416 bis: purtroppo è mafia vera

Carlo Piccini

ndrTutti condannati. Si chiude, con pene comprese tra i tre anni e un mese e i sette anni e mezzo, il processo di appello Albachiara sulla presenza della `ndrangheta nel Basso Piemonte. La Corte d’Appello di Torino ha così ribaltato il verdetto in primo grado, che aveva visto un solo imputato (il capo della “locale”, Bruno Pronestì, di Bosco Marengo) condannato per reati minori. I giudici di secondo grado hanno ora invece riconosciuto l’esistenza nel basso Piemonte dell’organizzazione criminale e, per 16 imputati, il reato associativo di stampo mafioso (416 bis).

Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza, ma intanto assistiamo già ad un notevole salto di qualità verso il peggio. Se infatti la presenza di singoli individui mafiosi, su un dato territorio, è indice di una possibile “infiltrazione” in corso, il 416 bis prefigura il riconoscimento di una struttura associativa già ben organizzata, con tanto di “doti” (ruoli operativi), catena di comando, riti di affiliazione e stretti legami con la casa madre al Sud. In questo caso, anche per il basso Piemonte, si deve purtroppo parlare non più di infiltrazione, ma di effettivo “radicamento” mafioso.

E la sensazione è che non sia finita qui. C’è quindi davvero poco da stare allegri o tanto meno da sentirsi sollevati per un verdetto così pesante. Aver ufficializzato il problema con delle sentenze non significa averlo risolto, ma piuttosto non avere più alibi per ulteriori minimizzazioni o negazionismi.

C’è invece tanto da fare, a partire dal contrasto alla “mafiosità” diffusa, ovvero a quella cultura della delega e dell’avidità che purtroppo è sempre più presente ed arrogante anche a casa nostra, creando quel terreno fertile che finisce inevitabilmente con l’attrarre e favorire l’attecchimento delle mafie vere e proprie, parassita sociale difficilissimo da debellare, una volta radicato.

Come però diceva Falcone, la mafia è un fenomeno umano e come tale ha avuto un inizio ed avrà una fine, bisogna solo volerlo. E lo si può volere certamente sostenendo l’azione repressiva della Magistratura e delle Forze dell’ordine, ma soprattutto assumendoci, tutti, un po’ più di responsabilità civica nel contrasto culturale quotidiano alla mentalità mafiosa, che vorrebbe invece proseguire ulteriormente nella sua opera colonizzatrice e di affiliazione, in Liguria come in Lombardia, in tutto il Piemonte come ad Alessandria.

Ormai da qualche anno, sempre più spesso, anche le cronache e le sentenze ci dicono che la ‘ndrangheta qui al Nord “ha trovato l’America”, o per lo meno un terreno molto fertile. Dobbiamo farcene una ragione e reagire tutti insieme al più presto, senza comode deleghe all’eroe di turno. Idee e strumenti oggi non mancano. La volontà dipende da noi.

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