Alessandria, dopo il dissesto

Conversazioni col Ministro

Dialogo tra Renato Balduzzi e Dario Fornaro

Dario Fornaro – Alessandria sta vivendo molto male questa situazione di dissesto di bilancio, anche perché un Comune è una cellula costitutiva del tessuto statale e pertanto di natura “altra” rispetto ai normali soggetti imprenditoriali passibili di fallimento. All’inizio della vicenda, allorché la Corte dei Conti accese un faro sui bilanci del nostro Comune, e man mano che la situazione sembrava precipitare, nel dibattito politico corrente capitò di usare le espressioni “fallimento”, “default” e “dissesto”  come  sinonimi di insostenibilità finanziaria dell’Ente e vigilia di amare contromisure riparatorie. In seguito è prevalsa l’indicazione di “dissesto”, presumibilmente più appropriata per un Comune, ma che oscurava in qualche modo la nozione di fallimento corrente nel mondo economico-finanziario privato. Il dissesto (oggi si direbbe “percepito”) preludeva, cioè, salvo l’emergere di profili penali personali, ad una possibile, probabile sanzione politica a carico degli Amministratori indiziati di averlo causato (tipicamente: la mancata rielezione, il ribaltamento della guida politica, la pubblica taccia di malgoverno o incapacità), ma lasciava nell’ombra, o nella totale incertezza, la questione della sanzione economica, non essendo tra l’altro scontato a chi farne carico concretamente, su chi rivalersi, collettivamente o individualmente, per il letale sbilancio finanziario, per i debiti da onorare.

Renato Balduzzi – Condivido l’analisi. Vorrei soltanto aggiungere che avverto ancora tra noi alessandrini come uno stupore, uno sbalordimento: non si pensava neppure che una siffatta situazione, che consideravamo propria soltanto di altri territori del nostro Paese, potesse coinvolgere Alessandria, l’industriosa e commerciante Alessandria, la sua tradizione sociale e civile, la dignità di una comunità locale che ha saputo sempre affrontare a testa alta tempi anche difficili. Ebbene, l’impensabile è avvenuto. E’ molto importante capire come e perché questo sia accaduto, non soltanto per prevenire eventuali recidive, ma soprattutto al fine di poter individuare la strategia migliore di rientro. Non dobbiamo rimuovere il nostro recente passato. La magistratura, le magistrature faranno ciascuna la propria parte, nel tentativo di dare una certezza giuridica alla narrativa del passato e di ascrivere le relative responsabilità, ove accertate. Ma anche noi dobbiamo prendere consapevolezza delle ragioni che ci hanno condotto al disastro e che, fatto salvo l’accertamento doveroso delle responsabilità, non possono non avere anche a che fare con la dimensione e l’organizzazione della macchina pubblica comunale e dei relativi servizi pubblici, la cui riorganizzazione si impone.

Dario Fornaro – Proprio così. All’inizio si prevedeva genericamente – salvo presso i pochi conoscitori della materia – che dal dissesto sarebbero derivati “tempi duri” , per i cittadini, sul versante delle entrate comunali (tasse comunque denominate, costi dei servizi), ma non “tempi durissimi” sotto il profilo del contenimento, anzi della riduzione della spesa , specie corrente. La differenza fra i tempi duri e quelli durissimi si pensava sarebbe stata “coperta”, in qualche modo, dall’intervento dello Stato, della finanza pubblica generale, così come accade, ma è tutt’altro discorso, in occasione di catastrofi naturali. In parole povere: lo Stato fronteggi (come ci si attende)  l’evento-dissesto e poi i cittadini faranno la loro “ragionevole” parte. Poco a poco questa interpretazione, un po’ “tarallucci e vino” è sembrata venir meno o essere drasticamente ridimensionata: finiti, o al lumicino, i “bei” tempi in cui Pantalone Italiano accorreva sollecitamente a metterci una pezza (sussistono pur sempre le eccezioni ma il nodo si stringe ineluttabilmente)

Renato Balduzzi – Qui sta il nodo politico del problema, dovuto alla necessità di spiegare all’opinione pubblica alessandrina, in tempi anche piuttosto rapidi, che su un Comune dissestato grava interamente la sanzione economica del riequilibrio “a qualsiasi costo” dei conti di bilancio, ivi compresa la restituzione dei prestiti d’emergenza. In altri termini, la probabile necessità di non facili ed amare ipotesi di revisione strutturale va sin da ora messa sul tappeto, al fine di trovare risposte ragionevoli e sopportabili dalla collettività, di individuare esattamente sia gli ambiti su cui intervenire (anche per evitare che tutti indistintamente si sentano minacciati),  sia gli indispensabili ammortizzatori sociali. La deliberazione sul bilancio stabilmente riequilibrato ai sensi dell’art. 259 del testo unico sugli enti locali (introduco una necessaria precisazione tecnica) potrebbe essere l’occasione per avviare un siffatto confronto con forze sociali e cittadini.

Dario Fornaro – Questa sembra anche a me la strada. E’ importante convincerci tutti che non è più sufficiente buttare, con i dovuti clamori, la palla nel campo del Governo per addolcire la pillola e sperare che alla fine tutto si aggiusti. In quanto professore di diritto, Ministro in carica ed alessandrino (quali felici coincidenze!) come vedi la questione?

Renato Balduzzi – Il Governo ha fatto e farà la propria parte, dedicando molta attenzione ai comuni in dissesto, e naturalmente con particolare considerazione per quelli più importanti, tra cui Alessandria: è certamente stata utile la conoscenza diretta della situazione di una città in dissesto finanziario dichiarato ai sensi dell’art. 244 del testo unico, delle sue tensioni e della sua voglia di riscatto. Siamo riusciti, nel dialogo parlamentare, a superare difficoltà tecniche non banali per trovare una procedura capace di dare ossigeno a tali situazioni, senza smontare il meccanismo ideato dal Governo per scongiurare il dissesto nei comuni in difficoltà (cosiddetto predissesto).  Tutto questo, ripeto, è stato importante. Ora però la palla è a casa nostra di alessandrini. Potranno essere utili procedure di dialogo e confronto con cittadini singoli e associati (suggerirei in proposito di pensare ad alcune svelte procedure di cosiddetta democrazia deliberativa), cui potrebbe fornire adeguato supporto la struttura tecnica comunale, che sta dimostrando di essere all’altezza della sfida che attende la città. Il tutto in costante raccordo con la prefettura, il cui importante ruolo di tramite e di mediatore è espressamente previsto dalla normativa e non è limitato, come la cronaca ci sta dimostrando, alla fase precedente al dissesto.

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