La ricetta di Speranza della Diocesi Casalese

Qui Casale Monferrato Carlo Baviera

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAE’ stata una bella giornata, quella di sabato scorso, in cui si è presentata  “Agenda di Speranza del Monferrato: ripartiamo insieme” da parte della Diocesi di Casale Monferrato.  E per Speranza non si intende un generico ottimismo, ma indicazione di percorsi; mentre il ripartire insieme fa parte (con paesaggio, prodotti tipici, arte, storia) del ben –vivere che il Monferrato casalese può garantire ad abitanti e turisti. Un futuro di legami e relazioni che si trasformano in opere economiche: come già in passato l’Italia ha dato prova con Casse Rurali, Cooperative, Cantine Sociali, ecc.

I punti dell’Agenda si possono elencare sinteticamente in:  una premessa che ricorda le ferite (per non ricadere negli errori di sviluppo compiuti nei momenti di crescita del dopoguerra), come l’Amianto, le alluvioni, le frane, l’inquinamento delle falde e dell’acquedotto. Ciò richiede una vigilanza continua e un modello economico profondamente diverso. Un’altra ferita è rappresentata dalla scarsità e dall’invecchiamento della popolazione: con ricadute sui servizi, sull’ambiente, sull’occupazione, sulle attività economiche e formative; e richiede, oltre che interventi a favore del risveglio demografico, anche la capacità dei Comuni a trovare forme di fusione, non solo per risparmiare, ma anche per non essere troppo piccoli e frazionati per farsi ascoltare e facilitare una rappresentanza più coesa. Sia le Amministrazioni, che gli operatori economici e sociali sono stati invitati ad operare in senso unitario a prospettive di sviluppo, a lavorare per progetti, a mettersi in rete.

Quattro gli ambiti di intervento ritenuti prioritari. Il primo riguarda il Territorio: Ambiente, Turismo e Agricoltura, guardando ad Expo 2015 come occasione da utilizzare al meglio. Questo ambito è il punto di forza su cui basare la ripresa. Serve ripensare ad un utilizzo e consumo del suolo che sia razionale, con scelte urbanistiche che frenino la cementificazione, sviluppare ulteriormente la raccolta differenziata, e lo smaltimento controllato dei rifiuti; ma soprattutto puntare sull’Economia “Verde” (Banda larga, Fibra ottica, strumentazione informatica per tutti i cittadini come effettiva modalità di democrazia). Un Futuro che deve essere basato sull’innovazione industriale. Inoltre è fondamentale la messa in sicurezza del territorio.

E’ stato proposto di realizzare un grande Progetto Turistico Integrato (pubblico-privati-terzo settore) che colleghi ricettività, proposte eno-gastronomiche, percorsi museali e artistici, e quelli naturalistici; di tenere conto che il grado di istruzione medio alta dei turisti in Monferrato  richiede offerte di alto spessore culturale; di pensare a forme di turismo giovanile, oggi scarso, per l’area collinare.

L’agricoltura monferrina, in particolare quella collinare, ha oggi una importante occasione data dal 50° della Legge sulle DOC dei vini, strumento ideato dal Senatore Casalese Paolo Desana proprio per sostenere e valorizzare il territorio, le produzioni, gli operatori agricoli. La ricorrenza deve diventare supporto per progetti economici di riqualificazione agricola, per la valorizzazione delle produzioni tipiche anche attraverso alla creazione di un Marchio “Monferrato”. Si propone di abbandonare produzioni obsolete e non più richieste dal mercato per sostituirle con altre, così come è importante l’utilizzo del pioppo (anche a fini energetici) e la sua produzione.

Il Documento affronta poi il settore dei Trasporti, elemento fondamentale per il rilancio territoriale, e che scelte sbagliate o poco oculate rischiano di marginalizzare un’intera area. I collegamenti ferroviari, con Milano, con Vercelli, e con Alessandria (oggi gli orari sono penalizzanti), e quelli su gomma per Asti – Alba e per la Valle Cerrina oltre che essere indispensabili per lavoratori pendolari e per l’auspicato turismo, sono essenziali per gli studenti delle Scuole Superiori, ultimo presidio degno di una città non relegata alla marginalità. Un discorso che vale per i presidi sanitari e per il Tribunale (ormai soppresso, e che graverà non poco sul futuro di buona parte del Monferrato casalese).

Si è passati poi all’invito ad assumere una nuova visione di Welfare: il welfare community, più sussidiario e da focalizzarsi anche sulle nuove povertà. Il casalese, negli anni, ha messo a punto un servizio socio – assistenziale, molto prezioso ed efficace, e vede la presenza di un associazionismo molto utile ed attivo: oggi, la crisi e le nuove situazioni richiedono (oltre agli interventi per Handicap, non autosufficienza, minori, alloggi, tossicodipendenza, povertà economiche) attenzione agli anziani soli (di cui va promossa la soggettività per toglierli dall’isolamento, giovani in cerca di occupazione, famiglie in crisi o monogenitoriali e con bimbi piccoli, immigrati da trattare non più come emergenza sociale, ma persone da includere attraverso una cittadinanza piena (vedi Settimana Sociale di Torino). Per cui è fondamentale un cambio culturale, attraverso anche a politiche per e con le famiglie (attraverso a momenti di coinvolgimento e progettazione), sostegno al mutuo aiuto tra famiglie, sviluppo del microcredito, dl consumo critico, dei prodotti Km. 0, supporto  alla cooperazione soprattutto quella giovanile. Quindi si propone un Welfare che sia strumento di investimento economico, non solo visto come costo e basato sull’individuo.

L’ultimo ambito è rappresentato dalla Cultura, affrontata sotto 4 aspetti:

il recupero e valorizzazione delle tradizioni non in chiave localistica, ma come recupero della memoria e della identità positiva. Un lavoro che molte Associazioni e Amministrazioni Comunali stanno portando avanti.

Ricreare, senza campanilismi, un clima comunitario, uno spirito di appartenenza, per realizzare una cittadinanza piena e partecipata, e dare spazio alla relazionalità.

Presentare una “offerta Monferrato” come identità di territorio, anche per e attraverso la Cultura. Offrire una visione d’insieme, un Progetto unificante, alle tante valide iniziative che sono sorte in questi anni.

Provvedere alla formazione giovanile, sia scolastica che lavorativa. L’ottima offerta scolastica superiore può restare qualificata se sempre più aperto al mondo, se indirizza ai nuovi mestieri, se prepara alla responsabilità: per questo motivo occorre arrivare ad un’alleanza tra Scuole  e territorio (Comunità locali, attività produttive e associazionismo), oltre che puntare, in accordo con l’Università, a corsi di Alta Specializzazione nel settore della Green Economy e della formazione internazionale.

La Diocesi ha avanzato due proposte, dicendosi disponibile a partecipare. La prima riguarda la possibilità di arrivare ad una Fondazione di Comunità (con partecipazione di banche, Assicurazioni, Cooperazione, Privati) per la raccolta di fondi da utilizzare nel sostegno a progetti e formazione. La seconda è la utilità di continuare l’elaborazione e la concretizzazione attraverso Laboratori che possono essere attivati su singoli argomenti.

Molta la soddisfazione tra i presenti: Ora si tratta di verificare, se l’entusiasmo del momento saprà trasformarsi in iniziative più concrete.

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One thought on “La ricetta di Speranza della Diocesi Casalese

  1. Ormai nemmeno più timidamente come un tempo, si fa sempre più sentire la voce che chiede uno spostamento del centro del modello economico dal profitto per pochi all’Uomo inteso quale essere più nobile. Accanto al lodevole fermento delle varie Associazioni di servizio sanitario, umanitario, caritativo e di mutuo aiuto, occorre esercitare strenua ed indefessa pressione sulle Pubbliche Amministrazioni affinché tornino ad esercitare il loro ruolo istituzionale: erogare servizi per tutti ad eque condizioni (se possibile a titolo gratuito per l’utente finale), servizi il cui pagamento deve essere effettuato in maggior parte tramite fiscalità generale, da inasprirsi per gli scaglioni di reddito più elevati, come, in effetti, era una settantina d’anni fa anche negli Stati Uniti d’America, oggi patria del liberismo più bieco e sfrenato; insomma, occorre passare dalla cultura (o, meglio, dall’ignoranza) dell’io alla cultura del noi.
    L’identificazione dei prodotti tipici del Monferrato ha senso solamente se vista in chiave di firmarli da parte di un’intera popolazione, che se ne assume la responsabilità, non già come mero marchio commerciale, concetto impropriamente sfruttato dalle diverse aziende che cercano di gestire l’immagine di questo o quel marchio senza minimamente curarsi di ciò che vi dovrebbe stare dietro, ma solo inseguendo profitti economici, sovente, non meritati.
    Sul fronte dei trasporti, invito la popolazione a battersi con ogni mezzo affinché le ferrovie siano ripristinate a dovere ed assumano il ruolo di cardine del trasporto terrestre: tanto in direzione Vercellese, quanto alla volta di Asti, Alba e Mortara; quest’ultima linea permette di collegare le Langhe alla Lomellina attraversando il nostro bel Monferrato.

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