Sinistra diversa, anzi riformismo sociale

Carlo Baviera

sinDopo la nuova vittoria di Angela Merkel e la presenza a livello europeo di una stragrande presenza di Governi moderati o conservatori, molti si sono chiesti come mai, in un periodo di crisi profonda (sia per le famiglie sia per il modello liberista e capitalista che è alla base della crisi stessa), le sinistre o i partiti di centrosinistra non riescano a farsi comprendere dagli elettori o a trasmettere un messaggio che venga individuato dai cittadini come valido per uscire dalle difficoltà.

Non solo, in alcuni casi (Italia inclusa), ci si chiede se i partiti riformisti e progressisti siano ancora rivolti a schemi del passato, ancorati a battaglie superate o ritenute tali nel secolo nuovo, oppure se incapaci di far evolvere le proprie visioni e proposte in modo da non essere percepiti come coloro che frenano le pur necessarie novità; e non essere solo espressione di una cultura socialista.

Nicola Cacace, ad esempio, su L’Unità  poneva alla sinistra nostrana la questione della attenzione da rivolgere alla Dottrina Sociale della Chiesa: <La posizione ufficiale della Chiesa espressa dalle encicliche e dalle prese di posizioni degli ultimi papi, incluse quelle di papa Francesco – con la globalizzazione della solidarietà, invocata a Lampedusa –, è sempre più vicina a quelle di una sinistra moderna, egualitaria ma non classista, favorevole al mercato libero ma regolato, con uno stato sociale universale che garantisca a tutti i diritti fondamentali, salute, istruzione, pensione. Non so se per carenze culturali o altri incomprensibili motivi la sinistra italiana ha fatto poco o niente per valorizzare le posizioni della Chiesa sulla “questione operaia”. Anzi, in passato, alcuni valori o presunti tali della Chiesa sono stati sfruttati piuttosto dagli avversari politici. È ora di recuperare il tempo perduto, anche rispetto, ad esempio, ai socialisti tedeschi che, nel congresso riformatore della Spd a Bad Godesberg del 1959 così scrissero nell´Incipit del documento finale: “Il socialismo democratico che in Europa affonda le sue radici nell´etica cristiana e nell´umanesimo, non ha la pretesa di annunciare verità assolute, non per indifferenza riguardo alle diverse concezioni della vita o verità religiose, bensì per rispetto delle scelte dell´individuo in materia di fede, scelte sul cui contenuto non devono arrogarsi diritti né un partito politico né lo Stato”.>

Anche Castagnetti su Europa pone la questione: In questo senso deve essere interpretato il mio riferimento alla Bad Godesberg mancata alla sinistra italiana. Cioè quel lavacro culturale e mentale che è condizione di vera laicità, nel senso di vera libertà di sguardo rispetto al reale. Le socialdemocrazie nordeuropee, quella tedesca, il laburismo britannico, godono della libertà di parlare di “neue mitte” o di “new welfare” senza aprire dibattiti su presunti cedimenti ideologici e accuse di tradimento, semplicemente  perché si pongono solo il problema di interagire più efficacemente con i dati della realtà. Non è pragmatismo. E’ senso della realtà. Con ciò significa rinunciare all’ambizione/responsabilità di raddrizzare il “legno storto” (la “mutazione antropologica” di cui parlò a suo tempo Pasolini) di questo tempo “berlusconizzato” in cui l’eccesso pulsionale affascina materialisticamente tanti elettori? [..] In cui sembrano accettate le leggi ad personam come leggi che rifiutano la Legge? Sicuramente no. Ma bisogna sapere che il tempo della semina dei valori, della induzione di nuovi costumi e atteggiamenti mentali virtuosi necessita di spazi lunghi, di pazienza, di coerenze confermate nel tempo, di coltivazione delicata e rispettosa della coscienza collettiva di un popolo e, soprattutto, di un linguaggio contemporaneo che consenta ai cittadini che ci osservano (e, purtroppo, poco partecipano) di capire e distinguere, perché nessuno possa più dire l’insulto inascoltabile: “siete tutti uguali”.  Ciò su cui vorrei riflettessimo è il dato difficilmente declinabile della nostra essenza e del percepito della nostra essenza. Non è necessario riferirsi a una specifica enciclica sociale o parlare bene di CL (!) per manifestare il nostro riconoscimento dei diritti connessi alla libertà religiosa, né – vorrei dire – affermare come è scritto nel documento dei socialdemocratici tedeschi a Bad Godesberg che per quanto riguarda l’impianto valoriale ci si riferisce alla tradizione cristiana, basta che le proposizioni politiche manifestino tale “sentiment”.”

Non c’è da aggiungere molto a queste considerazioni. L’amalgama fra culture, il presentarsi come partito nazionale e non di una classe o di un settore (pur avendo proposte non generiche, ma di tutela di chi è più in difficoltà di chi è più debole e indifeso rispetto al mercato e alle innovazioni); l’interpretare visioni non stataliste dove per “pubblico” non si intenda solo ciò che è delle istituzioni, ma anche ciò che il “civile”, la “comunità” sa offrire sono discorsi che si ripetono da anni. Sono cose che dividono ancora all’interno del mondo riformatore/progressista.

Basta leggere i commenti della rete rispetto ad alcune posizioni, di chi si azzarda a porre questioni di tipo etico, morale o antropologico; le offese lanciate a chi sostiene tesi non rigidamente incasellabili in quelle che sono le battaglie o gli slogan classici della sinistra, per rendersi conto della difficoltà di tenere insieme anime che si percepiscono ancora diverse e a volte non compatibili fra di loro. E la difficoltà lei leaders di centro sinistra nel portare avanti politiche, iniziative, proposte, che possano ottenere larghi consensi. Con il rischio conseguente di incomprensioni fra i tradizionali elettori, divisioni fra militanti, e sconfitte elettorali sicure. Diciamocelo con franchezza che esiste anche un clericalismo alla rovescia; di chi  è radicalmente “laico” non solo sui temi della bioetica o della presenza di simboli religiosi nei luoghi pubblici o dell’8 x mille, ma lo è anche nel non saper accettare soluzioni di collaborazione/convivenza all’interno di un’alleanza o movimento politico con chi viene da esperienze e culture politiche non appartenenti alla sinistra storica.

E tutto ciò in un momento in cui, grazie al dibattito interno che potrebbe modificare i riferimenti nel centro destra, sarebbe molto più producente essere meno ideologici; e cercare, con meno radicalismo, di costruire un’alternativa concreta e duratura al moderatismo, al doroteismo, al gattopardismo che risulta essere premiato dall’elettorato. La tentazione del massimalismo continua, e con questa anche il ritenere che la laicità sia solo e sempre contenere e ostacolare l’impostazione che deriva anche da valori e visioni religiose.

Della Dottrina Sociale si cavalcano e si condividono i giudizi severi contro il turbo capitalismo, per i diritti dei lavoratori, per la difesa dell’ambiente. Per il resto si è meno disposti ad ascoltare, a capire, a mediare: a volte anche per responsabilità e integralismo da parte di chi quei valori difende.

D’altra parte, un partito che vuole essere nuovo, che vuole essere plurale, che vuole essere laico e non laicista, che vuole essere popolare (e quindi nazionale) e non classista, non può essere, o essere percepito come partito che prosegue, con altro nome, la storia della sola sinistra. La sinistra che serve oggi, almeno quella riformatrice, post ideologica, non radicale deve essere diversa da quella che si è conosciuta, e anche con riferimenti internazionali che vadano oltre i semplici confini del socialismo e contengano tutte le culture popolari, liberal-democratiche, di impegno civico. Dovrebbe ribaltare e rimescolare le storie del passato, darsi linguaggio-strutture-modalità più attuali, avere la capacità e la pazienza (nel confronto) di costruire una cultura adeguata al nostro tempo nel rispetto della pluralità delle posizioni presenti nello schieramento del riformismo sociale e costituzionale.

E anche in Europa, giocare a sconvolgere i contenitori e le aggregazioni attuali, che rischiano di essere legati al passato. Sembra impossibile rompere gli schemi attuali, ma è ormai assodato che anche in Europa sono profondamente cambiate le famiglie politiche, ora non più completamente coerenti con le motivazioni per cui sono nate. Temi come i rapporti internazionali, le catastrofi ambientali e alimentari, le migrazioni, le carestie, le guerre, oppure il ruolo dell’Unione Europea e le Istituzioni che deve darsi (da una vera Banca centrale, alla difesa comune, da una politica estera ed economica continentale, a una Presidenza dell’Unione eletta direttamente) richiedono nuovi soggetti politici che mettano insieme coloro che hanno idee e risposte comuni, e non solo chi ha ideologie o riferimenti del novecento a cui guardare.

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