La legge di stabilità nella morsa europea

Andrea Zoanni

eurSono molti i commenti che nei giorni scorsi hanno accolto la legge di stabilità presentata dal governo Letta. Le critiche hanno di molto superato i consensi, addirittura i sindacati prevedono quattro ore di sciopero su base territoriale, decisione sofferta che salva l’unità. Ciò dimostra quanto sia difficile trovare un equilibrio soddisfacente tra il risanamento finanziario e lo stimolo alla crescita, tra il taglio alla spesa pubblica ed il ricorso alla leva fiscale, tra le attese degli imprenditori e quelle dei lavoratori.

A sostenere il governo è intervenuto ancora una volta il presidente Napolitano, mentre i partiti delle “larghe intese”, di largo hanno tra loro il dissenso sulle misure proposte e tengono l’occhio sempre puntato sulle non ancora scongiurate elezioni anticipate. Dunque, la legge di stabilità si trova stretta in numerose morse che preannunciano un iter parlamentare ricco di emendamenti ma anche di ostacoli e ricatti. Fin qui nulla di nuovo, il cammino di una finanziaria (così si chiamava) è sempre stato così.

Invece un’altra e più temibile “morsa” stringe la legge di stabilità e chi la propone. E’ quella dell’Unione Europea, alla quale spetterà il parere definitivo sul testo legiferato. E sarà un confronto che impegnerà governo e parlamento nelle prossime settimane, per varare una legge italiana vincolata da regole europee che sottraggono le leggi finanziarie dei paesi dell’eurozona alla sovranità nazionale. Regole che l’Italia ha sottoscritto e che dovrà rispettare. Forse questa è per noi la vera novità: rispettare una regola.

L’esito elettorale in Germania ne ha rafforzato la sua pressione, in particolare sull’austerità e sul controllo dell’Unione sui bilanci nazionali. La “cancelliera” è al suo terzo mandato e intende proteggere ancor più di prima i soldi dei contribuenti tedeschi dalle scorribande dei paesi lassisti come il nostro, incapaci di ridurre la spesa pubblica e di rientrare dal debito che li zavorra. Possiamo anche ampiamente dissentire e proporre compiutamente ricette diverse e più coraggiose, ma non siamo un paese serio e forse abbiamo perso definitivamente la credibilità.

Così il governo Letta, che vive della salute del presidente della repubblica, al di là dei proclami cercherà di navigare a vista, tra l’inerzia della politica e della società italiana e i diktat dell’Europa alla tedesca, tra le turbolenze partitiche che lo sostengono (tanto per dirlo) e le opposizioni che alimentano il malcontento popolare in modo poco responsabile, tra il nostrano capitalismo straccione dai prodotti senza domanda e le aziende di credito che scaricano le loro “disavventure” sulla collettività pretendendo di essere risarcite. Riusciremo nel miracolo?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...