La Santanchè e la ragione popolare

Agostino Pietrasanta

santaAncora una volta, la “sincera” sfacciataggine della Daniela nazionale ci da una mano per capire; mentre Berlusconi afferma di aver votato la fiducia, sia pure con travaglio (nessun riferimento a nomi di persone), per l’interesse generale del Paese e degli Italiani a Lui (dice!) carissimi, la Santanchè afferma, senza reticenze, che lo ha fatto per salvare l’unità del partito; si è sacrificato, “ci ha messo la faccia” (la citazione testuale è d’obbligo) per salvare una forza politica, una parte da Lui fondata e fatta crescere.

Ci sono due osservazioni almeno; una ridotta a pura constatazione l’altra a deduzione inevitabile. La constatazione è molto semplice: se il cavaliere agisce per salvare il suo partito, non lo fa per l’interesse comune, a meno che si provi che la salvezza della sua parte e dei suoi leader si identifica con la vita della nazione, ma allora bisognerebbe almeno tentare uno straccio di dimostrazione e non limitarsi alla nuda affermazione. La deduzione sta nei fatti che accompagnano le esternazioni della Daniela. Da alcuni mesi il Berlusconi agisce solo in ragione del suo destino penale e, da sempre, in  funzione dei suoi interessi individuali;  ora, a meno di volersi negare alla forza dei fatti, un voto di sfiducia al governo lo avrebbe almeno indebolito in un gruppo di fedelissimi ridotti all’osso, se non addirittura isolato, almeno politicamente. Io non credo, come la quasi totalità dei cittadini, che la virata dell’ultimo momento lo abbia rinforzato, ma con ogni probabilità gli lascia uno spiraglio di speranza in soluzioni “mediate”, almeno per quanto attiene la sua decadenza da senatore; Lui lo spera ed io, che spero il contrario, gli potrei dire: “giova sperare, caro cavaliere, anche le illusioni, in mancanza di meglio, possono servire, soprattutto in presenza di un ceto politico non proprio eccezionale”.

Ciò che tuttavia mi rende più prudente nell’associarmi agli osanna, riguarda il destino dei dissidenti dei sedicenti moderati del centro/destra, in ragione degli eventi futuri. E ciò per due motivi; in fondo sono, rispetto al Berlusconi, degli scolaretti, dei vassalli (absit iniuria) che lo hanno servito e se ne sono serviti. Credete voi che simili personaggi possano reggere alle probabili, future ed imminenti forzature del capo di sempre? sinceramente non credo; resta da notare che, anche se certi colpi sono mortali per chiunque, il cavaliere potrebbe sortire qualche colpo di coda e se lo farà i suoi soliti seguaci, ora “traditori”, se ne dovessero scorgere l’interesse, troverebbero, con tutta probabilità, il modo “ragionevole” per riaprire il massacro contro il governo di cui fanno parte; ed una ragione per fare le guerre si trova sempre, altrimenti anche le guerre sarebbero ingiuste.

Per l’altro motivo, mi serve qualche parola in più. Ha ragione il Presidente Napolitano a temere che si ritorni ai soliti tiri al piccione, al gioco al massacro, con relativo blocco dell’azione di governo ed ha ragione Letta quando accenna alla ripresa “vigorosa” dell’azione di governo. Hanno ragione perché la politica si fa anche con le parole, ma (aggiungerei io) soprattutto coi fatti. E l’unico modo per evitare il gioco al massacro sta nell’ affrontare alcune questioni ben individuate, magari prendendo spunto dall’intenzione manifestata dai “ribelli moderati” di voler costituire il gruppo dei “popolari”. Potrebbe essere un’idea, ma diventerebbe un insulto alla tradizione del popolarismo, se non si facessero seguire alcuni interventi che, al netto degli inevitabili ed anche radicali aggiornamenti, quella tradizione potrebbe suggerire.

Potrebbe suggerire ad esempio che la ragion di Stato si fonda su regole condivise e che al di fuori di tali regole, non c’è nessuna sovranità popolare da far valere, dal momento che è provato che il consenso popolare ha premiato spesso le dittature, ancor più delle democrazie. Ne viene come conseguenza che anche i sistemi elettorali si fondano su regole che organizzano e sistemano il consenso. E poiché sulla riforma elettorale tutti dicono la relativa urgenza, la facciano; se bisticceranno per accordarsi, vorrà dire che lo faranno per un motivo serio e non per redimere le conseguenze dei comportamenti illeciti dei padroncini, unti dalla “volontà popolare”.

Potrebbe anche suggerire, nella logica di un’idea di Stato e delle istituzioni al servizio della domanda sociale, che non c’è crescita (tutti la invocano) senza formazione e se le nostre Università reggono il fanalino di coda nelle graduatorie mondiali, bisognerà pur intervenire se vogliamo una futura classe dirigente capace di competere a livello globale.

Potrebbe ancora suggerire, la tradizione popolare, che il funzionamento delle istituzioni è indispensabile alla costruzione della città dell’uomo e se il bicameralismo perfetto, in altre situazioni storiche comprensibile, oggi blocca il sistema, si deve provvedere. Tutti vogliono intervenire; adesso lo facciano, magari tagliando drasticamente il numero dei parlamentari; bisticceranno, si scanneranno per farlo? Almeno avremo la soddisfazione di vedere che lo fanno per dei motivi validi. E non si accantoni nulla per il quieto vivere, perché i problemi non risolti costituiscono dei bumerang potentissimi.

Potrebbe anche suggerire di far pulizia dei poteri corporativi, tanto più forti quanto più debole è la politica e magari si avranno prove non solo della sincerità di una parte politica, ma di tutte le parti, non escluso il PD la cui tradizione, per molti versi a me più vicina, non ha tuttavia mancato di accettare o favorire clientele tradotte in lobby , oggi inattaccabili senza una convergenza di impegno delle forze (ma dove sono?) politiche.

Ed infine, ma sempre a titolo esemplificativo: cosa se ne fa delle province? Se sono necessarie non parliamone più e non diamo motivo di conflitto al limite del massacro tra opposte fazioni; se non lo sono si intervenga. Anche qui se ci saranno giochi al massacro, almeno ce ne sarà ragione.

E tuttavia se vogliamo che il gioco al massacro non si riduca alle ragioni dell’interesse di parte, corporativo o individuale, non vedo altro modo che di metter mano a ciò che tutti sanno benissimo di dover fare. Pena, la ulteriore deriva delle elite politiche e della loro credibilità.

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