Lazzaro ed il ricco epulone (ovvero dei credenti, dei furbetti e dei creduloni)

Domenicale Agostino Pietrasanta

appMi convinco sempre di più che il Vangelo, oltre ad essere per il credente un libro rivelato, potrebbe essere, per tutti una fonte inesauribile di concretezza. Dice le cose, proprio come accadono, ma soprattutto ci sorprende in flagranza di reato perché, in generale siamo portati, non solo a giudicare, ma a vedere la pagliuzza negli occhi altrui e a dimenticare la trave nel nostro.

Confesso che per me non è facile sfuggire al tranello perché, tanto per capirci, non mi pare di aver mai sequestrato persone solo per il timore che non mi assicurassero il loro appoggio elettorale; non mi sembra di aver agognato mai uno straccio di titolo “blasonato”, anche a fronte di chi, religiosamente vocato, riesce a realizzare percorsi tortuosi per cambiare il nero col paonazzo. Non è facile perché  se dovessi trovare un moribondo sulla strada forse non mi affretterei ad allontanarmi per non incorrere nelle burocratiche vicende previste dalla legge.

Insomma non è facile e così (mi sono bastate poche battute per farvene partecipi) cado nel tranello e mi appioppo il ruolo del fariseo che davanti all’altare ringrazia Dio per essere il migliore e disprezza il pubblicano che si ferma in fondo al tempio. Come dire, la parabola evangelica riesce anche per me, senza lasciarmi isolato, ad essere una concreta testimonianza del cosiddetto vissuto personale.

Negli ultimi giorni però mi ronzano nella testa, come centinaia di calabroni, le battute finali della parabola dell’epulone; ma non tanto per la vicenda del ricco che viene condannato e del povero che viene premiato, ma per un altro motivo, forse considerato marginale. Quando il protagonista chiede di poter ritornare per un momento dai suoi congiunti per metterli in guardia dai loro comportamenti,  riceve una secca risposta: “se non credono a Mosè e i profeti non si lasceranno convincere neppure se qualcuno risorge dai morti”.

E qui mi blocco. Possibile? Se negli ultimi decenni si susseguono a ritmo serrato le “apparizioni”; se si moltiplicano i veggenti, se si inflazionano le stimmate, provocando entusiastici fuochi (saranno sinceri o fatui?) di ritorno alla fede dove è finita la concretezza del Vangelo che invita all’ascolto dei profeti, alla fedeltà al testo sacro ed alla Chiesa e dunque alla pratica essenziale dei Sacramenti per un cammino di coerenza cristiana? Ovviamente, senza indulgere alle più svariate visioni.

La confusione però si risolve non poco, quando vengo a sapere di “veggenti” che lucrano al punto di essersi accaparrati, grazie alle loro visioni, principesche ville dotate di piscina, quando constato che posseggono alberghi di lusso, beni immobiliari per milioni di euro; veggenti che trattano la Madonna come una generosa dispensa di beni materiali; quando li vedo carpire la buona fede  dei creduloni che non si danno pena di porre orecchio alle indicazioni di prudenza della Chiesa, allora mi tranquillizzo non poco. Non è il Vangelo che ha perso di concretezza, sono i furbetti che ne danno una loro personale interpretazione.

Prevengo l’obiezione. Anche a Lourdes, anche a Fatima ci sono traffici poco edificanti; e non mi piace affatto, tanto che personalmente preferisco i pellegrinaggi in Terra Santa che non ai vari santuari. Resta il fatto che in tal caso la Chiesa ha preso atto positivamente, ma soprattutto non mi risulta che né  Bernadette, né suor Lucia abbiano vissuto in alberghi di lusso, né in ville principesche. Erano solo delle povere credenti, non delle furbette.

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