Profili di partito

Carlo Baviera

folE così un altro ha detto addio; qualche giorno fa, ha lasciato il partito democratico anche il <democristiano> Follini. Si dirà che era nelle cose. Che c’è una persona in meno a condizionare il profilo “sano” del partito. E intanto l’emorragia continua silenziosamente. Si tratta di capire se porterà conseguenze positive, oppure se indebolirà una parte senza rafforzare sostanzialmente il tutto; se cioè si stanno creando prospettive nuove con questo continuo stillicidio. Voglio ricordare che anche un personaggio significativo come Romano Prodi ha, di recente, affermato di essersi dimenticato di ritirare la tessera del PD.

Rileggiamo le dichiarazioni con cui Follini motiva la sua uscita dal PD: «il Pd è un grande partito, al suo interno c’è forse la classe dirigente migliore di questo paese. Oggi però è bloccato da un’incertezza strategica e identitaria. Deve darsi un profilo più netto che non potrà che essere quello del socialismo europeo. È un profilo nobile, ma non è il mio».

L’ho già sentito altre volte. Però nessuno riesce a costruire l’alternativa “solidarista”, “comunitaria”, “sociale” in cui chi non si riconosce nei valori di fondo o nelle scelte del PD “ad identità socialista”, possa sentirsi a casa; e, di contro, non si fa nulla per smentire questa visione “socialista” del partito di centro sinistra. Non ci si preoccupa di quello che potrebbe essere un lento scivolare verso una storia di sinistra, che si era detto andasse superata, convergendo con le altre culture ed esperienze riformiste.

Si dirà che, l’alternativa, potrebbe essere l’UDC: con quale strategia post-elettorale? Quale collocazione rispetto alle tematiche del lavoro, dell’ambiente, della pace (missioni internazionali, F35, medio oriente, ecc.), e così via?

Si dirà della prospettiva aperta da Scelta Civica. In cui convivono la presenza di Italia Futura e altre convergenze dell’imprenditoria o della cultura; con il ruolo giocato rispetto alle vicende dell’elezione del Presidente della Repubblica (sfilandosi anche dal sostenere il cattolico Marini), e quello di ostacolo a partecipare alla nascita di un Governo di cambiamento. Ha svolto un ruolo che ha consentito il reinserimento del PDL,  e non ha dato risposte alla scelta identitaria, che non può che essere neutra, proprio per le componenti presenti in quella lista.

Si dirà che si può guardare al Centro Democratico di Tabacci. In teoria potrebbe essere una delle soluzioni; ma con percentuali da prefisso telefonico, nessuna evidenza mediatica, nessun rilievo a livello popolare è una proposta percorribile e con possibilità di risultati incoraggianti?

Torniamo a Follini e al bisogno di un partito riformista non inserito nella storia del socialismo. Quando si parla di riformismo a cosa ci si riferisce? E’ tornare indietro rispetto a conquiste del secolo scorso? Modificare istituzioni per consentire a chi governa di non avere disturbatori nella manovra? Privatizzare e/o liberalizzare? Sviluppare in senso autonomistico il sistema pubblico, dare più ruolo al Terzo Settore, e avere una visione a partire dalla famiglia? Aumentare la partecipazione e l’accesso ai servizi senza ulteriori ticket? Chiedere sacrifici a chi lavora, ma contemporaneamente responsabilità sociale alle imprese? Sburocratizzare la pubblica amministrazione? Cosa si intende?

Resta la questione delle alleanze. Follini dice anche che “il centro-sinistra vince se c’è il trattino, e largo anche”. Allora questo fantomatico centro, o ha le gambe per essere autonomo, laico, aconfessionale, ma pure ispirato alla grande tradizione popolare e ricavata dalla Dottrina Sociale, capace di isolare la destra, i conservatori, e non far prevalere i moderati, e nel contempo capace di contendere elettorato alla sinistra con politiche “sociali”, innovative, pluraliste, partecipative, capace di mettersi al fianco di chi nel modo combatte battaglie per i diritti e la democrazia; oppure sarà sempre al seguito di altre culture, e quindi non potrà svolgere il ruolo per cui dichiara di nascere.

De Gasperi, pur in periodo di guerra fredda, ha saputo opporsi all’operazione Sturzo messa in piedi da destre e conservatori, e appoggiata da Pio XII; ha saputo guardare a sinistra con riforme fondamentali come quella agraria e della casa che rispondevano a bisogni popolari; ha saputo tenere il mondo cattolico, in alcune realtà monarchico e incerto rispetto allo Stato laico, su posizioni democratiche e moderne.

E Fanfani e Moro sono stati gli artefici della collaborazione e del dialogo con le forze operaie e della sinistra.

Oggi ad ogni esperienza di Centro, che nasce e che viene proposto al vaglio elettorale, mi pare manchi la visione, il coraggio, a volte anche i leaders che sappiano compiere le scelte di quegli statisti e capaci di scegliere gli alleati per una coalizione davvero popolare. E questo vale anche in Europa.

Castagnetti, nel presentare su Europa il libro di Bodrato “L’inganno del bipolarismo” riporta il pensiero dell’ex Ministro che, essendo il PD nato sull’accantonamento delle questioni eticamente sensibili e sulla collocazione europea, sarebbe stato più opportuno dar vita ad una <alleanza federativa>. Non entro nel merito. Però si conferma una scelta non semplicemente centrista, ma quella di rappresentare gli interessi, i ceti, gli ideali cosiddetti <popolari> all’interno del campo riformista, non semplicemente di equidistanza dai due poli.

Ultima considerazione, sempre attingendo all’articolo di Castagnetti. “Ciò che si è sbagliato, anche se inconsapevolmente, è stata la modalità di pensare al PD, da parte dei cattolici. «Considerare la questione cattolica – scrive Bodrato – il punto di forza della scelta di militare nel Pd, senza calarla nel tempo presente, significa ritagliarsi un ruolo confessionale in un partito plurale. È questo un atteggiamento che nel tempo della modernizzazione e per effetto del riemergere dell’anticlericalismo, comporta la rinuncia a una più significativa influenza sull’identità del Pd e sul suo progetto riformista. Un passo indietro rispetto alla stessa esperienza democristiana». Si è costruito un partito lasciando, di fatto, ad altri la definizione del profilo e pensando di apportare la propria specificità solo su alcune tematiche. Compresi i temi istituzionali. Su questi “Bodrato rimprovera ai cattolici una imperdonabile afasia, immemori del fatto che proprio sul modello di stato democratico essi costruirono dalla costituente in poi la loro rilevanza politica”.

Forse più che a strumenti e contenitori –che pure contano – serve riproporre una visione di persona, di comunità, di democrazia, e di istituzioni per costruire possibilità di futuro. Le riforme di cui si parla in queste settimane dovrebbero vedere tanta parte di mondo cattolico impegnato e vigile. Del resto anche il Vescovo di Roma Francesco ha sollecitato tutti noi a questa presenza “di carità” per il bene comune.

Annunci

One thought on “Profili di partito

  1. Ecco un bell’articolo sul PD che linearmente lo costringe allo specchio imponendogli di riflettere su se stesso e, guardandosi negli occhi, capire se quello che vede è quello che vorrebbe vedere. Io penso di no, ma penso anche che non vedrà mai quello che aveva pensato di se stesso al momento della sua creazione. Penso proprio che quel Centro Democratico di Tabacci dovrebbe acquisire persone e forze per bilanciare un’alleanza con un PD che abbia riacquisito la S. Sono anch’io convinto che in Italia possa vincere il Centro–Sinistra, mentre il centrosinistra rappresentato dal PD sia condannato a essere una caotica minoranza perché non solo non sa cosa fare, non sa neppure chi è.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...