Papa Francesco e l’insidia degli iceberg

Agostino Pietrasanta

papNon nascondo l’imbarazzo: fin che si trattava di rozze incursioni, soprattutto su alcuni media scandalistici, ma anche su alcuni (purtroppo) organi di stampa locali che mettevano in guardia gli sprovveduti cattolici dall’uso strumentale degli interventi di papa Francesco; fin che si insinuava che gli inviti alla pastorale della misericordia potevano indurre, indipendentemente dalle ingenuità del papa, i fedeli devoti in gravi errori di carattere morale mettevo tutto nel conto. Anzi mi stupivo del ritardo, nella reazione,  di chi aveva sempre usato delle regole, scambiate per unica verità, come una clava per colpire i “nemici” più cari.

Ora però non riesco a reagire, se non con un grande imbarazzo, dal momento che stanno entrando in campo “pezzi da novanta” con ragioni di millantato spessore, ma anche con motivazioni che, alla prima, potrebbero sembrare moderate, ma che a più attenta valutazione si prospettano come il classico iceberg: la moderazione non ne costituisce che la punta.

Faccio alcune schematiche osservazioni, ma premetto poche considerazioni sulla insistenza del papa al tema della misericordia e più genericamente sul suo stile pastorale, sul suo atteggiamento di vescovo a servizio della Chiesa universale. E qui, almeno sui risultati non ci possono essere dubbi; non tanto per il numero di persone che accorrono alle udienze ed agli incontri di vario genere (le adunate non mi entusiasmano), ma per il ritorno alla vita di fede che viene unanimemente riscontrato. In fondo solo una rinnovata fiducia nello spirito di accoglienza della Comunità ecclesiale può indurre le persone ad accogliere l’invito; solo la prospettiva della misericordia le può incoraggiare a riprendere la via della penitenza sacramentale. Non ci sarebbe molto da aggiungere, se non rilevare che si tratta della normale ripresa dello spirito ecclesiale, come offerta fatta a tutti della prospettiva di salvezza. Ma più di tanto non occorre insistere.

Ci sono però tre ordini di considerazioni. Io non penso e non ho mai pensato a banalizzare la questione dei principi non negoziabili, ma (e so di ripetermi, ma lo esige una qualche completezza del discorso) mi ha sempre colpito la parzialità del ragionamento. Almeno per un duplice ordine di considerazioni. La prima riguarda il contenuto di questi principi, ridotti alle questioni “eticamente sensibili”, mentre si omette del tutto il riferimento semplicemente evangelico alle ragioni del giudizio, ai parametri di riferimento per la salvezza indicata dal messaggio cristiano: la solidarietà verso gli emarginati, gli sconfitti, gli stranieri, gli stessi “peccatori” secondo le valutazioni e le opzioni della moralità corrente. Si omette con indifferenza la logica del Vangelo che proclama l’incontro con tutti gli uomini, ma che provoca il perbenismo preferendo le “periferie” dell’ umanità individuate nei pubblicani, nei samaritani, nei peccatori secondo la legge. Papa Francesco, senza proclami diretti, ma con la testimonianza ha virato di netto; non ha negato i principi non negoziabili, anzi li ha enfatizzati completandoli e superando una parzialità che, in troppi casi, ha favorito, soprattutto in Italia una parte politica, per poi accorgersi che si trattava di una parte non solo inaffidabile, ma impresentabile agli occhi del mondo.

La seconda considerazione attiene la realizzazione concreta dei principi nella costruzione della città dell’uomo, come dire nella realizzazione della politica. E qui non si può che puntare al massimo di bene possibile e non si può farlo che con inevitabili opzioni di parte in cui la Chiesa non può essere coinvolta, se non con il richiamo alle ragioni ed alle ispirazioni che rimandano ai principi, appunto di per sé non rinunciabili. E qui non si può non vedere che il clima è cambiato a cominciare dalla sospensione del giudizio sulle persone e sulla loro prospettive individuali; non sembri inutile richiamare qui la “Pacem in terris” e la ben nota distinzione tra l’errore e l’errante, ma, anche di più, l’impossibilità di un giudizio definitivo sul comportamento individuale, che spetta esclusivamente alla coscienza di ciascuno. E pure in questo specifico particolare, il papa non ha esitato ad esprimere la sua valutazione.

Ci sono però, e vengo al secondo ordine di considerazioni, questioni anche più spinose. Si prospetta, salvo errore, il tentativo di minimizzare il possibile intervento di papa Francesco in ordine alla Chiesa come istituzione.  Mi  aiuta uno scrittore di ottima penna e tuttavia, sul versante delle valutazioni, almeno discutibile, ancorché ottimo divulgatore. Egli sostiene la necessità dell’Istituzione anche per la Chiesa e giudica illusorio l’agognato ritorno alla Chiesa primitiva. Nel contempo rivendica i diritti della curia. Non avrei proprio nulla da ribattere: non sarò certo io a disconoscere la necessità della costituzione gerarchica della Chiesa, ma ovviamente non penso che la Chiesa si identifichi con la gerarchia e, in quanto alla curia, mi colpiscono le condotte discutibili poste in essere a servizio della comunità ecclesiale, mentre mi lasciano esterefatto  le vicende di corruzione che l’hanno investita, al punto che nessuno si è azzardato a ribattere sugli episodi denunciati di riciclaggio di denaro di cui si sono fatti parte alcuni organi del governo ecclesiastico. Il fatto è che la curia non costituisce il soggetto della pastorale, se mai la deve aiutare in un ruolo di servizio. Papa Giovanni ne aveva definito i confini ed i connotati in occasione dell’annuncio del Concilio; quando gli fu chiesto se la preparazione dei lavori assembleari sarebbe stata di competenza del S. Ufficio, lui rispose semplicemente: “presidente del Concilio è il papa”. In soldoni: o la curia serve la pastorale o cade nella deriva degli scandali; servire la pastorale, non servirsene, magari, Dio non voglia, per illeciti guadagni.

Niente allora, contro l’Istituzione, e neppure contro la Curia; purché ci si intenda ed il papa non può che mettere mano là dove gli sembrerà opportuno per evitare le deviazioni.

Purtroppo però alla punta dell’iceberg si aggiunge la ben più consistente parte che non sempre si coglie nella sua portata, mi si permetta, devastante.

Dico questo perché ho l’impressione che si voglia obliterare, quando non umiliare il messaggio cristocentrico che papa Francesco cerca di lanciare al mondo contemporaneo. Lo scrittore di ottima penna, che mi aiuta nel ragionamento, si è lasciato sfuggire, in una delle sue elaborazioni concettuali, un’espressione che mi sono riletto una decina di volte, tanto mi pareva incredibilmente provocatoria. Cito alla lettera: “Senza la trasformazione in solida istituzione, del movimento di Cristo sarebbe rimasto solo un cenno in qualche testo di storia antica dell’ebraismo”. Un tempo Benito Mussolini, con ben altra elaborazione, ma provocando le vibrate proteste della curia vaticana di allora disse qualcosa di assai analogo, “Il Cristianesimo è nato in Palestina, ma è diventato cattolico solo a Roma; se fosse rimasto in Palestina si sarebbe ridotto in una delle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato e molto probabilmente si sarebbe spento senza lasciare traccia di sé” L’accostamento appare straordinario; lasciamo stare chi vorrebbe ridurre il Cristianesimo ad un “movimento” cosa su cui avremmo da obiettare non meno del nostro poco anonimo maestro, ma l’evidente riconduzione alla fondazione istituzionale della Chiesa ed alla sua essenziale solidità su tale parametro, inquieta non poco. Anche perché se certe iniziative partono da significative autorevolezze, la stagione del termidoro e della tentata restaurazione potrebbe essere imminente.

Un terzo ed ultimo ordine di considerazioni. Colgo un raffinato tentativo di mettere in guardia non solo i credenti, ma il più vasto mondo dei “benpensanti” sul pericolo di una Chiesa non più “eurocentrica”. Il pontefice latino/americano (tale, all’incirca, il ragionamento) non ama il consumismo occidentale e non ama soprattutto la legge del profitto; dunque si faccia attenzione ad un processo che potrebbe costituire l’isolamento e la messa in mora dei fondamenti dell’Occidente.

Questo modo di intendere sembra dimenticare, ma non credo in buona fede, che la Chiesa, nel bene e nel male, ha sempre reagito con preoccupato allarme tanto al consumismo, quanto al profitto fine a sé stesso, rischiando persino, a cominciare da più di un secolo addietro, di non cogliere lo spirito del capitalismo anche come espressione positiva della crescita economica. Senza però insistere più di tanto, mi sembra che la novità di papa Francesco, in specifica materia, stia nel denunciare le degenerazioni più macroscopiche del consumismo e della logica del profitto posto come fine e variabile indipendente da ogni presupposto morale. Sinceramente: cosa pretendono dal vescovo di Roma? Che non denunci la corruzione dei sistemi occidentali, una corruzione contro cui gli stessi censori, molto spesso, alzano urla di scandalo? In fondo, urlare costa niente.

E poi, di grazia! Sembra proprio contro lo spirito migliore dell’Occidente il tentativo di dialogo concreto non solo con le culture diverse, ma coi suoi più autorevoli rappresentanti? Forse che i censori, quando si tratta di temere la fine di uno scandaloso collateralismo che ha trionfato per un ventennio, dimenticano che il dialogo tra le diverse culture trova un suo primo fondamento nella tolleranza? Se non si sentono di approvare il messaggio di misericordia del papa, si richiamino almeno al principio tutto illuminista, del rispetto delle opinioni altrui. L’occidente insegna, ma non pretendiamo che si chiuda nei suoi confini; sarebbe come disconoscere il mandato universale fatto alla  Chiesa, dal suo fondatore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...