Immeritocrazia

Angelo Marinoni

morE’ recente la notizia della riconferma dell’Ing. Moretti alla guida del gruppo Ferrovie dello (sembrerebbe) Stato. Seppur si tratti di persona capace e intelligente sono quelle notizie che mettono di cattivo umore tutte quelle persone che ogni giorno combattono guerre per migliorare il mondo dove vivono, quelle persone che, certo ambiscono a migliorare la propria vita e la propria posizione, ma lo fanno con l’etica del rispetto del vivere comune, dell’equità sociale, della storia e dell’ambiente. E’ un malumore giustificato dal fatto che i presunti mirabolanti risultati raggiunti dal gruppo Ferrovie (in teoria) dello Stato vanno letti e commentati alla luce della rete ferroviaria nel suo complesso, non limitandosi alla tanto scenografica quanto inutile (e un po’ dannosa viste le limitazioni alla circolazione del materiale termico) Torino Porta Susa, alla cattedrale della stazione Medio Padana, alla stazione Alta Velocità di Bologna: tutti momenti topici da taglio di nastro da parte dell’ingegnerissimo, ma sarebbe forse opportuno contare quanti chilometri di ferrovia efficiente c’erano in Italia prima della cura Moretti, o meglio della politica dei trasporti da lui gestita, e quanti ce ne sono ora, sarebbe opportuno verificare lo stato complessivo del materiale rotabile, non solo i super treni che fanno il verso agli aeroplani, come sarebbe opportuno verificare perché i momenti di efficienza di Trenitalia fuori dall’Alta Velocità sussistono solo quando questa è in società e non come socio organizzante con altre realtà: Trenord per tutte.

L’A.D. più blasonato dei baracconi di Stato, vivissimi nonostante mille leggi e direttive CEE, proprio in Alessandria si è prodigato in consigli quando non reprimende, verso chi difende le ferrovie inutili invece di cercare connessioni con l’Alta velocità: bel modo di vantarsi di aver favorito la cancellazione di un terzo della rete ferroviaria piemontese, la più capillare d’Europa,  sostenendo che le linee erano poco frequentate e inutili: sicuramente una ferrovia il cui esercizio viene programmato da un incapace nella migliore dell’ipotesi da un guastatore nella più probabile e una ferrovia che viene esercita a suon di soppressioni, cancellazioni, ritardi, assenza d’informazione probabilmente non avrà tutta quell’affluenza di viaggiatori … Vantarsi di aver fatto la scelta corretta nel sopprimere una ferrovia (patrimonio di tutti, lo si ricordi invece di contare gli scontrini dei politici) perché non si è stati in grado di gestirla è offensivo. Quando questo fenomeno colpisce migliaia di chilometri della rete ferroviaria nazionale vedere confermata la gestione che questa politica dei trasporti ha portato è insultante di chi tutti i giorni fa il proprio dovere.

Quest’inverno, mentre ero in cerca di inquadrature, sono capitato nella stazione di Cassine, lungo la ferrovia Alessandria – Savona, una delle poche ferrovie ancora vive, seppure agonizzante, della rete complementare piemontese: non c’era un solo cartello, un solo quadro orario, una sola indicazione: se una persona estranea al luogo fosse stata catapultata in quella stazione non avrebbe saputo dove si trovasse, se la ferrovia fosse stata attiva, quali treni, nel caso, sarebbero passati e per dove, ovviamente allora come adesso le biglietterie non esistono, e comunque i biglietti non vengono mai controllati a dimostrazione del fatto che le ferrovie non vengono chiuse per la scarsa frequentazione, ma per una strategia, criminosa secondo me, di politica dei trasporti messa in atto da certe amministrazioni locali e dallo spostamento del “core business” del gruppo FS dalla ferrovia Nazionale all’alta velocità.

Le Ferrovie dello Stato sono nate nel 1905 con lo scopo di gestire al meglio e con la massima accessibilità a tutte le classi un elemento chiave della vita sociale e economica di un Paese. Le ferrovie vennero nazionalizzate da un liberale! Di Giolitti si ricorda la battuta sull’impossibilità del risanamento delle ferrovie e non si ricorda quale politica dei trasporti attuò il Suo Governo liberale e quale politica venne attuata per creare un Paese che si ostina a non diventar maturo.

Qualcuno che lavora nei palazzi di Piazza della Croce Rossa a Roma le ha lette quelle frase di Cavour piazzate nel bel mezzo della sala della stazione di Roma Tiburtina oppure le ha messe lì come fanno quelli che comprano i libri perché stanno bene nelle librerie di mogano?

A questo proposito la risposta stizzita del gruppo FS alle critiche che vengono mosse alla sua gestione, che non è opinabile, basta farsi un giro sui treni italiani non ad alta velocità, è che i conti siano tornati in ordine.

Onore al merito anche se parafrasando un’odiosa pubblicità piace a tutti vincere facile, visto che i corrispettivi per il trasporto regionale sono altissimi, i costi di infrastruttura sono marginali e non di produzione (visto che il gestore dell’infrastruttura fa parte dello stesso gruppo di Trenitalia) e le numerose soppressioni sistematiche abbassano i veri costi di produzione (non facendoli i treni costano sicuramente meno).

Se FS non fosse acronimo di Ferrovie dello Stato e se la sua guida fosse a capo di una società privata che ha come core business il trasporto a lunga percorrenza e l’alta velocità non godendo di investimenti pubblici allora meriterebbe ben più di una promozione, ma trattandosi della persona deputata a amministrare le Ferrovie dello Stato ed essendo Presidente del Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani la sua riconferma alla guida di una rete che tende a essere dimezzata mi irrita alquanto e fa capire perché in questo paese da anni ognuno vada per la sua strada dimenticandosi il concetto di Comunità, lo Stato è diventato un imprenditore come un altro, ma con una immorale rendita di posizione.

Il sistema che sta uccidendo la dimensione umana dell’Italia si consolida e si auto promuove, di fronte allo sfascio prodotto dalla devoluzione dei poteri alle regioni, dalla devastazione sociale prodotta dal liberismo, dal massacro dei servizi operato dalla frammentazione amministrativa e dai colossi di Stato che giocano a fare le multinazionali (lo sapete che Ferrovie dello Stato ha vinto un appalto per la gestione delle ferrovie locali del Saarbrucken in Germania con la sua società Netinera?) assistiamo all’autocompiacimento e al consolidamento dei simboli di questa condotta. Assistiamo quasi impotenti, perché la politica è talmente lontana dal mondo reale che è quasi convinta che la strada sia quella giusta e sia solo un problema di timone. Esattamente il contrario. Oramai chi ci sia al timone è irrilevante perché la strada che siamo seguendo è quella sbagliata.

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