Papa Francesco, i ricordi ed i clericali

Domenicale Agostino Pietrasanta

dualSarò sincero: questa settimana, probabilmente a causa del dormiveglia ferragostano, non mi spuntava l’idea buona per la nota domenicale. Sul dramma dell’Egitto mi mancano notizie di prima mano e, per quanto emotivamente coinvolto, non mi sento di commentare solo per sensazioni; sulle questioni nazionali, almeno durante le ferie, mette conto di stendere un velo di rispettosa carità; sul locale, si respira aria di una bonaccia che sarà pure foriera di eventi futuri, ma un po’ di speranza (o di illusione) ce la vogliamo concedere. Il fatto è che non mi trovo nulla tra le mani; meglio, nulla fino a ieri sera, venerdì 16 agosto.

Poi mi è capitato di seguire la trasmissione su Paolo VI alla televisione di Stato; su di essa non commento, dirò solo che c’era del buono e dell’approssimativo. Sta di fatto che mi ha risvegliato il gradevole ricordo di quei tempi, quando, sia detto di sfuggita, la presente sorpresa della vecchiezza era per me molto lontana.

Non vi negherò la sensazione di una buona nostalgia, anche tra l’altro nel richiamo alle vicende della Chiesa locale, a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta. Vescovo di Alessandria era un bresciano, vivace ed estroverso; non appena ti incontrava, senza distinguere tra prete o laico ti investiva con una foga simpaticissima e ti metteva a parte dei suoi progetti pastorali tra i quali c’era, parte non marginale, la costruzione di Chiese, l’erezione di Parrocchie, la realizzazione di una casa di esercizi spirituali, usata oggi dai seminaristi e dal relativo studentato teologico per parecchie diocesi del territorio. Fu per questo che qualcuno, per simpatica celia, ma non senza una punta di contestazione, parlò di “pastorale del cemento”. Ovviamente il nome non ve lo dico così nessuno  potrà presumere di averlo individuato (?).

Va detto per la precisione che in dottrina era sostanzialmente un conservatore, anche se parlava con sincero rispetto del Concilio ed attuò con convinzione molti aspetti della riforma liturgica. Era anche un incorreggibile democristiano nonché un convinto sostenitore dell’azione cattolica e della sua egemonia tra le organizzazioni laicali, tanto che per Lui la cosiddetta “giunta diocesana” soppressa con la statuto del 1969, rimaneva di fatto in piedi, con la funzione di consulta per tutto l’apostolato laicale.

Resta però che nella pastorale sapeva distinguere con una lucidità che molto spesso sorprendeva anche coloro che presupponevano di conoscerlo. Aveva concesso in affitto all’amministrazione comunale una sala del centro cittadino e l’amministrazione era social/comunista. Ora accadde che, durante una riunione del Consiglio  pastorale, un gruppetto agguerritissimo di laici lo attaccò proprio per questo, con un’acredine di marca clericale tanto acuta da far invidia alle più speciose ragioni (?) di tradizione inquisitoria. Peraltro è di comune acquisizione che il clericalismo dei laici è più micidiale della più reazionaria chiusura di qualunque vescovo, almeno di quelli che ho avuto l’occasione di conoscere e di praticare. Il bresciano lasciò parlare tutti, poi pacatamente concluse: primo, sono il vescovo di questa Chiesa, aperta a tutti per un comando che sta al di sopra di me e dunque aperta anche ai comunisti; secondo, se in questa città (siamo negli anni settanta) facessi guerra all’amministrazione social/comunista, avrei riscontri pastorali (e sottolineò pastorali) devastanti; terzo, sono venuto per annunciare il Vangelo, chiedo anche a voi di darmi una mano, se voi volete scegliere la contrapposizione ideologica, o farò da solo o mi farò aiutare da altri. Si alzò ed abbandonò la riunione, tra i sorriseti di alcuni di noi e la canea urlante dei clericali.

Costoro, le armi non le depongono mai: provate a seguirli e, anche oggi, sono sempre gli stessi. Arrivano a lodare papa Francesco, ma subito dopo vanno chiosando che, dopo la sua visita a Lampedusa gli immigrati sono lievitati ed è inutile spiegare loro che l’immigrazione ha ragioni tanto complesse da essere ormai da mettere nel conto per affrontarne i fenomeni con programmata coerenza. La loro ideologia li porta lontano da qualunque possibile dialogo; non ne venite fuori, tempo perso.

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