Ma a noi giovani serve una scuola politica

Il dibattito sul futuro del Cattolicesimo Democratico 2 ● Giacomo D’Alessandro

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Mi spiace di non rientrare nelle categorie di interlocutori auspicate nei due post precedenti sul futuro del cattolicesimo democratico (Baviera e Ciani N.d.R.). Ho 23 anni e sono uno studente che di cattolicesimo democratico, a dir la verità, sa ben poco, al di là di qualche lettura su riviste ecclesiali. Eppure, mi son detto, è proprio questo ad essere rilevante. Mi sembra che nessuno si sia preoccupato – in fase di analisi quanto in fase programmatica – di fare un cenno al coinvolgimento dei giovani, alla trasmissione dell’esperienza storica e politica, alla proposta di spazi di confronto e formazione che magari a partire dal bagaglio prezioso del cattolicesimo democratico potrebbero costituire quella scuola di politica che a noi ventenni – cresciuti sotto il berlusconismo – manca del tutto.

Pongo la questione in maniera forse un po’ irriverente, ma lo faccio proprio per la stima che nutro nei confronti di esponenti ed esperienze del cattolicesimo democratico, che per chi coltiva un’idea di Chiesa aperta e in dialogo col mondo ha rappresentato spesso una delle poche alternative di pensiero politico ad ispirazione cristiana, uno dei pochi esempi di presenza politica non prona alle gerarchie né mercificante la religione a scopi elettorali, ma capace di laicità, autonomia critica, impegno a collaborare con le altre forze positive della società su battaglie comuni.

Dal basso della mia inesperienza ma con convinzione vorrei che questo fosse uno spunto chiaro. Un ragazzo con qualche esperienza ecclesiale alle spalle probabilmente leggerà i contributi sul tema senza capirci granché (figuriamoci i più lontani ancora), sia per mancanza fisiologica di esperienze in comune sia per mancanza di formazione, o almeno di testimonianza nel corso della sua esperienza, di questa parte di storia contemporanea della Chiesa e della società. Ma se ne venisse a conoscenza, probabilmente troverebbe spunti utili per un suo eventuale impegno in politica, o almeno di buon cittadino cristiano.

Può essere vero come dice Ciani – forse con un po’ di pessimismo – che una stagione giunge al suo naturale esaurimento. Ma troverei ingiusto, da aspirante cristiano e cittadino in formazione, che questo significasse per chi ha vissuto quella stagione lasciar sparire il piccolo grande patrimonio politico che contiene. Lavoriamo piuttosto insieme per un sano recupero – sgrassato delle nostalgie da “tempi d’oro” e degli “accanimenti terapeutici” su strutture e organismi – e quindi uno scambio intergenerazionale di tutti quegli elementi (esempi storici e politici, percorsi sviluppati, contenuti elaborati, “maestri” di riferimento) che alle nuove generazioni possono fornire quella “scuola politica” di cui si trovano prive con non poco spaesamento.

Da un punto di vista più pratico ritengo che non sia più il tempo di aggregazioni politiche – piccole o grandi che siano – etichettate esplicitamente come cattoliche o cristiane. Vedo più praticabile (nelle nuove dinamiche da società liquida) investire su una buona formazione dei singoli individui interessati, i quali si “infilino” come sale e lievito nelle aggregazioni che di volta in volta si contenderanno l’amministrazione locale o nazionale, secondo coscienza. E’ all’interno degli spazi ecclesiali che occorre suscitare gruppi di discussione e formazione politica a partire da una lettura incarnata della Bibbia; penso ad alcune buone esperienze di gruppi biblici promosse tra gli altri dai Gesuiti e dai Comboniani.

Si tratta d’altronde di un discernimento personale che conduca alla scelta e all’azione, in ricerca della giustizia evangelica, cui il metodo ignaziano si presta bene. Il momento storico è adeguato per aprire un’elaborazione politica fatta di esempi e modelli concreti venuti fuori frammentariamente dal dopoguerra ad oggi, un’elaborazione che sappia unire l’esperienza e le intuizioni del cattolicesimo democratico alla lettura del mondo dei giovani con i nuovi strumenti e linguaggi di cui sono nativi. L’obiettivo non può che essere l’attuazione graduale di alternative di sistema, a partire da una continua lettura attualizzata della Bibbia e dal mettere in primo piano la giustizia evangelica come motivazione politica di credenti e non credenti.

In sintesi, un possibile futuro è far fruttare il buono del bagaglio accumulato per offrire opportunità, stimoli, presenza, restando aperti alla diversità imprevedibile delle nuove dinamiche relazionali e sociali.

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