Ai Sindacati, una benevola confidenza

Domenicale Agostino Pietrasanta

sinHo sempre ritenuto che i sindacati si siano conquistati parecchi meriti sul campo; in particolare, almeno questo va loro riconosciuto da tutti, non sono mai crollati nei lacci della più impresentabile e amorale dissolutezza che sta dissolvendo nel disastro la politica del Paese. E poi, va aggiunto, hanno sempre difeso, con costante determinazione, i diritti acquisiti.

Già qui però qualche riserva va posta. Tutti osservano, ad esempio, che chi rappresenta i lavoratori dovrebbe anche preoccuparsi di chi il lavoro non ce l’ha né riesce a trovarlo, né sembra cogliere prospettive di trovarlo nel futuro, magari proprio perché, difendendo i diritti acquisiti senza altre preoccupazioni che non siano quelle di bloccare le condizioni di fatto; quando non si tenti un progetto che, dalle condizioni di privilegio di chi ha il lavoro, derivi l’impegno a costruire col merito un miglioramento ed un decollo della occupazione; quando tutto questo contribuisca ad impedire per i disoccupati un avvenire più speranzoso, qualche riserva sarà pure ammessa.

Sarà ammessa soprattutto quando la difesa dei diritti acquisiti costituisca una variabile indipendente, non più per i salari, chè tutto questo, a colpi di difesa è andato a catafascio, ma anche per gli scansa fatica; sarà ammessa ancor più quando la difesa esprima un diverso impegno se si tratti di attaccare le pubbliche istituzioni, rispetto ai datori di lavoro del capitale privato. Insomma qualche benevola e confidente riserva anche il sindacato vorrà pure, non solo permetterla, ma magari (spero troppo? pretendo la luna?) condividerla.

E magari, anche nella difesa dei diritti acquisiti, ci sono non solo le “banali” contraddizioni che ci permettiamo di rilevare, ma anche, guarda caso, qualche fallimento. Tanto per farmi capire; tutti sanno che i salari più diffusi, nel pubblico impiego, sono quelli di una badante di primo pelo, ma è altresì noto che un piccolo ritocco al rialzo è assicurato dal diritto acquisito degli scatti periodici. Bene (ma dovrei dire, male) tale diritto acquisito per legge, da alcuni anni è disatteso per decisioni dell’esecutivo, senza che il Parlamento apra bocca e senza che i sindacati riescano minimamente a farsi sentire. Il diritto acquisito va a farsi (diciamola così, ma mi veniva sulle labbra diversa e più colorita espressione) benedire ed i lavoratori del pubblico impiego continuano a percepire come la badante al primo pelo: cosa in sé non certo umiliante, ma che non risulta compatibile con la possibilità di ripresa dei consumi. Il rapporto causa/effetto non è difficile da individuare.

Gli amici sindacalisti mi permetteranno queste confidenziali osservazioni; ma mi permettano anche un parere, a mò di consiglio. In città, da alcune settimane si verificano disagi non da poco, per tutti gli altri lavoratori che osano ancora avere dei figli, per vari scioperi del personale addetto ai “servizi educativi”. Per la verità quando gli scioperi riguardano le mense, col relativo piatto unico che qualche maligno continua ad identificare col piatto solo, le famiglie provvedono col panino e lì finisce, anche perché le organizzazioni sindacali non possono protestare contro sé stesse; ma quando si interrompe, per legittimo sciopero, tutta l’attività didattica, ci sono i soliti maligni che vanno a constatare che le giornate scelte sono sempre il lunedì o il venerdì (di solito, il sabato non si va a scuola) e di conseguenza, ma si tratta sempre di constatazione maliziosa, di cui ho solo avuto notizia, si riesce a prolungare il riposo di fine settimana.

Vedete un po’ quanto attecchisce ancora oggi la battuta sul pensar male! Io però, che voglio bene al  sindacato e ne sono regolarmente iscritto, ovviamente come pensionato cui viene tagliato periodicamente e regolarmente un pezzo di pensione; io che ne sono ancora affezionato, un debole parere/consiglio ce l’avrei pure: per lo sciopero, scegliete il mercoledì. Metterete a tacere le malelingue.

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