Hallowen, una forma discutibile per una ricorrenza importante

Don Walter Fiocchi

halScrivo oggi, Primo novembre, a proposito di Halloween, ormai già passato, per non far pensare che le mie riflessioni siano una presa di posizione di un “cultore” della religione autentica, contro una usanza pagana che ha preso piede tra di noi.

Sono giorni che sui social network impazzano proposte di festa per Halloween, preparativi, attrezzature varie. E da ieri sera hanno poi lasciato il posto alle fotografie che documentano le performance “travestitive” di tanti soggetti. Molti pensano di essere spiritosi… io guardo le foto e li trovo ridicoli. Fortunatamente, e forse è un segno interessante, prevalgono le foto di giovani, di giovani attempati e di adulti sotto i cinquanta, cioè quelli che stanno educando le giovani generazioni. Foto di bambini non ne ho viste, ma credo che per loro sia semplicemente una sorta di Carnevale fuori stagione, e comunque un bambino non è mai ridicolo, ma più o meno “simpatico”.

Che cos’è ‘sto Halloween, tanto per chiarirci le idee?

Halloween è un antico rito la cui origine risale alla notte dei tempi. La sua crescente popolarità anche in Europa, deriva dalla tradizione americana nella quale la notte di Halloween è la notte dei travestimenti e del famoso “Trick or Treat” (scherzetto o dolcetto).

La parola “halloween” ha però origini cristiane. Nella tradizione cristiana, infatti, il Primo novembre è il giorno nel quale vengono festeggiati tutti i Santi. Il giorno dedicato ad “Ogni Santi” (in inglese All Saints’ Day) aveva una denominazione antica: All Hallows Day. Liturgicamente la celebrazione di “Ogni Santi” iniziava al tramonto del 31 ottobre e pertanto la sera precedente al Primo Novembre era chiamata “All Hallows Eve” che venne abbreviato in Hallows Even, poi in Hallow-e’en ed infine in Halloween.

La celebrazione di Halloween tuttavia ha origini pagane e pone le sue radici nella civiltà Celtica. Gli antichi Celti che abitavano in Gran Bretagna, Irlanda e Francia festeggiavano l’inizio del nuovo anno il Primo Novembre: vi si celebrava la fine della “stagione calda” e l’inizio della “stagione delle tenebre e del freddo”. La notte tra il 31 ottobre e il Primo novembre era chiamata la notte di Samhain. Molte leggende, molti cicli epici, antiche saghe, grandi battaglie, re ed eroi, facevano riferimento alla notte di Samhain, con riferimento alla fertilità della Terra e al superamento cosmico, al terrore e al panico per l’inizio del regno semestrale del dio delle tenebre. I Celti credevano che Samhain, signore della morte, principe delle tenebre, chiamasse a sè tutti gli spiriti dei morti e temevano che in tale giorno tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese, permettendo al mondo degli spiriti di unirsi al mondo dei viventi.

Pur con l’avvento del Cristianesimo queste tradizioni, molto radicate nella popolazione celtico-romana, rimasero. La Chiesa si adoperò per far cadere gli aspetti pagani non conciliabili con la fede cristiana. Così nel 835 Papa Gregorio istituì la festa di Tutti i Santi al Primo novembre. Tuttavia l’influenza di questo culto non fu sradicata e per questo motivo la Chiesa aggiunse, nel decimo secolo, una nuova festa, il 2 Novembre, la Com­me­morazione di tutti i Defunti.

Ma mi pare sia la storia e il destino di altre feste cristiane, che trovano la loro “origine” in antiche feste pagane: così il Natale, che si sovrappone e poi sostituisce la festa pagana del solstizio d’inverno (celebrata dai Romani, ma non solo il 25 dicembre), perché in quel giorno in cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del Sole invincibile).

Così la festa di Pasqua: per capire la storia della nascita e della celebrazione della Pasqua professata dalle due religioni monoteiste, il Cristianesimo e l’Ebraismo, dobbiamo fare un salto nel passato e andare a scandagliare i più remoti angoli della storia. La Pasqua cristiana glorifica il sacrificio del figlio di Dio, Gesù di Nazareth che, dopo essere stato crocifisso, risorge. La Pasqua ebraica festeggia la liberazione del popolo giudeo dalla schiavitù dell’Egitto. Le origini della Pesah, Pasqua ebraica, risalgono, probabilmente, alla festa pastorale che veniva praticata nel Vicino Oriente dai popoli nomadi (pagani) per ringraziare Dio. I festeggiamenti pastorizi erano legati anche alla “festa del pane non lievitato” – mazzot. Dopo la liberazione del popolo ebraico, fuggito dall’Egitto guidato da Mosè, la Pasqua ebraica assunse un altro significato. Per limitarci alle due principali feste cristiane. Ma anche altre feste e devozioni traggono la loro origine in antichi culti pagani, a cui si sovrappongono fino a sostituirle completamente, legate ai ritmi stagionali.

Dunque nessuno scandalo per l’origine pagana di Halloween! Piuttosto una preoccupazione educativa. Mi trovavo nei giorni scorsi in Valle d’Aosta e qualcuno, neppure troppo anziano, ricordava il modo di vivere la festa dei Santi e dei Defunti non tanti anni fa: una festa serena, dove si faceva comprendere ai bambini la stretta relazione tra vivi e defunti, la tavola che si lasciava preparata nella notte con del pane, dei dolci e del buon vino, perché se i Defunti fossero venuti a rivedere con tenerezza i loro cari si sentissero ancora accolti, “a casa”. E poi la visita al Cimitero con l’impegno di piccoli e grandi per abbellire, colorare, scaldare la tomba dei propri cari, anche di quelli che i piccoli non avevano conosciuto, ma facendo sì che si sentissero parte di un’unica storia e di un grande inno alla Vita.

Oggi della morte non si parla ai bambini, si cerca di nasconderla loro, “non portiamolo a vedere la nonna perché si impressiona”; per molti, quando ci si trova insieme nel salotto di casa, alcuni argomenti sono tabù: il sesso, la politica, la religione, la morte… E così si vive come se la morte non fosse il “fine” della vita, e così si muore senza aver veramente vissuto.

Conosciamo tutti quelle feste (inutili se non per i consumi) nate in tempi recenti, che ser­vono spesso come tranquillanti della propria coscienza (penso alla festa del Papà, della Mamma o dei Nonni) o solo per smuovere il commercio (del superfluo) in un periodo che altrimenti sarebbe “morto” (penso alla festa di San Valentino, a metà del cammino tra l’abbuffata consumista del Natale e il più moderato dessert pasquale…); sappiamo che la lotta contro la “deriva consumista” è una lotta vana, tutti ne siamo preda e anche i più irriducibili pagano ormai questa tassa dovuta.

In questo caso, Halloween, la nostra società tenta di esorcizzare il pensiero della morte, come se la morte buttasse un alone di non-senso su tutto il vivere umano. Esorcizza il pensiero della morte facendola diventare però un argomento da fumetto di gusto horror-macabro; della morte non si parla, non ci si pensa, è tra gli argomenti non politicamente corretti: al massimo le si può costruire attorno una sorta di carnevale fuori stagione, con il contorno di presenze pseudo-re­ligiose, come i druidi, le fate e le streghe… ma è l’unico modo, per una società senza speranza di porsi fronte a questo argomento.

Ma per noi è un impoverimento, è la perdita ulteriore di ragioni di senso, di una capacità tutta cristiana di guardare alla morte senza terrori e angosce, senza esorcismi, con la serenità di chi sa che il suo destino non è il morire ma il risorgere, dove anche un certo spirito macabro che ha caratterizzato il nostro Medioevo era attenuato da un sottofondo di ironia e dalla contrapposizione di una felicità possibile, anche con un suo lato di carnalità serena e gioiosa, che trova un suo esplicitarsi nel Carnevale, dove la religione tocca anche la vita civile, ma sempre con un forte appello alla “decisione” personale e ad un autentico impegno all’agire morale.

Ora, invece, Halloween si colloca nel calderone di quel minestrone religioso fatto di dia­vo­li, esorcismi, apparizioni, miracoli a buon mercato, new age, santoni e guaritori, carto­man­ti e maghi, che tanto appassionano giovani e meno giovani: come sempre, quando agli esseri umani manca il “caffè” vero vanno alla ricerca del surrogato!

Qualcuno pensa che il credente dovrebbe accettare con serenità la morte. Il cristianesimo non è né socratismo né stoicismo: non c’è per il credente l’apprestarsi alla morte inneggiando al dio, né un superbo autocontrollo. Cristo stesso ha gridato sulla croce, perché la morte non era nei piani divini sull’uomo: la fine del nostro percorso terreno sì lo era, ma non il passaggio tragico della morte. La speranza cristiana di fronte alla morte è un estremo affidamento. Noi siamo esseri originariamente relazionali; la nostra risurrezione non sarà soltanto il compimento del nostro essere trasfigurato in Dio, ma anche una pienezza relazionale. La catena relazionale non è annullata dalla morte e avrà il suo senso compiuto dopo la morte. Il mondo moderno vive una specie di rimozione collettiva del pensiero della morte e di conseguenza la vita di quaggiù si riduce a un tentativo folle di inventare un paradiso in terra. Ma la sofferenza, la malattia, la morte demoliscono e demoliranno sempre ogni tentativo di fermare il presente e costringeranno a cercare al di là del presente. La fede non è evasione dalla vita così come è… Questo l’annuncio cristiano a piccoli e grandi dovrebbe aiutare a comprendere; e se non lo comprendiamo è una grave perdita, proprio di vita più serena e più buona, la “vita buona” e la “buona vita” del Vangelo!

Ma nonostante tutto questo non riesco ad appassionarmi al dibattito rilanciato in questi giorni da preti o da buoni cristiani, che però mi sono sembrati più supporter di tradizioni non più comprese che di fede evangelica ben fondata, che suggerivano di negare gli ambienti parrocchiali a chi voleva fare questa festa. Se dei bambini mi avessero chiesto di fare la “festa di Halloween” non avrei avuto difficoltà a dire di sì, cercando tempi e modi opportuni per affrontare con loro quei temi “vitali” che Halloween butta in realtà nel calderone commerciale. Mentre avrei avuto serie difficoltà ad avere lo stesso atteggiamento con gli adulti, o giovani adulti, perché nella sua apparente innocuità, è una festa in realtà propagatrice di una cultura che non è la mia e, nulla ha a che fare con la cultura cristiana, quando non ne è mascherata antitesi.

Ma alla fine, più che preoccuparmi per Halloween, preferisco assumere come serio problema pastorale quello delle principali feste cristiane. A che cosa si è ridotto il Natale? Dove è scomparsa la Pasqua? Come si può comprendere il non senso di Halloween quando i più hanno completamente smarrito il senso del Natale e ancor più della Pasqua. C’è una gerarchia nelle verità della fede. A questa gerarchia poniamo attenzione, a ridare il colore, il calore, il senso profondo delle dimensioni fondamentali della fede impegniamoci, a uscire dal vuoto e ripetitivo tradizionalismo fine a se stesso, mettiamo tutti i nostri sforzi. Se i cristiani, nella loro maggioranza, non trovano alcun senso e nessuno stimolo alla celebrazione della Pasqua (a Natale prevale la tradizione edulcorata e banalizzante che tiene ancora, ma senza sostanza), che senso ha lottare contro il vuoto di Halloween e quali risultati può avere? Come dice finalmente papa Francesco: “Torniamo all’essenziale! E l’essenziale lo troviamo nel Vangelo di Gesù”.

Annunci

One thought on “Hallowen, una forma discutibile per una ricorrenza importante

  1. Questo è il Walter il suo sapere infinito fa di questa persona che sa esportare puntualmente conoscenza un grande. Ho letto con attenzione e sono riuscito a dare un senso a molte cose che ho sempre fatto soltanto per abitudine. Non sono molto legato alle feste in genere anche se a qualcuna lo sono più che ad altre tutte quante sono state prese in prestito per far sprecare soldi alle famiglie ma in fondo non c’è nulla di male in quanto nessuno è obbligato a seguire l’evento sul piano consumistico e se lo fa sono cavoli suoi. Per me il Natale è una festa vera che sento moltissimo perchè mi fa sentire il calore della famiglia e della casa. Il presepe, l’albero di Natale, il caminetto acceso creano quell’intimità che poi è amore per i tuoi cari. Le altre feste le vedo sul piano di un compleanno o di un onomastico un po di più di folclore per carnevale. Una nota che può far sorridere ma che rende l’idea della potenza della componente consumistica sono riusciti a far regalare un fiore brutto e pure puzzolente come la mimosa per la festa della donna. Una rosa tea per le donne ci voleva.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...