: attirare anche i “moderati”

Carlo Baviera

matCommentava poche settimane fa Emma Fattorini, riguardo al tema dell’amalgama tra culture diverse:  La stessa fine dell’appoggio della Chiesa al centro-destra si riduce spesso, nella cultura di sinistra, ad un mero respiro di sollievo, senza una vera riflessione su cosa significhi davvero il fatto che si sia chiusa la fase della gestione diretta della politica da parte delle gerarchie ecclesiastiche. La fine, cioè, del così detto neogentilonismo e dunque dello scontro sui valori non negoziabili. La sinistra deve smettere di intervenire sulla riorganizzazione dell’area cattolica, in modo strumentale e solo tattico, ma comprendendo che lì ci sono aspettative e domande vere in sintonia con quello che deve essere il senso autentico della sua identità (pensiamo al viaggio del Papa a Lampedusa). E, sempre con questa sensibilità, vorrei ci fosse più spazio per il terzo settore e più consequenzialità sulla sussidiarietà”.

Anche se Renzi ha vinto le primarie penso che la questione non si possa accantonare; anzi il problema si fa più complicato. Perché la riflessione non è più tanto legata all’eterno ritornello delle garanzia, da concedere a quanti hanno una formazione politica popolare o social-cristiana, all’interno di un partito di sinistra o di centro sinistra; né a come realizzare un’ equilibrata rappresentanza degli ex diessini e degli ex popolari (o provenienti dalla Margherita). Perché Renzi non solo viene da quel “mondo”, ma la sua proposta rappresenta il superamento di quelle provenienze, interpreta i nativi del PD, ha un approccio all’impegno pubblico che tende a basarsi sulla crescita di una cultura politica nuova: laica, di sinistra democratica, non ideologica, innovativa, ecc.

Qual è allora il problema? Perché Renzi non intende certo tornare al novecento, ai suoi equilibri e liturgie, né ai bilancini fra quanti hanno una formazione e riferimenti non identici ai propri? Ciò che si intende sottolineare è che, sempre con la dovuta distinzione dei piani e del rispetto dell’autonomia della politica, se non si riesce (come area di centro sinistra) ad interpretare ed intercettare le attese, le proposte, le speranze di un’area non solo religiosa, ma anche civile (di volontariato, di cooperazione, di terzo settore, di autonomie economiche e sociali) considerata “moderata” – ma che lo è solo negli strumenti e nelle modalità operative: moderazione non significa moderatismo – che però è favorevole alla giustizia sociale, al solidarismo, alle riforme, alla pace, alla collaborazione internazionale, il rischio è perdere consensi e spingere quell’area (chiamiamola impropriamente centrale) verso il moderatismo e la conservazione delle destre. Molti hanno sostenuto Renzi proprio sperando che si corregga il tiro.

Non a caso la Fattorini parla anche di sussidiarietà. E’ uno dei nodi non del tutto risolti fra appartenenti alle “vecchie” culture politiche riformiste: infatti non si è ancora compreso che pubblico non significa solo statale; che la famiglia non è solo affetti, ma anche soggetto sociale da supportare per il bene comune; che alcune perplessità rispetto a leggi nel campo della bioetica non sono poste per tradizionalismo o conservatorismo, ma  tenendo conto del valore trascendente delle persone, e quindi da manovrare con cura. E Renzi deve ancora chiarire meglio come intende muoversi rispetto a questi ambiti.

Sono stato colpito da un articolo di Alessandro Risso il quale afferma che finalmente il centro sinistra ha trovato un vero leader: cioè uno che dice che bisogna essere attenti agli ultimi, che si deve rifiutare il capitalismo degenerato, che condanna la sperequazione sociale, che condanna la corruzione e l’evasione fiscale, che finchè non si eliminano l’esclusione e l’iniquità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza, che non si deve aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi, che serve lottare contro i privilegi, anche a costo di incrinare una falsa pace sociale, che sono importanti dignità della persona e bene comune. Questo leader, con questo programma, sarebbe Papa Francesco: sue le tesi tratte dalla Evangelii Gaudium, l’Esortazione Apostolica pubblicata al termine dell’Anno della Fede.

Si è detto che non vanno confusi i piani, ma la provocazione va raccolta. Ci sono centinaia di migliaia di persone che attendono che quelle indicazioni (certamente di carattere generale e da riconvertire in atti concreti) vengano tradotte sul piano politico. E se non il centro sinistra chi ha il dovere di porvi mano? Ma si dovrà procedere, non in modo pragmatico e tanto per soddisfare qualche richiesta. Bisogna tenere in evidenza le ragioni profonde sottese a quelle indicazioni, i valori di riferimento, convincersi che i valori promossi dalle religioni non sono ostacolo per innovare, per riformare, per procedere sulla strada della laicità; purchè non si cada nel laicismo, purchè la liberal-democrazia  che si persegue non sia liberismo, purchè il pensiero unico anche in fatto di etica e di visione antropologica individualista non prevalgano su una visione di solidarietà, di partecipazione, e di personalismo comunitario.

Ecco perché nonostante la vittoria di Renzi alcune questioni restano attuali. E lo dico forte del fatto di non aver volutamente (anche se con sofferenza) partecipato alle primarie, proprio perché non entusiasmato da nessuno dei contendenti; e in attesa di un nuovo inizio derivante non da personalismi e plebisciti, non dal pensare che la necessità di promuovere il merito e di tagliare le spese debba portare alla perdita di garanzie sociali, minor partecipazione, e superamento del Parlamentarismo costituzionale.

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