Matteo Renzi e la tachipirina

Agostino Pietrasanta

renziL’analisi, tanto schematica, quanto lucida di Daniele Borioli, proposta a caldo, sulla vittoria netta e pressoché plebiscitaria di Matteo Renzi nella corsa alla segreteria del PD, mi suggerisce alcune ulteriori riflessioni di sostanziale consenso.

Borioli ha ragione, almeno per molti aspetti, né gli fa ostacolo il fatto di aver sostenuto, personalmente, un altro candidato; lo afferma con un’eleganza, aiutata dal latino, che ne contraddistingue il comportamento che ha sempre usato nei suoi rapporti politici; ma vengo al dunque.

L’osservazione più acuta riguarda la complessa sostanza dei problemi, da sempre irrisolti, della società italiana, soprattutto nel corso della “seconda repubblica”. Problemi che stanno tutti sulla “scrivania” del nuovo segretario il quale li dovrà inevitabilmente affrontare anche per un corretto rapporto col governo.  C’è una crisi che tocca il lavoro e la disoccupazione, il crollo dei consumi, la devastazione di una classe media da cui non si può prescindere, pena la decadenza del tessuto democratico, la gestione fisiologica dei rapporti pubblico/privato.  Problemi che, in una trasmissione televisiva, un personaggio navigato come Massimo Cacciari, buttava sul tavolo di Alessia Morani che arrancava con un sorriso tanto forzato, quanto pseudo/ottimistico, proponendo la soluzione dei tagli sui consiglieri regionali;  e perché non anche dei deputati? Non voglio pensare che la Morani si lasci condizionare dalla sua posizione di onorevole; sarebbe disdicevole anche perché, componente della segreteria Renzi, darebbe un segnale non proprio incoraggiante.

Resta però che nonostante questi problemi, il nuovo segretario è pressoché obbligato a mandar segnali subito ed i segnali immediati non possono affrontare la complessità disastrosa che ha di fronte.

Ed allora le sue mosse, necessitano di un’attenzione specifica a questo contesto, anche per sondare a prova i suoi amici, quelli che lo sono diventati nelle ultime ore ed anche i suoi avversari, mentre gli concedono una breve “luna di miele”.  E su queste mosse da proporre senza indugi, non si può che ricorrere all’iniziativa del governo, perché se si aspetta quella parlamentare prima finisce la “luna di miele”, poi crolla, inevitabile conseguenza, la sicurezza (qualche maligno si lascia scappare, sicumera) del nuovo segretario.

E, per mettere alla prova gli amici, i diversamente amici ed i benevoli “avversari” potrebbe chiedere alla iniziativa del governo almeno tre cose (e magari una in aggiunta: abbondiamo!)

Prima: tutti vogliono la riforma elettorale: Renzi, in accordo con Letta, metta sul tavolo una proposta che superi l’assenza di una credibile regola elettorale, che salvi il bipolarismo, senza del quale non si governa (non c’è bisogno di osservatori “emunctae naris”, di fiuto straordinario) e, con un disegno di legge si vada alla discussione parlamentare: non sarà certo difficile scovare le reticenze e le eventuali impuntature dei “rottami” di una classe politica in sfacelo e magari (quod Deus avertat) anche dentro il PD.

Seconda. I costi della politica. Non si è mai visto nessuno prendere l’iniziativa di tagliarsi le prerogative privilegiate, per quanto scandalose. Anche qui un’ iniziativa dell’esecutivo potrebbe farsi carico di  un disegno di Legge che preveda a) la fine del bicameralismo perfetto, affidando compiti diversi al Senato e riservando l’iter legislativo alla Camera dei deputati; b) la drastica riduzione dei parlamentari: per il Senato, cento onorevoli sono anche troppi e per la Camera “bassa”, trecento; c) taglio netto delle prebende varie, magari anche senza intaccare la voce stipendio; d) soppressione titale del vitalizio, dal momento che, tanto per citare, nessun assessore gode di tale “privilegio”. E visto che tutti parlano di taglio dei costi, ma nessuno lo fa per sé stesso, si potrà vedere chi avrà il coraggio di opporsi per poi infangare, con lo strepito di piazza, le istituzioni, a cominciare dal Presidente della Repubblica.

Aggiungerei, proprio solo di passaggio, un’osservazione per chi vuole il presidenzialismo. In linea di principio non ne discuto, ma coi leader che si muovono sul proscenio, la prospettiva mi fa rabbrividire.

Terza. Lo scandalo dell’evasione fiscale. L’irrequietezza dei controllori non sembra dare i risultati sperati, a scapito delle buone volontà. Mi chiedo: non è possibile un meccanismo legale in grado di contenere lo scandalo?. Il nuovo segretario, nello spirito di collaborazione che ostenta in pubblico, ne discuta con Letta e l’esecutivo provveda, se necessario, ancora con un’iniziativa di legge.

Se non avessi già abusato della pazienza dei miei cinque lettori,  aggiungerei la proposta aggiuntiva: che si vuol fare delle province? Per favore, non si facciano più proclami: o si taccia o si provveda.

Capisco. A fronte dei problemi complessi della società e della sua tenuta etica e democratica, di fronte ai problemi che ho elencato a casaccio introducendo e che il Cacciari proponeva all’attenzione della ineffabile Alessia, queste sono questioni secondarie (secondarie, non marginali); tuttavia potrebbero servire da assaggio o da prova, per chi mente sapendo di mentire. Capisco che è un po’ come prescrivere la tachipirina a che soffre di mali devastanti; ma la tachipirina a volte serve a controllare l’equilibrio termico, per poi intervenire alla radice.

Forse gli interventi più urgenti svolgono ruolo e funzione della tachipirina.

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