Un taxi per il Centro

Dario Fornaro (*)
babiLa frattura delineatasi in Scelta Civica – prima con messaggi cifrati e poi con il botto delle dimissioni del Presidente Monti , propiziate dalla dissidenza interna – viene a scrivere, probabilmente, un altro capitolo dell’odissea del centrismo politico italiano, comunque lo si voglia descrivere,  alla ricerca del Paradiso Perduto .

Un’odissea che ne richiama un’altra simmetrica, quella del Bipolarismo Imperfetto (o condominiale) che regolarmente si sfarina nonappena in vista  del consolidamento realmente bipolare.

La corsa al centro, che da anni ruotava, con esiti modesti, impari alle vantate prospettive, attorno alla presenza Casini-UDC, ha conosciuto un soprassalto di vigore con la caduta, a fine 2011, del governo Berlusconi e il clamoroso rimpiazzo extraelettorale del governo Monti. Il fatto che l’esperimento Monti, pur intitolato vigorosamente all’emergenza economico-finanziaria, e quindi politica, del Paese, venisse anche temporalmente  al seguito  di chiacchierati spunti di ripresa di un certo protagonismo cattolico  (vedi Sant’Egidio, Todi e i vari “todismi”) e che a dare man forte  all’illustre bocconiano figurassero, oltre ai tecnici- laici,  anche noti esponenti del cattolicesimo democratico, ha alimentato  un “equivoco a mezzo stampa”. Ha contribuito  cioè a enfatizzare e attualizzare la tesi, sempre in dormiveglia, della pulsione a ricostituire – ovviamente in posizione central-centrista – un nuovo ed esplicito “polo democristiano”, quint’essenza  di nostalgie per una società  più schematica e assestata.

Sbrigativa e popolare quanto basta, la lettura, nelle cronache politiche e di costume, di una risorgente “democristianeria” ha sopraffatto tutte le altre analisi della situazione e la “balena bianca” di pansiana memoria ha ripreso a movimentare l’acquario partitico, movimentista  e correntizio caro al nostro apparato mediatico.

In questo contesto, Scelta Civica ha rappresentato fortunosamente, al di là probabilmente delle intenzioni montiane, il nuovo, luccicante “taxi per il centro” sul quale – balena o non balena – si sono avventati nuovi e vecchi personaggi vogliosi di cogliere l’occasione giusta per partecipare al tavolo della guerra e della pace terzopolista.

Per qualche mese il calcolo è parso tornare. Nel frattempo, tuttavia, il collante dell’Agenda Monti andava perdendo la sua presa (carismatica) su Scelta Civica, nella quale cominciava a delinearsi un percorso di differenziazione di metodi e di obiettivi. Paradossalmente, e per tutt’altre vicende, un processo analogo si manifestava anche nel PdL onde, nell’uno e nell’altro caso, prendeva corpo, drammaticamente, l’ipotesi di una “agenda” della dissidenza organizzata (scelta cinica o nobile azzardo?).

E’ stato facile immaginare che con il  concorso di queste dissidenze  –  ove  di fatto maturate – e di altre possibili (auspicate?) a sinistra, si spianasse un’occasione irripetibile per l’addensamento politico e organizzativo di quel Grande Centro sempre chiacchierato, lungo la “seconda repubblica”, e sempre mancato. Operazioni in corso, si vedrà.

Che a questo movimento centripeto venga ora collegato il mitico  know how democristiano, non stupisce, fa parte delle allusioni simboliche acquisite. Giova piuttosto osservare che questa volta – forse per la prima volta, ma non mi impegnerei in tal senso –  il disegno di rappattumare al centro politico forze diverse e in buona parte di estrazione più o meno cattolica, non è assistita o addirittura stimolata da  “chiamate di responsabilità” provenienti da Oltretevere e/o da eminenti figure della gerarchia cattolica. Di  più: per la prima volta negli anni di questo secolo, i politici di impronta o sedimenti cattolici non si muovono, non si intruppano, non si dividono in base alla tenace e univoca discriminante dei “principi non negoziabili” coi quali si tentava di predeterminare, sbrigativamente quanto minacciosamente, chi è “dentro” e chi è “fuori” dalla retta via. Ed anche  gli esponenti con bandierina cattolica  (da CL alle Acli) si muovono e disputano con  nuova circospezione teologica.

Diamine se non si nota che… qualcosa è cambiato!

(*) tratto da Città Futura del 27 ottobre 2013

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