Bilanci comunali e virtù del silenzio

Domenicale Agostino Pietrasanta

prossoLo scenario nazionale è tanto devastato ed il futuro ipotizzabile tanto inquietante che non oso metterci penna. Mi tengo basso, al livello delle nostre domestiche disgrazie.

Non riesco a spiegarmi, salvo indovinare, pensando male, il motivo per cui si continui a rimestare solamente sul quadro critico in cui galleggia l’Amministrazione comunale, con ragioni talora plausibili e altra volta strumentali, ma sempre parziali. Prendiamo, ad esempio,  la questione dello squilibrio tra entrate ed uscite in corso d’anno cui ha dovuto far fronte la giunta, quando ha raccolto la gloriosa eredità della precedente maggioranza. Si può concordare sul fatto, e personalmente concordo, al netto delle debite responsabilità dei precedenti amministratori, che si sarebbe dovuto agire con la determinazione che qualcuno non riesce ad individuare e non solo sul pur indispensabile risanamento; si può anche capire che l’insistenza con cui si è ripetuto dalle parti politiche interessate che il dissesto poteva non essere formalizzato, abbia confuso le idee e la credulità dei cittadini avvezzi alle  incursioni di non pochi media locali; si possono capire tante cose, ma non si ricorda che il differenziale tra entrate ed uscite annue, all’insediamento della giunta era di ben 46 (quarantasei) milioni di euro e che per effetto della legge sul dissesto tale spareggio doveva essere corretto nel corso del 2012. Vari e ripetuti interventi hanno reso possibili due risultati: si è ottenuto il rinvio di un anno e dunque al 2013 il risanamento e la riduzione, nel corso di quest’anno, a 6 (sei) milioni il differenziale tra entrate ed uscite.

Questa la situazione che ci pare si possa presentare; certo, il risultato è la conseguenza di  sacrifici che hanno coinvolto lavoratori e cittadini e dunque molto sgraditi a tutti ed in particolare a quei rappresentanti sindacali che conoscono bene la strada stretta ed inevitabile che si sta percorrendo; e tuttavia poiché il consenso rimane il loro obiettivo prioritario, fanno finta di credere che di strade ce ne fossero altre, magari facendolo sostenere da autorità (mi è rimasta nella penna la parola autorevolezza) nazionali, estranee, anche per difetto di adeguata informazione, alla vita cittadina.

Ora però i nodi vengono al pettine, perché quei 6 milioni di differenziale non possono essere ammessi e poiché bisogna onestamente constatare che l’autorità interna alla giunta, talora fa difetto, può succedere che venga alla luce (!) una soluzione non solo inopportuna politicamente, ma non ammessa legalmente: mettere in tempo parziale i dipendenti “volontari”.

Ora mi siano permesse alcune osservazioni. Va bene che i sindacati, per i summentovati motivi, urlino solo contro il maldestro tentativo, ma che i mezzi di comunicazione, pur rilevando la sua improponibilità, non ricordino il quadro complessivo e la storia della situazione costituisce perlomeno un censurabile malvezzo.

Ancora. Si dice che la proposta, a quanto pare elaborata da un assessore, non può essere considerata che un esercizio “di scuola”;  va però aggiunto che gli esercizi “di scuola” apprezzabili in un corso di aggiornamento, non sono adeguati quando si amministra, soprattutto se si pretende di mettere in tempo parziale “volontario”  dei lavoratori comunali che a diversità di quelli delle partecipate sono ormai ridotti a stipendi di pura sufficienza. E, per completamento di discorso, sembrerebbe che anche i dipendenti delle partecipate siano obbligati a contare i giorni dei benefici indotti dagli “usi e consuetudini” delle illuminate disposizioni del Pier Carlo. Valga, come chiarimento, ciò che potrebbe succedere ai lavoratori AMIU, nel passaggio/riassunzioni ad ARAL.

Forse il silenzio, magari con contestuale “morso della lingua”, potrebbe essere una virtù, soprattutto quando si fruisce dalla collaborazione di alcuni dirigenti (non tutti!) che, uomo o donna, (la par condicio è pur sempre un’encomiabile virtù) non farebbe caso al senso delle istituzioni, a fronte del proprio interesse personale.

Ora, io credo che, ridotto lo spareggio d’anno, nelle cifre che sembrano credibili e che abbiamo indicato, una soluzione si troverà, magari con una manovra contabile, magari con una nuova spremitura del cittadino, magari con qualche altra diavoleria; resta inteso che il tempo parziale “volontario” è saltato per mille motivi, ma con la coda di una brutta figura, la quale con un po’ di prudenza poteva essere evitata.

Anche questo fa parte di un’adeguata capacità amministrativa.

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