Della vergogna e di possibili applicazioni

Domenicale Agostino Pietrasanta

kaoaIl Papa ha bollato quanto avviene a Lampedusa ed, in particolare, ciò che è avvenuto giovedì scorso, con una parola di fuoco e con toni diretti ed inappellabili. Non è ammesso, almeno a mio avviso, tentare una qualunque interpretazione riduttiva, esercizio gradito al perbenismo di tutti i livelli sociali, non esclusi (anzi!) i più popolari.

Non basta. Va prestata attenzione al registro interpretativo che consegue la forte espressione usata; e si tratta di un registro che chiama in causa, in prima istanza, anche se non solo, l’atteggiamento della solidarietà e, per il Cristiano come per chiunque voglia condividere lo stato della comune umanità, l’impegno ispirato alla carità; e dal momento che si tratta di un impegno che si realizza nella storia e nel concreto, va detto o tentato un percorso che individui i comportamenti della vergogna. Ovviamente per porvi rimedio ed altrettanto ovviamente con molti auguri.

Ed allora. Vergogna a chi vedendo il prossimo che sta morendo non lo soccorre, solo perché una legge sciagurata e causa accertata di sciagure, punisce il soccorritore. C’è un’inquietante analogia con il comportamento del sacerdote che non soccorre il massacrato dai briganti, nella parabola del samaritano, solo perché la legge gli intima di non cadere nell’impurità.

Vergogna ancor più grave a chi la legge ha voluto ed approvato, con la connivenza e la partecipazione diretta di chi ora rincorre le strade delle dichiarazioni di pietà solidale (!); vergogna per la sua indegnità, ma anche per  l’ottusa incapacità dei suoi promotori a capire i fenomeni ineliminabili dei processi storici. Ed oggi le grandi migrazioni stanno nei fatti; chi vuole impedirli con la legge fa come quella donna manzoniana che “stata giovane” (ma ormai non più) spera di ringiovanire cambiando la data di nascita all’anagrafe. Capisco che qui il richiamo risulta inadeguato ai drammi di cui parliamo, ma l’umana stupidità non si ferma certo ai piccoli giochi.

Vergogna a chi la legge non ha ancora modificato potendolo fare e vedendo benissimo che bisogna intervenire; vergogna per aver privilegiato il destino di un personaggio tanto astuto e capace, quanto letale per la democrazia della nazione; vergogna per aver ritenuta prioritaria la crisi finanziaria e più urgente il destino delle banche rispetto alla salvaguardia della vita di centinaia di migliaia di persone. So bene che certi problemi andavano affrontati, ma ci sono cose che vanno fatte (vanno!) ed altre che non devono essere tralasciate. E vergogna quando non si fanno per il quieto vivere, purtroppo di varie parti politiche.

E quando si darà corso a questa vergogna o, meglio, a questi capitoli di una vergogna nazionale, allora ci sarà spazio e motivo (solo dopo però) per richiamare la vergogna di un Europa indifferente o sonnolenta, salvo gli episodici risvegli quando ci scappa il morto o le centinaia di morti che si accumulano sulla coscienza collettiva di una civiltà che sembrerebbe radicarsi nell’ispirazione del Cristianesimo. Forse, invece di insistere sul richiamo esplicito alle radici cristiane nella Costituzione comunitaria, sarebbe stato più adeguato realizzare un’idea d’Europa solidale, attenta ai segni del processo storico, alle domande dei popoli della miseria che, inevitabilmente vengono a battere alle porte dell’opulenza. Altrimenti si rischia di confondere un regime di cristianità, in cui gli Stati si fanno portatori e braccio secolare delle prerogative ecclesiastiche con una fondazione indotta dal Cristianesimo in atto e in promozione della dignità degli uomini, senza distinzioni e senza discriminazioni. Non servono tanto le parole, servono le realizzazioni; non serve chiamarsi cristiani ed agire da pagani, serve di più essere cristiani, senza dichiararlo.

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