L’uovo di Colombo. Ricetta semplice per ripartire

Il dibattito sul futuro del Cattolicesimo Democratico 4 ● Carlo Baviera

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Ho letto giorni fa un articolo di Cervetti, ex dirigente comunista, il quale,  parlando delle culture politiche più rilevanti del PD, faceva notare che “resta aperto l’interrogativo se sia opportuno che le due componenti convivano nella stessa formazione politico-partitica o se sia preferibile ipotizzare altre forme di convergenza”. E aggiungeva che “i problemi che restano aperti, per i cattolici democratici, sono questi: se preferire la formula di una presenza organizzata o limitarsi a essere “fermento” nel Paese; il giudizio sul “bipolarismo”; quale tipo di rapporto instaurare con le sinistre: un rapporto sindacal-negoziale o una cooperazione competitiva come fu l’idea della Margherita? O un co-protagonismo che comporti un confronto sulla base di una pari dignità? Quanto sopra lascia in ogni caso aperto l’interrogativo se optare per un partito semplicemente “elettorale” o un partito di stampo tradizionale, molto dedito all’organizzazione”. Mentre riguardo alle prospettive, considerando che il cattolicesimo democratico ha una storia nobile ma anche una prospettiva attuale l’obiettivo primo è (sempre secondo Cervetti) quello di contrastare le spinte neocentriste, magari sollecitate anche da certo attivismo ecclesiastico. Che sollecitano, appunto, un centro a dominanza cattolico/clericale da contrapporre a una sinistra laico/laicista. Ma nei cattolici democratici resta ferma la convinzione della necessità di un rapporto stretto con la sinistra. Realizzando così una convergenza tra famiglie “spirituali” distinte (perché con una visione antropologica non sempre coincidente), che però realizzano convergenze “pratiche”, nella prospettiva del bene comune”.

Sono le domande e le prospettive su cui ci si interroga da tempo, per evitare l’irrilevanza e per dare un contributo, un apporto costruttivo (di idee, di progetti, di proposte) all’Italia nuova che si vuole realizzare, perché le iniziative di rinnovamento, sburocratizzazione, innovazione sia arricchita anche da ispirazioni che si rifanno ad un disegno autonomista, comunitario, sussidiario legato alla solidarietà, di libertà non disgiunta dalla giustizia sociale. Ma da dove partire, per non ritrovarsi sempre al punto iniziale, incapaci di assumere iniziative concrete, incisive e senza ulteriori divisioni? In attesa delle Primarie di domenica 8/12, che comunque finiscano lasceranno aperta la domanda. Anzi, la stessa probabile vittoria di Renzi renderanno ancor più necessario interrogarsi sulla questione (anche se molti suoi sostenitori non se ne preoccupano) perché il giovane Sindaco ragionerà già in una prospettiva nuova, dando per scontato che sia lui stesso il baricentro, il punto d’incontro, la formula magica dell’incontro tra le culture riformiste; senza mediazioni tra i rappresentanti (scusate il gioco di parole) più rappresentativi delle stesse.

Un aiuto cerca di fornirlo Paolo Demarin – sul sito c3dem del 20 ottobre 2013 “Il dilemma dunque va sì compreso, ma gestito, governato, come un passaggio, un transito, un percorso, attraverso una politica che moderi i valori, gli obiettivi estremi, le dicotomie vecchio-nuovo, orientando il cammino oltre una passiva equidistanza centrista. Il contributo di un moderno (attualizzato) cattolicesimo democratico potrebbe essere utile ai problemi dell’oggi. Troveremo ascolto se ricominceremo dai problemi: la qualità di quella scuola e di quell’ospedale, il superamento dei limiti di inquinanti in quella fabbrica, il vivere comune, la cultura e la legalità di quella città, la qualità della democrazia costituzionale di questa nostra Italia,le distorsioni del nostro regionalismo, i criteri di selezione della classe dirigente, il nostro Stato di Diritto, la complessità della politica oltre uno slogan (quanti in questi anni…) o un twit. E via dicendo. Problemi molto, molto specifici, post ideologici, potremmo dire. L’obiettivo è quello di parlare veramente di salute,di educazione, di legalità o di inquinamento, cioè delle componenti in cui modernamente si concreta la centralità della persona. La gente ascolterà, dirà la sua, se sapremo andare oltre le parole qualsiasi”.

Sembra l’uovo di Colombo. E non è nemmeno la prima volta che si presentano queste riflessioni. Non è una scoperta da Premio Nobel, anche se di tanto in tanto lo si deve ripetere! Il cattolicesimo politico, per le vicende storiche risorgimentali che non si devono commentare in questo momento, si è formato poco alla volta, superata la fase più acuta di scontro con lo Stato Unitario così come si era andato realizzando, con un impegno serio, continuo, concreto, nelle realtà sociali nella vita dei comuni attraverso la costituzione di giornali, cooperative, casse rurali, associazioni formative, scuole popolari.

Anche oggi l’unica via consentita e utile per il Paese è parlare dei problemi reali, delle situazioni delle nostre colline, dei nostri distretti industriali in crisi, delle frane, del sistema scolastico da ammodernare sia negli edifici che nei contenuti, delle periferie sempre meno vivibili, delle condizioni di gruppi sociali e familiari sempre più in difficoltà, ecc. Ciò non significa abbandonare la visione, il sogno di un “progetto Paese”, non vuol dire dimenticare di essere parte di una Nazione che si chiama Europa, non vuol dire perdersi in tante piccole vicende locali. Significa solo ripartire dai territori, dalle persone concrete con le loro difficoltà, con le loro capacità di assumersi responsabilità economiche civili assistenziali e organizzare risposte che sostengano e sviluppino quelle responsabilità.

Se non sarà così avremo sempre più decisioni centralistiche, avremo sempre più tagli lineari, avremo sempre più una politica percepita e vissuta come lontana e ostile, avremo istituzioni sempre più lontane anche fisicamente. Se non sarà così, una cultura politica che ha contribuito a realizzare l’Italia della Costituzione e della ricostruzione, non avrà più nulla da dire alle nuove generazioni, non dovrà lamentarsi per l’accantonamento, qualunque siano le prospettive partitiche o gli strumenti organizzativi scelti dai leaders che vi fanno riferimento.

Gli schieramenti e le collocazioni contano, ma solo se avvalorate dai programmi e dal lavoro svolto sui territori, fra le persone. Altrimenti gli elettori continueranno a scegliere sui modelli proposti dai media, in base a chi grida di più, a chi sa stare meglio in video, da chi promette facile, da chi affascina col linguaggio. La vera politica punta su altri valori: soprattutto quella cattolico democratica.

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