Carlo Piccini
Capita a molti di leggere un trattato, un testo, un articolo, rimanerne colpito, trovarlo carismatico e ritagliarlo, fotocopiarlo, metterlo da parte e magari ritrovarlo dopo anni, rimettendo ordine in uno scaffale. Per dirla da “buonisti”, una progressione nell’arricchimento culturale della persona.
Il “cattivista” potrebbe invece parlare più semplicemente di superfluo feticismo letterario…
In ogni caso una sorta di piccola macchina del tempo, sempre affascinante, per confrontarsi sulla storia contemporanea a distanza di qualche anno. Succedeva così al sottoscritto che, nel lontano 22 giugno 2003, ritagliava accuratamente un bell’articolo (oggi ritrovato in una cartellina) pubblicato da La Stampa: “Il trionfo del cattivismo”, di Barbara Spinelli.
La Spinelli constatava nel 2003 come un gran numero di valori fino a poco tempo prima dominanti, erano diventati tutto d’un tratto sospetti. Il “politicamente corretto” stava diventando solo una forma di snobismo dei benpensanti o dei papalini. Gli adepti del “politicamente scorretto” stavano dilagando nel denunciare dogmi, prigionie, ipocrisie dettate dai cervelli arroganti di una minoranza intellettuale e slegata dalla realtà. Molti fecero anche carriera semplicemente denunciando quello che per decenni era stato vincolante per la morale e l’etica comune.
Basta con l’uguaglianza, la fratellanza, la pietà, l’altruismo, la pietà, la bontà, la legalità, la pace: tutti diventavano vocaboli “buonisti” da portare davanti al tribunale della critica. E guai ad utilizzare questi termini senza malesseri o sensi di colpa.
Oltretutto non si trattava più di minoranze che auspicavano il politicamente scorretto (pensiamo ad esempio alla Lega della prima ora), ma di solide maggioranze popolari e conformiste che portavano un consenso smisurato ai profeti di quel “verbo”, divenuto talmente potente da essere in grado di fare di ogni vizio una virtù: siamo tutti peccatori, tutti schiavi della “morale schiava” e allora avanti, tutto si pareggia e tutto si giustifica, trasvalutando nichilisticamente tutti i vecchi valori.
Nei primi anni duemila non era certo questo un fenomeno solo italiano, ma certamente l’Italia era all’avanguardia in fatto di diti medi, rutti, parolacce in TV e disprezzo di ogni diversità. Si perchè, come già accennato, nulla è più conformista del cattivismo, che non tollera integrazioni ed interazioni con la diversità, anzi, si nutre di odio e disprezzo per tutti coloro che non si omologano alla “sana diversità tra le genti”. Qualcosa di analogo era già successo nella storia d’Italia, in particolare alla vigilia della guerra ‘14-’18, quando un’intera classe intellettuale si cimentò nel giustificare la guerra tra nazioni come rottura dei tabù del secolo precedente, come reazione alla banalità del benessere ed allo “spirito snervato della pace”.
Altro precetto del politicamente scorretto è quello di far finta di niente, accettare acriticamente l’illegalità, strizzare l’occhio all’arroganza del potere, scegliere l’omertà piuttosto che la denuncia, lo svantaggio per molti ed il vantaggio per pochi, sempre però nella misura in cui si spera di appartenere alla stretta cerchia dei pochi privilegiati.
Tanto per fare un esempio, l’ideologia cattivista induceva l’allora Ministro per l’Istruzione, a proposito del tema per l’esame di maturità, a parlara di Auschwitz come di un semplice evento bellico, invece che come un genocidio. Nulla da stupirsi: rientrava tutto nel conformismo cattivista dominante. In fondo pochi si indignarono sul serio.
Barbara Spinelli concludeva l’articolo commentando pessimisticamente che il nervosissimo Novecento era iniziato con la guerra ‘14-’18 e che, andando così le cose…
Fin qui la macchina del tempo, ma come sono poi andate davvero le cose in questi nove anni?
L’ideologia cattivista ha avuto i suoi profeti ed i suoi campioni in splendida forma fino a pochissimo tempo fa, sia a livello locale, sia nazionale. Gli esempi di validissimi professionisti, nei rispettivi campi, che in questa fase storica hanno legittimamente scelto lo stile cattivista, non si riferiscono necessariamente solo all’ambito politico, ma anche al mondo giornalistico, al mondo dello spettacolo, alla cultura, allo sport, all’imprenditoria, alla società “civile”, fino ad arrivare ai mille risvolti della nostra vita quotidiana.
Molti pilastri del cattivismo sono però andati effettivamente in disfacimento: prima in America, con la patacca della guerra in Iraq o con il peccato originale della crisi globale (ricordate i mutui “sub-prime”?), ma anche con il primo presidente nero, che ha tentato di introdurre la previdenza sociale negli States. Poi con gli scandali legati ai nostri più caserecci “bunga-bunga”, ai furbetti, ai tesorieri infedeli, alle trattative con la mafie. E, andando ancor più a livello locale, con il “dissesto” delle casse comunali di Alessandria, diretta conseguenza di una gestione finanziaria creativa e festaiola, purtroppo condotta con la complicità di molti, anzi troppi, cittadini.
Sta di fatto che oggi le parole più evocate sono tornate ad essere ovunque legalità, etica, moralità, solidarietà, responsabilità, impegno… Che sta succedendo?! Tutti tornati buonisti e papalini?
Niente affatto. Tranquilli. Probabilmente si tratta solo di una parentesi, un normale riflusso legato agli eccessi di una ideologia cattivista che, per quanto di massa e condivisa, ha comunque delle controindicazioni quando se ne fa un uso eccessivo. E ciò si è dimostrato drammaticamente vero di recente, tanto oltreoceano quanto a Palazzo Chigi, o a Palazzo Rosso.
In attesa del ’14-’18 del ventunesimo secolo, o di un prossimo articolo di Barbara Spinelli su “Il declino del cattivismo”, non ci resta quindi che goderci l’unico lato “buono” di questa crisi sempre più velenosa: la rivincita appunto (almeno momentanea) del “buonismo”.
Per una volta proviamo a goderci costruttivamente e consapevolmente questo termine senza irrisioni ed oltraggi: a differenza del suo contrapposto, non sono noti gravi effetti collaterali. La parentesi forse durerà poco. I cattivisti, si sa, covano sempre sotto la cenere in tempo di crisi, pronti a riapparire più cattivi che mai non appena il “fesso” di turno ha pagato i debiti e le cose tornano a girare per il verso giusto. Approfittiamone ora dunque! La storia non aspetta.
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