La famiglia al centro, per cambiare

Carlo Baviera

famTorino al centro di iniziative importanti. Si sono infatti ritrovati, da giovedì 12 a domenica 15 settembre, nel capoluogo piemontese i Delegati delle Diocesi italiane e delle aggregazioni laicali che operano nei diversi settori della pastorale, dell’educazione, del volontariato in occasione della 47^ Settimana Sociale dei cattolici italiani.

E’ questo un avvenimento che prosegue dal 1907, attraverso cui una componente della società nazionale cerca di contribuire al bene comune. Affrontando di volta in volta un argomento di interesse civile e sociale si formulano proposte e obiettivi, in spirito di servizio, che si ritengono validi per l’intera nazione.

L’argomento di questa 47^ edizione era: La famiglia, speranza e futuro per la società  italiana. Sull’argomento famiglia e sulle tante sfaccettature che la riguardano si è accentrata l’attenzione dei relatori e il lavoro della commissioni. Famiglia ed educazione, famiglia e fisco, famiglia e welfare, l’abitare la città, il rapporto con le famiglie immigrate, ecc. Temi concreti, ma non solo; si è anche rimarcato l’aspetto antropologico e l’importanza della famiglia come nucleo della società.

Il Documento Preparatorio sottolineava che: “Nel creare l’essere umano a sua immagine, Dio lo fece «maschio e femmina» (Gen.1,27). Così il testo biblico riflette sulla doppia polarità di cui l’umanità è composta. Tale polarità non è frutto del caso, né di un mero sviluppo biologico, ma rivela la vocazione profonda di ogni essere umano al dono di sé all’altro. [..] La differenza sessuale ci parla di una comunione originaria che ci costituisce, svelandoci la nostra identità relazionale. Per questo, il corpo e la sessualità non potranno mai essere visti come pura materia a nostra disposizione, ma come dotati di un disegno intrinseco in essi: la meravigliosa possibilità di vivere la comunione nella differenza. [..] Il miracolo dell’Amore scritto con l’iniziale maiuscola proprio per simboleggiare che nell’amore umano è iscritto il mistero stesso di Dio, che «è Amore» (1Gv.4,8). […] Chiamati a vivere non nella solitudine ma nella comunione, la donna e l’uomo trovano nella famiglia il luogo storico esistenziale nel quale vivere quotidianamente l’amore attraverso l’alterità, conformemente al mistero iscritto nel loro stesso essere. L’amore autentico, poi, non chiude i coniugi nel guscio di un rapporto a due, ma li apre ad accogliere la totalità del loro destino che, senza negare la forza e la bellezza del legame, si apre a qualcosa di ulteriore, che è sempre più grande della somma delle parti. Questo dinamismo relazionale e aperto all’alterità è il nocciolo generativo della famiglia; esso si esprime anche nella generazione biologica, ma è da comprendere in un senso più ampio”.

Serviva però andare oltre, tenendo conto della concreta realtà e situazione culturale attuale. Affrontare le perplessità, le incertezze, le difficoltà di molti, anche credenti, con il dialogo, con la compagnia, con l’annuncio della verità sull’uomo (e sulla famiglia) con carità, con lo stile che ci suggerisce Francesco: Non possiamo ignorare la sofferenza di tante famiglie, dovuta alla mancanza di lavoro, al problema della casa, alla impossibilità pratica di attuare liberamente le proprie scelte educative; la sofferenza dovuta anche ai conflitti interni alle famiglie stesse, ai fallimenti dell’esperienza coniugale e familiare, alla violenza che purtroppo si annida e fa danni anche all’interno delle nostre case. A tutti dobbiamo e vogliamo essere particolarmente vicini, con rispetto e con vero senso di fraternità e di solidarietà”. E la recente intervista del Papa a Civiltà Cattolica conferma questa “urgenza”. Questa consapevolezza c’è stata in tanti interventi durante i lavori di gruppo, forse più che di chi dal palco si soffermava più sui fondamenti e sui valori.

Infatti una serie di proposte interessanti, anche se non sempre nuove, si riscontrano nelle relazioni finali:   sviluppare relazioni tra le famiglie, alleanze tra tutte le Agenzie educative per affrontare le situazioni di Fragilità, Frammentazione e Solitudine Educativa, ma anche offrire luoghi di ascolto e di accoglienza (ad esempio nei consultori) o riproporre una genitorialità sociale che va al di là delle cure domestiche “ribaltando” il Rapporto Istituzioni – Società – Famiglia parlando invece di Famiglia-Società- Istituzioni; si è parlato di disfunzione generalizzata degli Organi Collegiali che determina una mancanza di partecipazione, ma anche di passaggio dalla partecipazione alla corresponsabilità (e non solo a livello scolastico, ma anche nella polis); si è insistito sulla libertà educativa (ma di chi? delle famiglie? dei docenti? degli studenti? delle scuole?), di pluralismo educativo negato nonostante la legge 62/2000 riconosca che il Sistema Scolastico Nazionale Integrato è costituito da Scuole Statali e da scuole Paritarie, ma si è anche insistito sul fatto che non basta investire massicciamente nella scuola per rimediare al ritardo che i dati sulla condizione occupazionale dei giovani evidenziano (servono anche capacità non cognitive), sostenendo riguardo ai temi lavoro e mercati, l’alternanza scuola-lavoro, promozione di tirocini, forme innovative di sostegno alla creazione di impresa, quali fondi di garanzia, programmi di microcredito, crowd-funding, oltre a nuovi stili di consumo orientati alla sobrietà (più beni pubblici e comuni e relazionali e meno beni privati).

Se era scontato il sostegno al “Fattore Famiglia”, basato sull’introduzione di una area non tassabile proporzionale al carico familiare reale, non lo era la critica all’abolizione di una imposta patrimoniale, insieme alle perplessità sull’aumento dell’IVA (manovra regressiva che influisce pesantemente sui redditi più bassi); se era prevedibile l’indicazione agli enti locali per azioni positive per la famiglia(Mezzi pubblici fortemente scontati ai figli; Libri scolastici gratuiti, anche a famiglie con figli in scuole paritarie; Sconto bollette a famiglie con figli; tariffe sui rifiuti e imposte sui servizi non penalizzanti i nuclei familiari numerosi e che premino i comportamenti virtuosi) oppure la richiesta di criteri ISEE più equi nel riconosce il peso reale dei figli, forte è stata la proposta dell’attribuzione di un voto anche per i figli: ogni figlio minore un voto.

Se per il welfare si è individuata la soluzione di un welfare dell’ “et et”, non dell’“aut aut”, per essere capaci con elasticità di rispondere alle esigenze dei territori: Welfare state e welfare community, dunque, sussidiarietà e solidarietà, mai disgiunte; piano ecclesiale e piano civile, distinti, ma armonizzati. Un salto qualitativo da una logica assistenzialistica parcellizzata sulla famiglia a una logica “abilitante”, per rendere la famiglia soggetto attivo a pieno titolo, interlocutore istituzionale riconosciuto per politiche “family friendly”; ma anche il sostegno al “reddito minimo di inclusione sociale”, ai  fondi per casa e microcredito, e la proposta di “condomini solidali” e di riconoscimento della cittadinanza e della partecipazione attiva alla vita sociale per immigrati, e pratiche capaci di diminuire la separatezza fra le comunità ecclesiali e le comunità immigrate (nei consigli pastorali parrocchiali e diocesani, anche di grandi diocesi, le persone di origine immigrata sono rarissime); e c’è stata la denuncia per le famiglie (anche cattoliche praticanti) che sfruttano gli immigrati e le immigrate: nelle loro case, nei campi, nel lavoro, e di chi li fa oggetto di pregiudizi volgari.

Si è insistito sul ruolo della famiglia come interlocutore rispetto alle politiche urbane, a progettazioni urbanistiche partecipate, ma pure alla rappresentanza attiva nei consigli di quartiere con un ruolo non solo consultivo, riconosciuto anche negli statuti locali; oltre all’importanza della disponibilità di luoghi di incontro, di relazioni (spazi per gioco, tempo libero, sport, biblioteche, spazi verdi, centri culturali) evidenziando il progressivo impoverimento e perdita demografica dei centri minori a seguito di tagli nelle infrastrutture mettendo in crisi città e paesi che sono più a misura di famiglia.

I casi di Pozzuoli, Taranto, Casale Monferrato, Sulmona ricordati  all’interno della prevedibile osservazione di rigenerare le periferie violate del creato e di conversione ecologica a stili di vita intessuti di sobrietà e di cultura della bellezza, insieme al rifiuto del ricatto dello scambio tra lavoro ed ambiente, si intrecciano con la richiesta di attivare pratiche imprenditoriali socialmente responsabili, e di “Coltivare la memoria” (nell’incontro tra generazioni e nella trasmissione di esperienze) e custodire il futuro con iniziative come la Giornata del Creato e quella del Ringraziamento per far crescere un’attiva cittadinanza ambientale, soprattutto fra i giovani e nelle comunità credenti.

Senza rinunciare ai propri valori di fondo, si possono (e si devono) cercare convergenze su questi temi; perché il dialogo tra cattolici, credenti di altre religioni, non credenti di ogni provenienza culturale è possibile ed auspicabile su questi temi, proprio per individuare percorsi di futuro, sorretti dalla speranza.

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