Del luogo comune

Angelo Marinoni

letFra le tante cose che l’Italia di oggi ci costringe a sopportare c’è la terrificante sopportazione del manifestarsi dei peggiori luoghi comuni prodotti dalla società italiana.

Drammaticamente si stanno manifestando tutti, uno dopo l’altro: dalla negazione dell’alternanza delle stagioni alla macchiette caratteriali locali.

Insopportabile sentir dire che la politica è lontana dalla gente; poche frasi riescono a essere più inutili e vuote di questa, ma i parlamentari italiani riescono nell’intento quasi eroico, nella sua negatività, di trasformare questo orrido luogo comune in una constatazione di fatto: c’è uno iato fra il Paese e i suoi problemi e la vita parlamentare, assorbita dalle vicende giudiziarie di Berlusconi, dalle improbabili prosopopee costituzionali di pericolosi avventurieri del diritto alle approvazioni di leggi urgenti come una lampada solare a Nairobi.

Sgradevole sentire dire  che i politici una volta arrivati al potere si siedano e pensino agli affari loro, eppure riesce difficile negarlo leggendo la cronaca giudiziaria che impietosa trova argomenti in tutto l’arco costituzionale.

Irritante sentire parlare di inefficienza del pubblico, ma ancor più irritante è trovarsi di fronte a sportelli che rimandano a altri sportelli che ti mandano davanti a altri sportelli sapendo che ad ogni passaggio aumentano i costi e si perde tempo, denaro e dignità.

Per buona pace del maestro Gaber la politica non è schifosa e non fa male alla pelle e sempre per buona pace sua la destra e la sinistra sono chiare, nette e inequivocabili: sono invece discutibili i personaggi che si qualificano in un modo o in un altro e che ci invitano a domandarci cosa sia l’uno o cosa sia l’altro: ma non confondiamo il PD con la Sinistra o il PDL con la Destra, Sinistra e Destra sono cose serie, PD e PDL no.

Non accetto reazioni offese, dimostrate la vostra serietà invece di rivendicarla ope legis, francamente troppo semplice: gradiamo dei fatti e i fatti dimostrano che la serietà non appartiene a nessuno dei due grossi partiti, alleati scomodi che si punzecchiano, si strizzano l’occhio e si nascondono dietro il dito che punta all’ingovernabilità, ai cinque stelle che sproloquiano e ancora devono capire cosa sono, a tutti i livelli, già perché i pentastellati a livello locale toccano abissi immani come a Parma, dove dopo aver inaugurato tutto quello che hanno combattuto, per esempio l’inceneritore,  non hanno  fatto nulla di diverso di quello che una normale giunta avrebbe fatto o ad Asti dove si accaniscono con argomenti di basso livello sull’unica realtà produttiva, l’ASP, per fare del basso populismo di stampo leghista.

Della serie i politici sono tutti uguali, ennesimo ripugnante luogo comune, ma verrebbe da dire che se almeno un luogo comune venisse sfatato dai fatti invece che confermato ad ogni occasione non vi ricorreremmo cosi’ spesso.

Nonostante tutto esistono persone serie in ogni ambito politico ed esistono tante persone che ogni giorno sbattono la testa contro i luoghi comuni e li combattono con la loro moralità, la loro gestione della cosa pubblica: ci sono centinaia di persone che non si meritano le etichette scomode e sgradevoli che i luoghi comuni fabbricano e che i numerosi comunemente allocati appiccicano sulla schiena di chiunque gli passi vicino.

Devo confessare che ho visto pochi governi lontani dal mondo reale come il Governo Letta i cui esponenti hanno passato un mese a fare proclami, un altro a fare disfattismo, un altro a fare annunci, per il momento abbiamo all’attivo una legge sul diritto di famiglia, una sospensione dei lavori parlamentari per la crisi di nervi di Berlusconi, vari viaggi in giro per il mondo a rassicurare tutti meno che i propri amministrati a cui si paventano cataclismi e sciagure, quasi era meglio Berlusconi che diceva che tutto andava benissimo mentre affondavamo e quantomeno provava, a modo suo, a fare qualcosa.

Sicuramente era meglio Monti che faceva, tutto sbagliato secondo una da me condivisa interpretazione della situazione economica e sociale, ma faceva e ha raggiunto i suoi obiettivi: la differenza fra idea e azione o se vogliamo la differenza fra la serietà e la cialtronaggine.

Monti con la stessa maggioranza di Letta e lo stesso patrocinio politico, la Presidenza della Repubblica, ha capovolto l’Italia: ha sterzato a Destra confermando le discutibili politiche liberiste, ma ha imposto un rigore e un rispetto delle Istituzioni che ha riportato l’Italia al suo ruolo di Paese fondatore  dell’Europa economica e non l’emirato di Arzachena.

Letta ha numeri anche migliori di Monti in Parlamento e in teoria meno deputati convinti della parentela egiziana di Karima, eppure discute d’aria: in quaranta giorni di inizio attività dell’Impresa in cui lavoro non ho sentito una volta il Governo dire o proporre qualcosa di concreto, qualche velata minaccia di recessione, ma non uno straccio di idea sul costo del lavoro, quel cuneo fiscale che il mai troppo rimpianto Prodi, non riuscì ad attuare dovendo contare su maggioranze parlamentari ideologicamente diverse, ma fattivamente ugualmente dannose.

Si parla genericamente di infrastrutture e invece di conservare le ferrovie e rilanciarle si vogliono costruire dannose strade o inutili bretelle dell’alta velocità. Con pervicace ignoranza si persevera sulla variante della Val Susa mentre l’amministrazione regionale piemontese continua l’eccidio di ferrovie efficienti: toccherà alla Casale – Vercelli e alla Novara – Varallo, già eliminati i collegamenti interregionali, centinaia di km di ferrovia efficiente abbandonati da gente che rivendica infrastrutture. Abbiamo superato il luogo comune eleggendone a sistema un paradosso.

Non servono elezioni, non servono riforme, serve serietà e qualcuno che sfati i luoghi comuni non attuandoli invece di impersonarli negandone l’esistenza.

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