Cento anni dopo ci attacchiamo al tram

Qui Alessandria  Angelo Marinoni

alexIl 7 dicembre 2013 ricorre un centenario importante e, come molte cose veramente importanti di Alessandria, sarà totalmente ignorato.

Cento anni fa, in un’atmosfera sorniona, elegante, di circostanza e sospettosa debuttava il servizio tranviario alessandrino. Litigando  con l’Amministrazione comunale, ma spinto da una volontà di ferro e da  una intelligenza superiore e proiettata nell’Alessandria che sarebbe dovuta essere, l’Avv. Alessandro Cagnoli, presidente della Società Elettrica Alessandrina,  il 7 dicembre 1913 avviava senza la pompa magna dell’inaugurazione pubblica le due linee del servizio elettrico tranviario della città di Borsalino.

Quasi a voler annunciare che non sarebbe stato terreno fertile per i trasporti nonostante la geografia, la storia e l’economia lo rendessero inevitabile, il servizio di tram elettrici venne avviato nonostante la pubblica amministrazione e non con il suo favore.

L’avv. Cagnoli  fece tutto da solo e ottenute le autorizzazioni poso’ le rotaie e la linea elettrica, di cui resta qualche nobile vestigia nelle attuali Viale della Repubblica e Via Mazzini, e comprò in Germania delle corte elettromotrici a due assi che il passare degli anni, poca manutenzione e un innato sarcasmo mandrogno consegnarono alla storia con il soprannome di  “Tulon”.

La tranvia elettrica che correva dal “Sanatorio” alla Piazza delle Scuole del Cristo passava per Via Mazzini, Piazza della Libertà (allora Piazza Vittorio Emanuele), Corso Roma, la Stazione ben più bella dell’immigliorabile edificio razionalista che ne prese il posto, e poi sorpassando la ferrata, tramite Corso Acqui arrivava in quella Piazza delle Scuole che allora faceva da limite alla città, faceva da limite allo stesso “Cristo” che in certe cartoline veniva definito sobborgo di Alessandria.

Due linee collegate da un anello alla Stazione ferroviaria univano la città relazionandola da parte a parte, percorse ogni quindici minuti da quei “tulon” che cento anni dopo non vengono ricordati nonostante una città di 100 mila abitanti che dovrebbe ambire al ruolo di capoluogo sia circondata da ferrovie abbandonate e relazionata al suo interno da bus urbani di recupero che passano ogni ora  dal meriggio in poi: una certa nostalgia di compassata eleganza e austera semplicità si confonde velocemente con un ricordo di efficienza.

I palazzi liberty, i viali alberati e il tulon che passava lento sibilando e stridendo in strette curva scricchiolando qua e là sembra un punto di arrivo in una città con la prospettiva di sopravvivere e un sistema trasporti annientato dall’incapacità e dall’insipienza di un ventennio di classi dirigenti senza capacità né progetto.

Il fatto stesso che questo centenario sia cosi’ ignorato testimonia una incomprensione della città della sua situazione e una incapacità di chi la gestisce a vario titolo a progettarne un futuro diverso da una sintesi di provincialismo.

Cento anni fa partiva un progetto esaltante di mobilità collettiva che sotto amministrazioni più illuminate di quelle italiane verrebbe ripreso invece di pensare a zone a traffico (poco) limitato, minibus, navette e parcheggi a strati.

Il sito dell’ATM rivela una realtà ben più triste dove il servizio pubblico conferma il suo ruolo di scuolabus e riserva di caccia al risparmio sulla spesa pubblica: rivela una scelta della classe dirigente inequivocabilmente lontana dal considerare strategico il settore trasporti, del resto siamo nel paese che continua a promuovere e confermare uno come Moretti a Amministratore delle Ferrovie dello Stato (uno che sostiene l’insostenibilità delle ferrovie complementari  fra le altre cose … evidentemente nemmeno se si mettesse personalmente a minare le ferrovie verrebbe rimosso…), siamo nel paese che rischia le guerriglie urbane per realizzare nuove infrastrutture per l’Alta Velocità con uno stato della rete ferroviaria fondamentale e complementare incivile, siamo anche il paese dove sull’altare della politica vengono applauditi solo pagliacci, di vario titolo e varia cadenza, ma questo non centra, almeno non direttamente, con il centenario della grande avventura iniziata dall’Avv. Cagnoli.

 Il centenario dell’avvio della tranvia avrebbe dovuto, ma potrebbe ancora diventare, uno spunto per ripensare il ruolo dei trasporti nella città fra i due fiumi: potrebbe diventare l’occasione per ridiscutere la città e la sua mobilità, radunare enti e aziende e avviare un progetto di ristrutturazione che impieghi tutte le risorse disponibili per convergere a un risultato accettabile, invece di ridurre settore per settore lasciando una sommatoria di servizi scadenti invece che un solo servizio integrato potenzialmente utile.

Sono lontani i tempi del tram in Corso Roma, ma a leggere gli orari attuali sembrano lontanissimi anche quei tempi in cui l’autobus sotto casa era talmente normale da consentirci il lusso di ignorarlo.

Non è vero che ora non possiamo permetterci più quel lusso, è vero che i fondi sono cosi’ male impegnati che il sistema trasporti è passato in secondo piano e la classe dirigente invece di trarre lezioni da un centenario lo ignora non assumendosi l’onere di studiare la storia per migliorare il presente e progettare il futuro cum grano salis.

E’ utile ripensare alla complessità della rete tranviaria alessandrina, composta dalle due tranvie urbane elettriche e da una fitta rete di tranvie a vapore, molte delle quali sacrificate dalla fame di ferro del 1925 causata dalle sanzioni internazionali e dalla conseguente autarchia e alcune sacrificate a numi tornati in auge novant’anni dopo in microscopiche menti regionali.

Quella rete insegna come i costi di una mobilità efficace potrebbero, ai tempi nostri, essere contenuti e come celebrare quel grande passo in avanti fatto cento anni fa ci darebbe lo spunto per riflessioni sul presente e sul futuro, magari intelligenti, magari utili, magari riconoscenti verso quelle figure dimenticate dalla storia, ma cosi’ rivoluzionarie nella vita di una comunità già complessa, come fu quella dell’Avv. Cagnoli.

Annunci

One thought on “Cento anni dopo ci attacchiamo al tram

  1. Purtroppo, anche sul quotidiano “La Stampa”, nel numero di ieri, sabato 7 dicembre 2013, nella pagina relativa alla cronaca della Città di Torino, si fa osservare la solita Italica incongruenza: l’Amministrazione provvede a rinnovare l’armamento di molte linee tramviarie, ma, complici anche alcuni difetti tecnici, specie nella serie 7000, sta nascendo in una parte della popolazione, in alcuni Amministratori pubblici e, addirittura in certi Magistrati, un odio nei confronti del tram, tanto da sostenere la trasformazione di parte delle linee tramviarie in linee automobilistiche gommate. Il giornalista lamenta, giustamente, a che serviranno quei binari nuovi,se, per quei viali, circoleranno solo autobus.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...