Rumori ed il botto finale

Domenicale Agostino Pietrasanta

Ne abbiamo parlato anche troppo e ce ne siamo anche vantati come di un valore rarissimo: se siamo veri Alessandrini non ci facciamo sentire. Non lo facciamo se ci declassano la stazione, non lo facciamo se non concludiamo con la logistica, neppure c’importa se il teatro vivacchia, non facciamo una piega se chiudono le caserme, se il politecnico esaurisce i suoi corsi e se si rischia il futuro dell’università. Ne abbiamo parlato ripetutamente, ne hanno detto anche altri, ma il risultato non cambia: l’antieroismo è la nostra virtù, una virtù interpretata da un concittadino tanto illustre quanto efficace nelle sue interpretazioni letterarie, tanto autorevole da convincerci che così va bene.

Capita anche che gli Alessandrini, negli ultimi mesi, si siano convinti che la gloriosa Cassa di Risparmio di Alessandria possa sparire, accorpata alla Banca di Legnano, senza provocare conseguenze: tutti ce l’hanno raccontata e noi abbiamo voluto o finto di crederci: “tranquilli, non cambierà nulla”. E noi, abituati a stare tranquilli, ci siamo beatamente sorbito anche questo passaggio del declino inarrestabile della città, che, fra l’altro si appresterebbe a celebrare la sua performance di capoluogo provinciale, dal momento che si “assorbe” anche Asti. Personalmente, quando sarà fatta, ci crederò!

Ora ritornando alla Cassa di Risparmio (pardon: banca di Legnano) il problema è semplice e non consiste nel fatto che la CRA di Alessandria non si dovesse fondere; sta piuttosto nel contesto degli eventi, un contesto in cui nessuno si è mosso. Nemmeno un colpo di tosse. E ripeto non per mettersi di traverso contro la fusione, ma per ragionare di garanzie per le quali in via di fatto e di diritto i mezzi ci sarebbero. Mi risulta (se sbaglio mi cospargo di opportuna cenere) che la Cassa avesse, a suo tempo, un proprietario di maggioranza che rispondeva al nome di Fondazione; ora si da il caso che i suoi membri siano in gran parte espressione di una classe politica locale, non ultima quella che attualmente amministra la città e che oggi combatte contro la Banca di Legnano la quale, per suoi interessi e motivi che non collimano con quelli della città, crea qualche problema.

E qui, mi si permetta un inciso. Sono ammirato dalla decisione con cui procede il Sindaco, anche a suo rischio; resta però il fatto che va bene dimostrare con la  piazza, ma tutta l’Amministrazione dovrebbe  entrare in uno spirito fattivo di collaborazione. Un passo essenziale, ad esempio, sarebbe quello di programmare un’azione di risanamento, sicuramente impopolare, ma drammaticamente necessaria, indipendente dalle decisioni occasionali già prese e certamente virtuose.

Ritornando però al nostro discorso per farla breve e concludere, mi informano che altre fusioni sono avvenute un po’ in tutto il Paese, ma le fondazioni hanno sempre giocato un ruolo importante, come mai la Fondazione CRAlessandria non si sente in dovere di dirne una in difesa della città; se lo fa, lo fa con tanta discrezione (la virtù degli Alessandrini!) da non farsene accorgere. E poco conta che nel Consiglio di Sorveglianza della Banca Popolare di Milano, la capogruppo della Legnano, sieda un valoroso esponente della classe politica provinciale. Non faccio nomi non perché denunciando l’eventuale peccato non si deve per forza citare il peccatore, ma per rispetto ad una persona sicuramente meritevole per tanti aspetti.

Insomma: tutti quieti e tutti zitti: siamo Alessandrini, poffarbacco! Può succedere però che i pochi rumori tra Tanaro e Bormida vengano turbati da un botto che finalmente (!) ci riserva le attenzioni della cronaca nazionale.

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