Il limite tra il “diritto di difesa” e l’impunità

Il punto  Sandro Strozzi

vioE’ comprensibile che i deputati e i senatori del PDL – e chi continua a trarre vantaggi dalla “popolarità” e dai voti del Cavaliere e teme che la sua caduta, sia pure di origine giudiziale, possa interrompere la propria carriera – ricorrano ai più cavillosi argomenti per eludere o almeno ritardare il pericolo che incombe anche su di loro.

Del resto sono circa venti anni che il partito berlusconiano – costituito da funzionari provenienti dalle società di Berlusconi, dai suoi avvocati, da personaggi che, privi del suo appoggio, non otterrebbero neppure un voto  nelle assemblee condominiali – rappresenta non gli interessi del popolo italiano, ma quelli del suo fondatore: in tutto questo periodo il parlamento ha destinato una buona parte del proprio tempo per approvare misure dirette ad impedire (si pensi alle abbreviazioni dei termini di prescrizione che gli hanno consentito di evitare che la Giustizia si concludesse con una sentenza di merito) o a ritardare i numerosi processi penali nei quali Berlusconi era ed è coinvolto.

Appare invece inspiegabile che il colpo inferto al principio di uguaglianza provenga da alcuni esponenti del PD.

Sostenere che il diritto di difesa deve essere ancora assicurato dopo che una sentenza, superati i tre gradi del giudizio (e nei quali il Cavaliere aveva schierato un esercito di avvocati e aveva posto in essere tutte le eccezioni possibili e anche quelle non possibili) e i “lodi” parlamentari, è diventata definitiva e si tratta semplicemente di darle esecuzione, significa demolire quel principio di uguaglianza dei cittadini che un partito di sinistra o di centro sinistra o comunque liberale, non può tradire.

A nessun altro cittadino condannato con sentenza definitiva infatti sarebbe consentito di ritardare l’applicazione della sanzione dell’interdizione dai pubblici uffici e nel caso ora in discussione, a prescindere dalla retroattività o meno della c.d. legge Severino, si tratta di prendere finalmente atto di ciò.

Perchè mai il parlamentare – il cui status già comporta una serie di assai inique prerogative e che, nel caso specifico, ha goduto di norme fatte su misura per lui ed in passato ha già evitato, anche grazie ad interventi normativi ad personam, possibili sentenze di condanna – dovrebbe beneficiare di altri privilegi che non trovano fondamento nella legge penale, ma in un’estensione di presunti diritti di difesa di cui nessun altro cittadino fruisce ?

Perchè mai dovremmo aggiungere privilegi a privilegi, interpretando tali norme in maniera estensiva ?

E proprio nel momento in cui questa classe politica si rivela incapace di rispondere alle aspettative della popolazione e di rinunciare a taluna delle incredibili e talvolta inqualificabili immunità, si deve paradossalmente assistere all’inspiegabile tentativo di taluni esponenti del PD diretto a portare soccorso al parlamentare condannato, con il pretesto di rispettare un ennesimo inesistente diritto di difesa.

Sosteniamolo il diritto di difesa, ma, una volta tanto, a favore del cittadino che non sa più come porre fine alle furberie, alle evasioni, alle diseguaglianze e, diciamolo pure, alla corruzione che da decenni infesta il nostro paese.

Dobbiamo tenere distinti, una buona volta, il diritto di difesa dall’ all’impunità, perchè di questa pretesa oggi si tratta.

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