Ma chi sono questi adolescenti?

Don Walter Fiocchi

escDue ragazze minorenni della Roma bene sono state scoperte – grazie all’interessamento della madre di una di loro – a prostituirsi in un appartamento di lusso. L’età è bassa: hanno tra i 13 ed i 14 anni, sono in una fase di prima adolescenza ed il livello socio culturale è medio alto. E’ questo l’identikit delle baby prostitute, “le ragazze doccia” che si vendono a scuola per un cellulare o anche meno.

Ragazze minorenni si fotografano nude e inviano le immagini ai loro amici. I quali fanno circolare quelle pose hard che ora sono diventate molto diffuse ad Alessandria e dintorni, con la complicità di WhatsApp, l’applicazione di messaggeria gratuita più diffusa al mondo. Una studentessa parla addirittura di una “moda” assai diffusa tra le ragazze delle scuole superiori alessandrine.

Un’altra storia, molto simile, si è svolta a L’Aquila. Il vescovo ausiliare della città, Giovanni D’Ercole, riferisce di aver saputo da un medico che in un centro commerciale del capoluogo diverse ragazzine, anche sotto i 14 anni, si prostituiscono in cambio di ricariche telefoniche.

Ultimi arrivati gli adolescenti che hanno fatto sesso con Gabriele Paolini, tratto in arresto per induzione alla prostituzione di minorenni. Interrogati sono caduti dalle nuvole: “Che c’è di male? Ci faceva dei regali… E poi è un personaggio televisivo noto, famoso, e questo ci dava prestigio presso i nostri amici”.

Oltre al turbamento che ha colpito chiunque sia stato raggiunto da queste notizie, sono nate una pletora di interventi, interpretazioni e approfondimenti. Tutti tesi a rintracciare le ragioni di gesti che scompaginano sicurezze e convinzioni. Io vorrei dire che questi sono solo i casi che sono venuti alla luce. Non è chi non veda, se ha appena a che fare con ragazzi e ragazze preadolescenti ed adolescenti, che con l’avvento delle televisioni commerciali e poi, soprattutto, con la capillare diffusione dei social network (Facebook, WhatsApp e simili), l’approccio alla sessualità precoce (fate una piccola e discreta indagine soprattutto tra le ragazzine di seconda, terza media!) ha conosciuto una diffusione di cui molti (genitori ed educatori) non si rendono conto.

Ha scritto una giornalista (mi scuso ma ho perso il nome): «La sola cosa che non si capisce dalla generale reazione mediatica – scandalizzata – è perché  una ragazza non dovrebbe fare quella scelta. La prostituzione per le giovani è l’opzione di vita suggerita  più diffusamente. Se sono una ragazza so perfettamente che il mio impegno non verrà riconosciuto se non passa, nella  maggior parte dei casi, attraverso un qualche  scambio mercantile. Subisco una costante pressione all’acquisto compulsivo di oggetti di lusso  che nemmeno lavorando una vita posso comprare. Vivo in un patriarcato di ritorno … che mi dice che  “devo” sedurre qualcuno in cambio di qualcosa che il mio talento e il mio impegno non mi permetteranno mai di avere. C’è un sesso formattato tutto pronto per me su youporn. La persona che più di tutti ha trasmesso i vantaggi della vendita del corpo è quella più  rilevante per l’Italia di questo ventennio. Sono cinque anni che il  dibattito pubblico diretto e indiretto è  concentrato sulla  banalizzazione  della  prostituzione».

Certo, sapere che degli adolescenti pensano e vivono così ci toglie le certezze sui luoghi, sulle stagioni della vita, sulle passioni da cui li crediamo immuni. Ci porta a pensare che dovunque, anche tra i nostri ragazzini, anche tra quelli che ci sembrano così ammodo, perché sono figli nostri, ragazzi ai quali abbiamo dato tutto, abbiano momenti di vita di cui continuiamo a crederli immuni. E allora abbiamo bisogno di trovare categorie, nessi di causa ed effetto, spiegazioni più o meno psicoanalitiche che abbiano la presunzione di spiegare la dinamica dell’accaduto e proteggerci dall’oscuro, dalla paura di trovare similitudini nei nostri ragazzi. E là dove la psicoanalisi da fumettone non basta, dove non ci sono elementi sufficienti per prendersela con una famiglia disastrata o assente, si dà la colpa alla società. E si dice che i ragazzi sono fragili a causa delle trasformazioni sociali e tecnologiche; sono vittime del “vuoto di valori”; svuotati di emozioni a causa del computer; plagiati dalla società del consumo e dell’arricchimento rapido; intontiti dalla musica o imitatori di qualche genio del male.

E un mucchio di gente si affanna a dire: «Bisogna ascoltare i ragazzi!», ascoltarli anche se non hanno voglia di parlare, né di essere interrogati, tantomeno dagli adulti; siamo così sicuri poi che tanti di loro abbiano qualcosa da dire? «Ascoltiamoli», «Mai fidarsi dei loro silenzi», ma io continuo a pensare che per molti il silenzio sia l’unico modo per non rivelare il vuoto o, peggio ancora, per non svelare di aver appreso bene la peggior lezione degli adulti.

Ma qualcuno si rende conto che per molti di questi nostri bravi ragazzi adolescenti il primo valore è rappresentato dai soldi? E da tutto quello che i soldi permettono di comprare? E accanto c’è il divertimento, nella sua accezione più primitiva, il divertimento come possibilità di fare tutto quello che si vuole, di trasgredire, di cercare forti emozioni, di godimento senza regole e senza freni… Ma qualcuno di quelli che dice di ascoltare ha mai provato a sentire quello che dicono davvero? Parole come solidarietà, rispetto, semplicità di vita, gioia delle piccole cose, amicizia, amore, accoglienza, fraternità, dialogo, confronto, sono spesso per loro parole di gente del mondo delle favole, non di gente di questo secolo. I ragazzi sanno essere veramente crudeli, tra di loro sono capaci di fare degli emarginati se uno sbaglia anche solo l’abbigliamento, se non ha le scarpe giuste o la firma indispensabile…

Ma non è colpa loro! Chi ha insegnato loro a dare il primato all’avere, al possedere, all’apparire? Chi ha insegnato loro l’egoismo, la chiusura, la grettezza? Chi li ha educati dicendo che ciò che conta è poter spendere?

E poi chi deve essere il loro ascoltatore? La famiglia, sempre più fragile e magari composta di più genitori? Gli insegnanti, sempre più frustrati dall’impossibilità di vincere il confronto con la comunicazione di Internet o della televisione spazzatura? La solita società, dove in realtà trovano crescente la disistima reciproca, la creazione di sempre nuovi nemici, la derisione dei valori più alti in nome dei propri interessi o dell’emozione del momento? La Chiesa, i preti in particolare? Quanti in queste occasioni si affannano a lamentarsi che non ci sono più gli Oratori. Ma sono gli stessi che si sono affannati a promuovere i presunti valori del laicismo, che esclude Dio dagli orizzonti del vivere; sono gli stessi che propugnano una religione “civile”, una religione che serve giusto per nobilitare con dei riti di solo valore sociale certi passaggi della vita; sono gli stessi che considerano volontà di indottrinamento e dogmatismo clericale lo sforzo per comunicare il Vangelo ai loro figli, perché decidano consapevolmente di essere cristiani, cioè di accogliere nella loro vita il Vangelo delle Beatitudini e il Comandamento dell’amore; sono gli stessi che considerano inutile formalità e tempo sottratto a cose più importanti il tempo del catechismo: «Ma dategli in fretta questi sacramenti, facciamo una bella festa, e che sia finita…». A che servono gli oratori se tanto i ragazzi hanno il computer sfrenato, la play station sempre in gioco, il calcio, la danza, il telefonino, il motorino, i giochi elettronici, il fast food con gli amici, la discoteca, il sesso facile, la noia sempre sospesa sul capo? Se si è giocato al ribasso, se non li si è aiutati a crescere nell’orizzonte di Dio, se hanno capito dagli adulti che la Chiesa è una istituzione inaffidabile come tutte le istituzioni umane, come si fa a pretendere che nel momento dell’adolescenza siano tutti all’Oratorio, scatola magica che risolve i problemi, e siano ansiosi di farsi ascoltare da qualche prete?

Un mondo amorale o immorale come quello di molti adulti pretende riferimenti morali nei nostri adolescenti? Un mondo di adulti che non sa di dove viene e non sa dove va, ha l’ipocrisia di lavarsi la coscienza scaricando i fallimenti educativi su qualcun altro o su qualche istituzione?

Coltiviamo tutti, se vogliamo salvarci e se vogliamo salvare i nostri ragazzi, un salutare disagio interiore, una benedetta inquietudine che ci faccia tornare a pensare.

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One thought on “Ma chi sono questi adolescenti?

  1. non sono sicuramente io quello che può sputare sentenze non ne sono all’altezza mi sento di dire anzi qualche giorno fa l’ho inserito in un commento sull’amore in facebook e quindi mi ripeto non sarà proprio perchè noi e quando dico noi voglio dire tutti chiesa compresa abbiamo creato del sesso un tabù ed i giovani per reazione ne stanno abusando e la situazione in genere tende a degenerare ?

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