Dalla famiglia alla polis

Carlo Baviera

famVorrei tornare al lavoro della Settimana Sociale dello scorso settembre, a Torino. Perché da quei lavori sono venute una serie di proposte che meritano di essere approfondite, e in molti casi attuate; altrimenti avrebbe ragione chi chiede se quell’iniziativa è ancora uno strumento valido. Ad esempio, quando si propone di saper offrire luoghi di ascolto e di accoglienza come i consultori familiari, significa ritornare all’originaria funzione di queste strutture, che non è essenzialmente sanitaria; oppure riproporre una genitorialità sociale che va al di là delle cure domestiche e si fa carico di una visione più ampia. L’insistere sul “Fattore Famiglia”, per quanto riguarda un Fisco che tenga conto del carico familiare, deve aiutare a ragionare sul riconoscimento dell’importanza del generare, come interesse generale; e la proposta di attribuzione di un voto per ogni figlio minore vuole provocare riguardo al fatto che i bambini, le loro esigenze, il loro futuro devono poter essere considerati anche dalla politica (rispetto ad altri gruppi sociali).

L’ampio approfondimento riguardo alla necessità di andare verso un welfare community (civico) richiede di saper tarare i sostegni sulle esigenze locali, senza abbassare le tutele; richiede più iniziative per passare da servizi e contributi meramente assistenziali a forme che rendano i soggetti più autonomi. E’ un lavoro lungo e delicato, ma bisogna operare con decisione su questa strada, riconoscendo anche il ruolo sociale e civile della famiglia: ruolo che va sostenuto e valorizzato anche attraverso forme di partecipazione pubblica.

Insieme alla denuncia dello sfruttamento sul lavoro di immigrati, anche da parte di tanti credenti, si è insistito sulle possibili forme di cammino comune con le famiglie immigrate, facendo presente come non siamo ancora riusciti ad includere nei nostri ambienti, nei Consigli Pastorali, nei ruoli significativi persone arrivate da Paesi esteri e che hanno ormai cittadinanza italiana. La capacità delle nostre comunità di essere aperte al nuovo, all’altro, allo straniero deve ancora superare i pregiudizi e a volte l’ostilità  (anche solo culturale), deve passare dal semplice soccorso  alla convivialità/condivisione, deve misurarsi con il desiderio di confrontarsi con culture e religioni diverse attraverso il dialogo e il rispetto per ogni identità. Tutto ciò che ci ha colpito nelle stragi presso Lampedusa, aspetta risposte concrete di vera cittadinanza!

Ricchi sono gli spunti venuti da chi ha ragionato sul tema abitare la città, dove ci si è intrattenuti su linee guida e criteri di assetto urbano, ma anche sull’importanza di luoghi di incontro e di relazioni, e sono venute provocazioni (giudizio positivo sulle sentenze che assegnano l’alloggio ai figli di genitori separati e che da loro stabilità, e obbliga i genitori all’incontro; mentre il giudizio è negativo sul processo di progressivo impoverimento e perdita demografica dei centri minori a favore delle grandi città ed anche sulla scomparsa dei piccoli esercizi commerciali prossimi alle abitazioni che tuttavia vitalizzano il tessuto urbano).

La conversione ecologica a stili di vita più sobri, il rifiuto del ricatto o lavoro o ambiente/salute (i casi Eternit e ILVA insegnano), richiesta di imprenditoria socialmente responsabile, attenzione per l’efficienza energetica degli edifici – anche ecclesiali – nel segno di forme di riscaldamento ed illuminazione sostenibili, hanno caratterizzato le proposte volte a salvaguardare il creato e a pensare alle generazioni future.

Ora tutte la proposte e i suggerimenti sono consegnate, a seconda delle rispettive competenze alle comunità ecclesiali, perché ne facciano oggetto delle scelte pastorali e della formazione alla responsabilità e all’impegno pubblico; e alla politica per mettere in pratica decisioni family friendly.

Qui si inseriscono le conclusioni tratte dal Vice Presidente del Comitato organizzatore delle Settimane Sociali : “la famiglia non è affare privato, perciò accettare davvero le sfide che il discernimento ha dischiuso è impossibile se non nella forma di azione pubblica collettiva.[..] Se è vero che la famiglia non è affare privato, ma pubblico, ciò significa che il caso della famiglia ha molti profili, e sarebbe ipocrita tacerne: [..] una parte importante delle sfide che sono state individuate hanno un inequivocabile profilo politico. La loro partita si gioca in campo politico che è rimessa primariamente alla responsabilità dei laici. È inutile, o ipocrita, che i laici cattolici italiani si pongano la questione della famiglia senza porsi anche con schiettezza la questione della condizione in cui versa oggi il cattolicesimo politico in Italia. [..] Naturalmente nessuno discute l’esistenza di un discreto raggio di legittimo pluralismo politico, negli orientamenti e nelle forme di partecipazione, ma neppure le scelte legittime possono sfuggire alla valutazione della loro reale efficacia in relazione al bene comune. [..] Siamo costretti ad accettare anche alcune conseguenze, e tra queste senz’altro che una tale questione sfida in modo primario la nostra responsabilità di credenti laici, che tale sfida ha molti profili e certamente uno politico, e che se tali sfide voglio essere affrontate in modo credibile va messo nel conto un impegno duro nella sostanza e lungo nel tempo. [..] Insieme nella società, perché sappiamo che gli argomenti e le proposte con cui sostanziamo la nostra idea di famiglia, di civitas e di bene comune, possono essere largamente condivise. È accaduto al momento della redazione della nostra Costituzione e potrebbe accadere ancora e per questo vale la pena impegnarsi. Problemi come quelli che sono emersi dal nostro discernimento non verrebbero neppure sfiorati da un impegno di carattere individuale”.

Considerazioni, per molti versi ovvie; e addirittura da condividere per la concretezza e l’indicazione di impegno e presenza nella polis con una visione di società. Ma che apre interrogativi, almeno da parte mia, perché ancora poco chiaro lo strumento e il percorso rispetto ad una materia delicata come la politica, e all’impegno dei laici credenti nella politica. Non ho risposte, ma alcune domande si affacciano. Si pensa ad una specie di lobby (di cattolici per la famiglia e non solo)? Si individua una sorta di riaggregazione in un movimento/corrente/associazione parapolitica? Ci sono personalità che si pongono come riferimento politico per tutto il cattolicesimo, rispetto al bene comune? Si cercano alleanze con partiti apparentemente più allineati rispetto ad una serie di proposte pro famiglia? E tutto ciò (la necessità di un’azione politica) accelerando rispetto ai ritardi anche culturali di non pochi fedeli e presbiteri, non ancora maturi riguardo all’autonomia della realtà politica, e a ritenere politica non soltanto il potere e le cariche istituzionali?

Il cattolico Pezzotta nelle riflessioni settembrine dice: si è diffusa, nelle forze politiche e tra molti di coloro che s’impegnano, l’idea che per fare politica bisogna conquistare il Governo, il seggio in Parlamento, la regione, il comune e che tutto il resto serva solo da transito, da trampolino. Sarò un ingenuo e un impolitico ma resto convinto che la politica ha certo bisogno di avere luoghi decisionali e di potere, ma se le decisioni e il potere non sono orientati da idee, proposte, progetti di cambiamento essa si riduce a essere un pragmatismo senza nerbo vitale”.

Attenti, perché ciò che è emerso dalle Settimane Sociali, contiene proposte, progetti di cambiamento, idea di società, ma vi è ancora sbilanciamento tra idee “dottrinarie” sulle quali tutti convergono e i percorsi innovativi e necessari per l’oggi (che sono ancora inediti e di avanguardie, o di chi è quotidianamente impegnato nel sociale). Il rischio è quello di nuove battaglie ideologiche anziché cercare, laicamente, alleati con cui condividere questo progetto che è un bene comune per tutta la società. E, soprattutto, saperle declinare nel campo del riformismo solidale e costituzionale, non tanto con chi si nasconde dietro etichette che richiamano solo nel nome il popolarismo o i valori della Dottrina Sociale.

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