La radice infetta del berlusconismo

Agostino Pietrasanta (*)

berL’abbiamo ripetuto e lo ripetiamo fino alla sazietà. Solo in un Paese come l’Italia, almeno tra quelli a regime democratico occidentale, le vicende di una persona, rischiano di bloccare il funzionamento delle istituzioni. Solo un Paese come l’Italia subisce i condizionamenti degli interessi individuali e delle vicende giudiziarie di un singolo individuo; solo i cittadini del nostro Stato e della nostra “repubblica imperfetta” sono posti nelle condizioni di ascoltare un ex/presidente del Consiglio che invoca gli organi istituzionali di evitargli una sentenza prevista dagli ordinamenti giudiziari, ed ovviamente si tratta di invocazione in spregio dell’autonomia dei poteri.

Lo abbiamo ripetuto e continuiamo a ripeterlo, senza alcun tentativo di andare oltre, di capire perché tutto questo possa accadere; al massimo qualcuna azzarda un giudizio sullo scarso senso dello Stato degli Italiani. Eppure, nulla nasce per caso e le condizioni del Paese, le sue scarse risorse istituzionali, scarse non perché descritte in modo approssimativo nella norma fondamentale dello Stato, la Costituzione della Repubblica, ma perché non radicate nella sensibilità dei cittadini; tali scarse risorse istituzionali, dicevamo, non nascono come Minerva armata dal capo di Giove, ma sono coerente conseguenza di ragioni storiche complesse, che vanno individuate nella speranza di trovare gli antidoti adeguati e possibili. Il berlusconismo, al di là delle  intenzioni e delle consapevolezze del suo titolare, costituisce una pianta infetta che trae ossigeno dalla storia di una nazione mutilata e bene spesso imperfetta, vittima di alcune precise responsabilità nelle varie tappe della sua stessa storia e della sua stentata formazione.

Non si pensi ad un rigurgito di erudizione, purtroppo siamo in presenza di una concretezza dai risvolti drammatici, di cui bisogna prendere atto, altrimenti suonerebbe vuota retorica  e trita ripetizione l’adagio ben noto che “un popolo che non conosce il proprio passato viene privato del suo futuro”.

Molte cose sono state già dette, ma occorre una sintesi che faccia opinione e soprattutto impegno per una possibile, quanto difficilissima ripresa istituzionale. Lo Stato italiano è opera di una minoranza illuminata, ma ciò che è vero per l’Italia è anche vero per molte altre realtà nazionali. Ciò che è inedito per noi è che le masse non solo sono state escluse dal processo di formazione dell’unità, ma sono state organizzate contro lo Stato, da movimenti di indiscusso radicamento popolare. Così i cattolici mentre hanno risposto alla domanda di indigenza delle popolazioni, si sono formati come forza d’urto contro l’unità per motivi tanto noti da non esigere alcun richiamo ed i socialisti si sono dati vita di movimento e partito contro l’insensibilità sociale dello Stato. Così è successo non solo che la formazione dello Stato non ha promosso la presenza dei cittadini, quasi del tutto esclusi dalla storia della nazione, ma la vera nazione ha ricevuto interpretazione e risposta dall’opposizione allo Stato. Siamo in presenza di una frattura profonda, le cui responsabilità hanno pesato sulla scarsa sensibilità istituzionale degli italiani che hanno trovato una rappresentanza ed una risposta ai loro interessi indipendentemente e spesso contro le istituzioni che avrebbero dovuto rappresentarli. Inutile e persino banale l’accusa a qualcuno; spesso i fatti le condizioni di quadro sono irriducibili alla più geniale delle leadership politiche ed alle elite di cultura giuridica.

La conseguenza più eclatante e, considerate le premesse per nulla paradossale, sta nel fatto che il primo vero consenso alle istituzioni statuali si è realizzato col fascismo, si è imposto con una seconda gravissima frattura: la frattura tra cittadini e democrazia. Ed oggi dobbiamo constatare che né la prima frattura, fra nazione e cittadinanza, né la seconda frattura tra democrazia e cittadinanza sono state completamente superate; pesano sulla vita delle istituzioni, aprono quadri inquietanti di consenso alla degenerazione istituzionale. Nella migliore delle ipotesi si tratta di partita che non interessa nessuno, il che equivale al consenso dell’indifferenza alla politica, come dire la generalizzazione dell’egoismo individualistico.

Certo ci sono stati passaggi in cui lo spirito di solidarietà è sembrato prevalere. Nel periodo resistenziale, nonostante la scarsa partecipazione attiva alla lotta patriottica, il ripudio della prepotenza istituzionale era un  dato condiviso. Purtroppo non ne sono state colte le diverse anime  e le numerose possibilità di sintesi democratica;  si sono ignorati i semi di promozione alla vita della politica ed il carico di forze inespresse, ma non prive di possibili conseguenze per l’emersione delle fisiologiche dialettiche che i partiti politici avrebbero dovuto legittimare per la determinazione delle soluzioni richieste dalla nazione. C’è stata un’incapacità di superare le pur legittime contrapposizioni di parte, c’è stato un tentativo di appropriazione radicale delle reciproche egemonie che hanno umiliato  le diversità di proposta delle soluzioni in cui la cittadinanza avrebbe raggiunto la propria maturità.

Con la Costituzione della Repubblica, una elite culturale e politica ha posto indubbiamente delle basi; contestualmente una leadership di governo rigorosa e capace ha ridato fiato alla credibilità internazionale della nazione. Eppure nel corso dei decenni sono riemersi i germi di contraddizione che nella coscienza popolare non avevano mai trovato risposte risolutive. La mancanza sostanziale sta nel fatto che non si sono realizzati i presupposti della democrazia progressiva e sostanziale; al cittadino si sono riconosciuti diritti, ma non si sono date le condizioni più diverse per una crescita integrale e solidale favorita dagli stessi diritti concessi.

In tal modo ai capaci e meritevoli non si è aperta la prospettive di mettere a servizio della nazione le proprie risorse e si sono favorite le caste parentali e sociali indipendentemente dal merito personale; alle iniziative imprenditoriali si sono imposti i lacci ed i laccioli micidiali della burocrazia; si sono difese le condizioni di status consolidate e si è impedita la promozione sociale nelle condizioni indispensabili di libertà economica e culturale; non si è, in buona fine, permesso, un percorso di responsabilità generalizzato.

Una storia di generale deresponsabilizzazione; meglio un percorso di egoistica individuazione degli interessi particolari, del tutto indifferenti alla promozione del bene comune e della nazione.

E qui la lingua batte dove il dente duole. L’esperienza del centro/sinistra dall’Ulivo fino al PD avrebbe potuto e dovuto rappresentare una risposta ai problemi di questo handicap di crescita ed in definitiva di questo handicap democratico; avrebbe potuto e dovuto, attraverso una sintesi delle culture progressive e riformiste, rispondere alla necessità di promozione dei cittadini e della città. Purtroppo, salvo miracoli del tutto improbabili nel futuro, ha solo liberato le contraddizione delle sue manchevolezze, o meglio le riserve di ambiguità che in tutte le culture politiche possono sopravvivere e che sono poi le ambiguità del potere fine a sé stesso.

In questo contesto non resta che la confusione della protesta senza sbocco o della corsa a quello che si ritiene il proprio tornaconto individuale; non resta che la morte della politica come ricerca del massimo bene condivisibile e condiviso. Ed allora basta che venga sulla scena un campione, un interprete e costui potrà fare strame della correttezza istituzionale dal momento che, cosa assai più grave, può ignorare del tutto la domanda autentica di democrazia sostanziale che un popolo non può non avvertire, ma può benissimo non considerare quando venga travolto dai fuochi fatui delle facili illusioni.

Ed il campione è il sintomo della malattia, il malanno declamato e purulento dell’infezione. Le persone possono anche passare, ma non illudiamoci che la radice del malanno passi altrettanto facilmente.

(*) tratto da Città Futura del 13 luglio 2013

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...