Minus habens…a propria insaputa

Don Walter Fiocchi

alfUna testimonianza ulteriore dell’inesorabile declino del prestigio internazionale dell’Italia. Una nuova brutta figura. Questa volta non per le pacche sulle spalle di qualche leader del mondo; non perché uno grida: “Mister Obama…!”; non per un “cucù” alla Merkel (definita poi in modo non lusinghiero dallo stesso protagonista del gioco a nascondino).

Questa volta si tratta di colpevole superficialità e di incompetenza. E qualche carriera sarà stroncata (ma non ne sono convinto), qualche quadro intermedio passerà brutti momenti, facendo sì che chi sta al vertice ne venga fuori “pulito”. Per essere esplicito parlo del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, pure vicepremier ed “Ercolino semprinpiedi” (per chi ricorda la pubblicità di tanti anni fa) di Berlusconi. E al Ministro degli Esteri Emma Bonino.

Ovviamente mi riferisco alla vicenda di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov, prelevata con la figlia Alua da agenti della squadra mobile di Roma in una villa di Casalpalocco nei pressi di Roma. La vicenda è esplosa a livello internazionale. Come la stessa Bonino ha osservato giorni fa, l’Italia rischia «una figura miserabile». Il governo Letta ha revocato l’espulsione, stabilendo che la Shalabayeva può tornare, ma il caso è tutt’altro che chiuso. Il ministro degli Interni Alfano, come Emma Bonino, non ne sapeva niente. Emma Bonino ha spiegato in una nota di aver conosciuto i fatti per telefono e grazie a una mail inviatale da un’organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani. «Fatta verifica con i servizi, risultava che la Farnesina era stata contattata dall’ufficio immigrazione di Roma per verificare se Alma Ayan godesse o no della immunità diplomatica». Verifica negativa. Il ministro degli Esteri avrebbe messo sull’avviso Angelino Alfano, incontrandolo il 2 giugno alla festa della Repubblica. Ma tutto era già compiuto dal 31 maggio! Una espulsione in tempi inusualmente rapidi: il caso Shalabayeva si era chiuso in cinque giorni con il trasferimento della signora e della figlia ad Astana in Kazakistan!

Possibile che nessuno si faccia domande quando la segnalazione della sua presenza viene non da un funzionario di ambasciata o dalle forze di polizie italiane, ma addirittura dell’ambasciatore Kazako? Possibile che a nessuno venga in mente di andare a fondo nelle cose? Giuseppe Procaccini, Capo di Gabinetto del Viminale (Ministero dell’Interno) il 28 maggio riceve l’ambasciatore kazako Yelemessov e il suo primo consigliere: al centro della riunione Muktar Ablyazov, scappato dal suo Paese, ex repubblica dell’Unione Sovietica, nel 2009. Ha ottenuto asilo politico a Londra. Ex banchiere, è sgradito al presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev, al potere dal 1991, anno in cui il Paese ha proclamato la sua indipendenza dalla Russia. Sul dissidente, fondatore nel 2001 di un partito di opposizione, pende una mandato di cattura internazionale. E’ accusato della sottrazione di 4,6 milioni di euro dalla banca Bta di cui è stato presidente.

Muktar, secondo l’ambasciatore, sarebbe a Casal Palocco. Procaccini spiega ai kazaki che la competenza è della polizia e li invia al Dipartimento pubblica sicurezza.

Ne segue un passare la “grana” da un ufficio all’altro: Il Capo della segreteria del Dipartimento della pubblica sicurezza, incontra i referenti kazaki e informa la Questura. Viene a sua volta chiamato in causa il Capo della Criminalpol visto che su Ablyazov pende un mandato di cattura internazionale.

Anche il Questore di Roma e il capo della Squadra Mobile incontrano i diplomatici di Astana e scatta il blitz nella villetta di Casal Palocco: Ablyazov non c’è, ci sono sua moglie Alma e la figlia. Il Capo ufficio immigrazione della questura di Roma quando il 30 maggio, dopo il blitz, arriva sul suo tavolo la pratica sull’espulsione di Alma contatta la Farnesina per sapere se la donna avesse o no copertura diplomatica. Ma al ministero giunge una richiesta che cita la donna col suo cognome da nubile, non con quello del marito, e quindi gli Esteri non la collegano con il dissidente kazako e per lei non scattano misure di protezione. Così il Prefetto di Roma firma  il provvedimento di espulsione. Il procedimento di espulsione e il passaggio nel Cie di Ponte Galeria di Alma sono stati seguiti anche dall’autorità giudiziaria: Procura della Repubblica del Tribunale dei minorenni perché coinvolta una minore, la figlia di Alma; il Giudice di Pace; la Procura della Repubblica presso il Tribunale e il Tribunale del riesame.

Ovviamente tutti sapevano che si trattava della moglie di un dissidente politico, visto che la richiesta dell’ambasciatore kazako prendeva le mosse dalla presunta presenza del “ricercato” a Casal Palocco. Possibile che nessuno abbia pensato di informare il ministro?

Se la Bonino riceve una comunicazione allarmata il 31 maggio (giorno della partenza della signora Shalabayeva e della figlia), doveva proprio aspettare il 2 giugno per informare Alfano? I ministri del Governo Letta possono comunicare tra di loro solo in occasione di incontri fortuiti? Non ha un numero di telefono raggiungibile sempre e comunque?

Così il tutto è avvenuto per Alfano “a sua insaputa”! Neppure la sua segreteria si è premurata di avvisarlo? Non è così perché lo stesso Alfano, pochi giorni dopo l’espulsione” si è premurato di difendere la regolarità delle procedure! Conta poco ora che minacci di “far cadere delle teste”… In un paese normale chi sta al vertice si assume personalmente la responsabilità delle azioni e delle scelte dei suoi sottoposti e dei suoi collaboratori.

E taccio sul malizioso sospetto avanzato da qualcuno che complice possa essere stata l’amicizia, l’ammirazione e forse la piccola invidia di Berlusconi nei confronti del dittatore kazako, per come può gestire il potere e far sparire l’opposizione nel suo Paese…

Temo tardiva e solo per “salvare la faccia” ormai irrimediabilmente persa, la reazione del Governo Letta che ha revocato il decreto di espulsione, ma non ha di certo la forza per riportare indietro la signora Shalabayeva e la figlia. Ne ha di certo la volontà di rischiare le relazioni economiche con un Paese, che se carente dal punto di vista dei diritti umani, è una miniera di materie prime e di fonti energetiche! Da anni ci siamo abituati ormai a presunti Ministri; ora, per qualche tempo, dobbiamo fare il callo a un “presunto Governo”!

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