Un ponte tra le due città

Il dibattito sul futuro del Cattolicesimo Democratico 3 ● Roberto Massaro

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Cercherò di dare su questo blog un contributo alla discussione, iniziata già da qualche mese, riguardo alle prospettive del  cattolicesimo democratico. Premetto che questa riflessione potrà  risultare parziale perché influenzata dall’esperienza che attualmente sto vivendo come consigliere comunale del PD nel capoluogo.

Sono convinto, innanzitutto, che oggi non ci siano più le condizioni per un una presenza organizzata dei cattolici in politica, né mi pare utile mortificare le potenzialità del cattolicesimo democratico in un partito con un valore elettorale di pochi punti percentuali. Il fallimento dell’esperienza di Todi, promossa nei mesi scorsi dalla CEI, dimostra inequivocabilmente che voler mettere insieme coloro che insieme non possono  stare è tempo sciupato.

Credo, invece, che il nostro paese abbia bisogno urgentemente di una nuova legge elettorale maggioritaria che premi, non tanto le coalizioni più o meno rabberciate, ma i singoli partiti procedendo di fatto ad una radicale semplificazione del quadro istituzionale. In questo caso, in un sistema con partiti a forte vocazione maggioritaria, sarebbe inevitabile per i cattolici democratici vivere il richiamo evangelico a diventare “lievito nella pasta” e “ sale del mondo”.

L’assonanza tra i principi etici fondamentali della Carta Costituzionale e la dottrina sociale della Chiesa testimoniano che l’incontro  con culture e tradizioni politiche diverse è possibile. Nel dopoguerra, infatti,  una generazione di cattolici  ha saputo condurre, assieme ad esponenti di altro orientamento,  una mediazione alta tra scelte laiche e principi di  fede.   Strada non facile e rischiosa  che richiede, a chi vuole percorrerla, un costante riferimento alla comunità cristiana ed un personale percorso spirituale e formativo.

In questo senso, il richiamo a luoghi e momenti  di formazione e condivisione,  così come auspicato dal contributo di D’Alessandro, non può che trovarmi d’accordo. Dopo le positive esperienze diffuse negli anni ’90,  ad oggi registriamo la quasi completa dissolvenza di quella offerta dal panorama formativo delle Diocesi. Se da un lato, il magistero episcopale richiama, sollecita ed invita i “christifideles laici” all’impegno sociale e politico, dall’altro le comunità cristiane, completamente ripiegate sulla dimensione religiosa, di fatto abbandonano o seguono molto a distanza  coloro che scelgono l’impegno politico diretto.

Questo è il risultato di una strategia della CEI tesa, negli ultimi vent’anni, non a valorizzare il contributo dei laici credenti impegnati in politica, ma  a gestire direttamente con il governo di turno tutte le questioni ritenute “sensibili” commettendo talvolta   errori di valutazione, inopportune “invasioni di campo” e, coprendo con un assordante e prolungato silenzio, i disvalori che progressivamente andavano diffondendosi nella società italiana.

Inoltre, il ripetuto richiamo dei vescovi al rispetto dei cosiddetti ”valori non negoziabili”, declinati però solo sulle questioni eticamente sensibili, ha rappresentato un limite. Questi non coprono l’orizzonte progettuale e di speranza della gente. Il lavoro e la salvaguardia di alcuni valori sociali  come la giustizia e il perseguimento di un modello di sviluppo equo devono essere tra le priorità dei cattolici impegnati in politica.

Mi pare che il nuovo corso avviato da Papa Francesco, segni anche da questo punto di vista una svolta decisa ed importante. Ritengo che, fatto salvo il principio di laicità, elemento costitutivo dell’esperienza del cattolicesimo democratico, la presenza dei cattolici democratici si debba caratterizzare innanzitutto con l’affermazione di alcune  parole chiave : rispetto e cura della vita, integrità dell’ ambiente e affermazione della  giustizia sociale.

Il rispetto e la cura della vita di ogni persona, dal suo concepimento sino alla  morte naturale è un impegno che non ammette battute d’arresto. Ma con l’attenzione a non considerare la “sacralità” della vita solo nel momento del concepimento o in quello del  commiato da questo mondo.  E’ sacra la vita del credente come quella del non credente o dell’ateo o del diversamente credente. E’ sacra la vita di ogni donna ed ogni uomo che si affaccia ai nostri confini per cercare condizioni migliori di vita fuggendo da una guerra o da una persecuzione. E’ sacra la vita del lavoratore che perde il posto di lavoro, della persona ammalata e di quella non autosufficiente, dell’anziano solo e del giovane che non vede una prospettiva davanti a sé.  Difendere il valore della vita è quindi assumere tutta l’esistenza nelle sue dimensioni individuali e collettive.

Integrità dell’ambiente: tutelarne la vitalità, la diversità e la bellezza è anch’esso un impegno sacro. La terra con tutto ciò che ci offre è la nostra casa e le forze della natura al suo interno rendono la nostra esperienza umana un’avventura impegnativa ed incerta. I disastri ambientali possono essere prevenuti e il loro impatto può essere ridotto adottando sistemi sostenibili di produzione e di consumo. La salute ed il benessere dell’umanità dipendono dalla purezza delle acque e dell’aria, dalla fertilità del suolo e dalla qualità della biosfera. Garantire alle future generazioni un ambiente pulito dove vivere è un impegno inderogabile.

Affermazione della giustizia sociale. Una forte disuguaglianza globale, grave e diffusa, caratterizza questo nostro tempo  anche nel nostro paese. Sembra urgente cogliere il nesso profondo che esiste tra bisogno di “sviluppo”, “lavoro”, “giustizia sociale”, “verità” ed impegno a costruire un riferimento serio al bene comune, fosse anche il bene comune “possibile” da realizzare nelle condizioni difficili e, in certo senso, vincolanti di questo tempo di crisi. Come ci richiamava il Papa emerito Benedetto XVI, nel suo ultimo discorso al corpo diplomatico, urge volgere lo sguardo e l’attenzione più allo “spread sociale” che allo “spread finanziario“, dunque più all’uomo che alla finanza.

Su queste basi, credo sia oggi possibile, non senza problemi o ritardi, affermare la propria presenza in partiti dove comunque i cattolici sono destinati ad essere numericamente minoritari.

Ciò che  deve caratterizzare  questa presenza è però uno stile fatto di ascolto, confronto, approfondimento, autorevolezza e credibilità nella consapevolezza che ci sono semi di speranza in tutti coloro con i quali è possibile stabilire un dialogo ed un incontro. Alla crescente spoliticizzazione dei cittadini generata, da un lato,  da una diffusa apatia verso ciò che è bene comune e, dall’altro, dall’immoralità privata e pubblica di uomini e gruppi politici, la risposta dei cattolici democratici non può non passare attraverso un impegno serio e segnato da un alto profilo etico.

Coerenti con la propria fede, in dialogo rispettoso con tutti, alla ricerca  faticosa di soluzioni politiche, economiche, giuridiche adeguate alla esigenze che si presentano i cattolici democratici devono, dunque, incarnare quel profilo di laici chiamati a costruire un ponte tra la città di Dio e la città degli uomini per far risuonare in tutti la fraternità cristiana che abbraccia “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” di ogni persona.

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