“SOS Giustizia”: accompagnamento alle vittime di usura ed estorsione. Anche per Alessandria.

Carlo Piccini

mafQualche giorno fa ho assistito ad un momento di riflessione sulle mafie proposto da un gruppo scout d Alessandria alle famiglie, il che mi impone, come genitore di scout e come referente provinciale di Libera, un piccolo inevitabile ragionamento.

Bene e coraggioso da parte dei capi scout aver proposto un momento di riflessione alle famiglie sulle mafie! Come dicevo poi al termine con alcuni di loro, l’unica regione in Italia dove forse oggi le mafie stanno perdendo è la Sicilia. In tutto il resto d’Italia (soprattutto al Nord-ovest) le mafie sfruttano una colossale impreparazione culturale e sono in espansione, complici la crisi economica e l’indifferenza di chi preferisce non vedere e non sapere. Ogni volta che se ne parla quindi è già una piccola vittoria.

Anche qui da noi è un tema scomodo, che ancora molti considerano tabù o quantomeno una bizzarria un po’ “esotica”. Ma è anche un tema che al Nord è oggettivamente difficile da trattare, in parte perché come detto siamo culturalmente impreparati, in parte perché al Nord prevale, oltre all’omertà per paura, soprattutto l’omertà per interesse o per quieto vivere. Onore al merito dunque agli scout di Alessandria che lo hanno fatto ricordando anche la figura di Peppino Impastato, vittima innocente dell’avidità mafiosa.

Ma c’è una domanda posta ai genitori al termine della riflessione: “Scegliereste di denunciare la mafia o di difendere la vostra famiglia?”. Questa domanda è un po’ il nodo. Perché questa è proprio la domanda implicita o esplicita che ovunque nel mondo ti fanno i mafiosi quando entrano nel tuo negozio per chiederti il pizzo…! Se questa domanda è una provocazione per iniziare un lavoro va benissimo. Se però questa è la conclusione, allora non c’è più speranza: le mafie hanno vinto e noi abbiamo perso. Perché è ovvio che tutti probabilmente  sceglieremmo di difendere la nostra famiglia o piuttosto scappare. E allora?

C’è un forte gap culturale, che la maggioranza di noi si porta dietro, per cui si pensa che le mafie si combattano solo con gli eroi, i sacrifici ed i morti ammazzati. Non deve essere più così! Di eroi ne abbiamo avuti già troppi! Contrapporre famiglia a denuncia non può essere la domanda finale. Ma è pur vero che si deve partire da lì per andare oltre a quella domanda e battere la mafie (e i loro “insospettabili” complici) possibilmente senza mettere a rischio la propria vita, la propria attività lavorativa o la propria famiglia, così come in parte hanno imparato a fare anche in Sicilia, dove un tempo il problema era endemico.

Tutte le mafie sono accomunate da arroganza ed avidità. Tutte le mafie sono forti solo con chi è debole e con chi è isolato. Tutte le mafie detestano l’idea di diritto e di giustizia sociale. Tutte la mafie si nutrono di intimidazioni e di favori in cambio di silenzio e di complicità. Ma  tutte le mafie oggi temono, più del carcere, il rumore e la perdita di consenso, ma soprattutto una società consapevole e i gruppi organizzati.

E’ questa la chiave, senza la quale anche denunciare diventa davvero difficile se non impossibile.

Ed è quindi importante perseverare sul piano culturale, anche con le attivissime e numerose realtà associative del volontariato Alessandrino, continuando ad affrontare l’argomento nella prospettiva vincente del lavoro organizzato in rete.  Ma è anche importante dare strumenti. Ed è per questo che è nato da qualche anno il progetto “SOS Giustizia”, per l’accompagnamento e l’affiancamento alla vittime di usura e racket, già attivo in Piemonte e che sta operando anche su Alessandria, per ora attraverso lo sportello di Torino (http://sosgiustizia.liberapiemonte.it/  sportellotorino@libera.it Tel. 011 7576563).

Basta eroi solitari. La cultura mafiosa si può sconfiggere solo tutti assieme, perché se è forse vero per qualcuno che “pecunia non olet”, è certamente vero per tutti che la Speranza non è in vendita. Vale dunque la pena provarci!

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