Papa Francesco: pensieri personali

Domenicale Agostino Pietrasanta

PAPConfesso di non aver ancora letto l’intervista concessa dal papa a “Civiltà cattolica”: lo farò quanto prima. Tuttavia ciò che mi colpisce di più, nel complesso degli interventi di Francesco, è l’approccio pastorale, intriso di misericordia e di attenzione alla vicenda dei singoli e dei popoli. Il papa, quando afferma di voler raggiungere le frontiere dell’umanità, riafferma il metodo di un cammino di comunione, riafferma il metodo del cammino comune degli uomini. Lo hanno fatto anche altri uomini di Chiesa (si pensi al card. Pellegrino ed alla pastorale del “Camminare insieme”); qui però c’è l’autorevolezza e l’autorità del papa, c’è lo stampo del ministero petrino e c’è, soprattutto, un’insistenza che si fa metodo di governo. Il metodo della misericordia (la medicina della misericordia di papa Giovanni)  si radica coi caratteri di una prassi tanto straordinaria che persino le situazioni di devastazione della curia vengono affrontati con tali discrezione e rispetto delle persone che, almeno per alcuni casi, solo l’amore ed il perdono predicati da Cristo e presenti nell’Evangelo riescono a motivare.

Ciò premesso, mi ritorna presente e, per taluni aspetti insistente, la voce di un amico ben più giovane di me che afferma di aspettarsi, nel futuro, anche di più del pur rilevante approccio pastorale: si aspetta alcune indicazioni di progresso nel più impegnativo insegnamento del magistero.

E qui mi permetto pensieri personali, in libertà. In effetti, quando il papa afferma che fra i principi non negoziabili, c’è ben di più della solita precettistica, pur ribadita, del rispetto della vita; quando dice che fra di essi c’è quello della legalità, dell’accoglienza, della solidarietà vissuta coi poveri, del perdono e della misericordia, introduce sì una nuova temperie pastorale, un diverso respiro ad una Chiesa coinvolta con le vicende della storia, ma finisce anche per ribadire una componente dottrinale dell’ecclesiologia, su cui il Concilio aveva ragionato e su cui successivi interventi avevano introdotto una componente di rimozione e forse di abrogazione.

Per scendere tuttavia un po’ più nel concreto, farò presenti alcune curiosità: ripeto, personali. Prendiamo ad esempio il problema della contraccezione, sul quale la Chiesa, almeno in linea di principio sembra marcare distanze abissali coi comportamenti non dirò dell’uomo contemporaneo, ma della maggior parte dei credenti praticanti. Per parte mia, motivi anagrafici mi renderebbero estraneo alla questione, ma è risaputo che Paolo VI era letteralmente angosciato dal problema e che, se alla fine cedette alla minoranza di una commissione che aveva istituito per studiarlo; se aveva ignorato, almeno nelle disposizioni di magistero, l’apertura della maggioranza, ciò potrebbe essere imputato al contesto del momento, alla situazione di contestazione, per certi aspetti confusa che vigeva anche all’interno della Chiesa. Cosa ne sarà adesso? Si può sperare in un’indicazione più attenta alla domanda che emerge dal mondo ecclesiale ed ecclesiastico?

Il papa ha ribadito il no al sacerdozio femminile, ma ha anche detto che le donne devono svolgere ruoli di governo all’interno, mi par di capire, della Chiesa. Dico semplicemente che sono curioso di capirne e constatarne le conseguenze. Le quali conseguenze ci saranno: basta un po’ di attenzione alla coerenza che Francesco ha sempre dimostrato rispetto ai suoi pronunciamenti.

Infine il celibato dei preti. Si continua a ripetere che non si tratta di un dogma e si continua a constatare la difficoltà sempre crescente da parte di molti a capirne le ragioni che lo rendono obbligatorio; altra cosa sono le libere scelte personali. Ci saranno novità? Sarebbe un percorso che faciliterebbe, sia pure con inevitabili impatti problematici, la strada della condivisione. Peraltro oggi in genere, la condivisione con i compagni di viaggio è una condizione inevitabile di ogni sacerdote. A volte, per capire, la pratica val più della pur indispensabile teoria.

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