Anna Maria Cancellieri e la “prima pietra”

Domenicale Agostino Pietrasanta

amcMi è capitato, anni fa, di coordinare una commissione d’esami nella città apicale delle presenze istituzionali; arrivato in albergo, trovai un nutrito numero di lettere, a me inviate, che mi segnalavano casi umani: da prendersi in particolare e benevola considerazione. Il giorno appresso ne trovai altre nella segreteria della scuola in cui la commissione avrebbe operato. Nel corso della riunione preliminare, prima ancora di entrare nel merito, avvisai i colleghi del fenomeno che mi stava coinvolgendo e li pregai di propormi analogo avviso. Riscontrai una convergenza assai corretta: tutti misero sul tavolo le loro segnalazioni. Dopo averle confrontate, con l’elenco dei maturandi, fatto opportuno spoglio di quelli che di segnalazioni ne avevano più di una, tirammo le somme: solo due candidati non erano indicati da nessuno.

Feci questa proposta: delle due, l’una; o cestiniamo tutto, anche ciò che arriva dai vertici apicali o i due scoperti li segnalo io e poiché sono il presidente della commissione, il mio intervento vale due. Una sonora e simpatica risata fece da premessa all’intasamento dei cestini. La commissione lavorò per tutto il periodo, con lo spirito di collaborazione che si creò all’inizio.

Mi resi conto di aver rimosso del tutto la vicenda, quando è scoppiato il caso “Cancellieri” che me l’ha richiamata alla memoria facendomi soffermare su due aspetti, assolutamente marginali per i media, ma non per me.

Il primo aspetto riguarda il ministro. Nella sua difesa da chi ritiene addirittura di sfiduciarla come membro dell’esecutivo per aver “segnalato” alla benevolenza dei magistrati, una persona amica (che fosse tale o meno, rispetto alla mia valutazione, poco conta), l’accusata risponde di averlo fatto per semplici motivi di opportunità umanitaria; e aggiunge di essersi comportata analogamente per centinaia di altri casi. Spero di non incorrere nel rischio di sembrare tanto arrogante da dar suggerimenti all’ordine giudiziario (lungi da me!), ma al posto di quei magistrati avrei fatto caso ai pochi non segnalati ed avrei direttamente provveduto. Il motivo è molto semplice: non credo che oltre alle varie centinaia che la Cancellieri dice di aver sostenuto non ce ne siano altri che, meno fortunati, non hanno, come si dice “santi in paradiso”.

L’altro aspetto attiene i tanti deputati che attaccano il ministro; sono sicuro che nessuno di loro ha mai e poi mai (?!) segnalato qualcuno; in caso contrario varrebbe per loro la solita concretezza di quell’autentico provocatore che è stato Gesù Cristo. “…chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

So bene che si tratta di ben diversa situazione: un conto è un guardasigilli che interviene con la magistratura; altra cosa è la banale raccomandazione, classico comportamento indotto dal costume proprio di una nazione i cui cittadini, nella maggior parte dei casi, non sanno neppure cosa sia il senso dello Stato ed il valore della legalità.

Qui però, è il caso di dirlo, “in cauda venenum” , che, tradotto alla buona, potrebbe essere, “il veleno sta nella conclusione”. E si tratta di conclusione sconfortante, perché vuol significare che, anziché sul merito, il futuro della nazione viene affidato al privilegio dei raccomandati.

Anche questo alla valutazione dei tanti che hanno combattuto il merito, in nome del valore o meglio  disvalore di una falsa uguaglianza.

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