Lavorare per la pace: la lezione di Scalfaro (nella trigesima)

Carlo Baviera

Utilizzando la tradizione liturgica della trigesima, vorrei cogliere questa occasione (dal punto di vista civile), per aggiungere qualche piccola riflessione, a trenta giorni dalla morte del Presidente Oscar Luigi Scalfaro, ai tanti commenti fatti nelle settimane passate.

Di Scalfaro si leggono sui siti internet molte cose interessanti, la sua carriera, i contrasti con l’Antidemocratico che ha governato per 9 anni dopo il ’94 e ha infettato la vita nazionale per quindici anni almeno; si legge della sua integrità e della sua cocciutaggine nel contrastare il conflitto d’interessi, il suo “non ci sto” per difendere la sua e l’altrui storia politica e di governo.

Si sono ricordati di lui gli aspetti che lo fanno grande personalità, punto di riferimento del cattolicesimo politico e per i democratici di ogni colore e generazione (oltre all’opposizione al Caimano, che ha inquinato il sistema politico e istituzionale): che sono le sue posizioni a difesa della Costituzione e del ruolo del Parlamento.

Ha contrastato le posizioni più inopportune di Cossiga, il quale picconando (a volte non senza ragione) comportamenti dei partiti e dei gruppi parlamentari, stava incrinando la Carta Costituzionale, quasi aggirandone la sostanza; cercando di favorire la trasformazione in qualche modo in senso presidenzialista delle istituzioni. Scalfaro fu, a difesa del Parlamento e delle prerogative dell’organismo rappresentativo della democrazia, colui che assunse il compito di opporsi a Cossiga, divenendo il paladino della rappresentanza dei cittadini. Non a caso, in un tormentato susseguirsi di elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica e della necessità di una rapida decisione a causa della strage di Capaci, il radicale Pannella seppe vedere in Scalfaro la personalità più adatta per assumere il compito di Capo dello Stato. E tra i due le differenze erano e restarono notevolissime; si può dire che erano agli opposti. Pannella ebbe in quell’occasione onestà intellettuale, e compì un enorme servizio alla nazione.

Terminato il settennato al Quirinale, in cui ha dovuto e saputo gestire con fermezza, capacità e spirito istituzionale gli anni del post tangentopoli,  del nascente bipolarismo, e della trasformazione o nascita di nuove forze politiche, ha continuato a lavorare per il bene del Paese presiedendo il Comitato per la difesa della Costituzione e soprattutto ha saputo contribuire alla vittoria nel referendum contro le profonde modifiche costituzionali del 2006.

Invece sono emerse meno, o addirittura sono state dimenticate, le sue posizioni e parole a favore della pace. Va sempre ricordato che Scalfaro fu tra i pochi a votare contro l’intervento militare nella prima guerra del Golfo (insieme a pochi parlamentari cattolici e ad alcuni comunisti e della sinistra). E sono da sottolineare le sue parole contro la guerra in Iraq: “di fronte all’ipotesi di un intervento armato nei confronti dell’Iraq il mio parere, la mia risposta allo stato dei fatti è «no». Devo essere chiaro: è «no»! È un «no» senza incertezze, è un «no» senza subordinate. Sono parlamentare dall’Assemblea Costituente, giugno ’46. Si stava allora elaborando il piano di grande alleanza difensiva che si concretò, nel 1948, nel Patto Atlantico per la pace. Attraverso i decenni questa scelta è diventata scelta politica comune. Ho sempre ritenuto, sempre!, punto essenziale della nostra politica estera l’alleanza con gli Stati Uniti e il legame limpido e forte nell’Europa. Rimango fermo in questa convinzione, in questa determinazione. Proprio su questa base da ministro dell’Interno ho lottato contro il terrorismo con una serie di intese internazionali che ebbero grande efficacia e che partivano da un fondamentale accordo con gli Stati Uniti. Dunque, alleanza libera, alleanza fedelissima, alleanza a pari dignità. […] Ho detto alleanza libera, alleanza fedelissima, alleanza a pari dignità. Perciò è indispensabile che siamo molti attivi nel prospettare, nel difendere le tesi della pace, le tesi del dialogo, le tesi della difesa della persona. La guerra è il «no», il «no» più atroce alla persona umana.[…] Il dovere di essere a favore della pace è richiesto anche dall’articolo 11 della Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra».[…] Non vedo facilmente che l’ipotesi di una guerra per legittima difesa preventiva riesca a entrare, a trovare spazio in questo «ripudia» dell’articolo 11. Né possiamo costringere la Costituzione, sulla quali tutti noi abbiamo giurato, a interpretazioni forzate che sono contro ciò che la Costituzione ha espresso ed esprime, che sono contro a ciò che la Costituzione ha voluto e vuole”.

Sappiamo che gli ultimi anni li ha dedicati anche a portare, in assemblee e incontri, una parola di chiarezza sul discorso della pace. Scriveva nel 2003: “Puntare sulla guerra, sulla forza è privilegiare i muscoli alla ragione. Dare priorità alla guerra vuol dire non avere fiducia nel dialogo, nel pensiero che è la forza primaria della persona. In sostanza: privilegiare la guerra vuol dire non avere fiducia nella persona, nella sua forza interiore, ma nelle cose – le armi – che, si ritiene, rendano forte la persona dall’esterno. E lo si vede. Una chiara constatazione alla base di questi pensieri: la dittatura si afferma e vive sulla mortificazione della persona, la democrazia si afferma e vive sulla sua esaltazione. La persona umana è nella pienezza della sua dignità quando può vivere tutti i suoi diritti, sintetizzabili nel diritto alla vita: una vita sana, libera, che si svolge nel rispetto della verità, della giustizia, della sicurezza, e può rispettare tutti i suoi doveri. Vorrei dire che la somma di questi diritti, proclamati e vissuti – non solo proclamati: vissuti! – costituisce la pace. È la pace!”

Si può anche citare un ricordo di Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia il quale ricorda (su La Perfetta letizia- quotidiano on line di ispirazione cattolica): “La Rainbow Warrior II navigava verso il Pacifico per commemorare il decennale dell’affondamento della Rainbow Warrior I in Nuova Zelanda ma quel viaggio si era trasformato in un’azione di protesta – che sarebbe durata per mesi – dopo l’annuncio di Chirac di riprendere i test atomici sospesi nel 1992. Il 4 luglio un’azione all’ambasciata francese insieme a Gianna Nannini lancia la campagna anche in Italia. Pochi giorni dopo, la Rai manda in onda il film “Affondate Greenpeace, una ricostruzione dell’attentato del 1985 ad opera dei servizi segreti francesi che affondò la Rainbow Warrior I e provocò la morte del fotografo portoghese Fernando Pereira. Il 12 luglio il Presidente Scalfaro riceve una delegazione di Greenpeace Italia – di cui facevo parte anch’io insieme al nostro Presidente Ivan Novelli – e utilizza quest’incontro per prendere una posizione di forte denuncia.
“Da amico della Francia” il Presidente Scalfaro chiede a Chirac un “atto di umiltà” per fermare esperimenti che sono “in odio al concetto di pace”, aggiungendo che quelle di Greenpeace sono “azioni di pace e non contro qualcuno”. L’incontro ha un impatto fortissimo e quel momento segna anche una crisi di rapporti tra Italia e Francia. Molti Paesi assumono una posizione critica, ma non forte e decisa come quella di Scalfaro. Una cosa simile non era mai accaduta. Quell’incontro – dopo decine di migliaia di cartoline e fax inviati dai cittadini al Presidente della Repubblica – rappresentava il più alto riconoscimento delle nostre ragioni. È così che vogliamo ricordare Oscar Luigi Scalfaro, come un grande uomo di pace.

Non è il caso di continuare. Ciò che serve (anche nel ricordo di Scalfaro) è invece tornare, tutti, a riflettere su come promuovere la pace, a cominciare dai rapporti personali; e tornare a insistere su alcune politiche e decisioni che potrebbero essere di aiuto all’educazione alla pace.

Rilanciare il Servizio civile, che aveva costituito un esempio di solidarietà, di gratuità e di formazione civica per i e le giovani: perché anche il mondo femminile era coinvolto e ha dato risposte di disponibilità nell’offrire un periodo di vita per la parte più debole della comunità. Inoltre il Servizio civile costituiva, sul piano educativo, una grandissima alternativa alla mentalità militare, che a volte i giovani interpretano solo come qualcosa di muscolare, e che comunque indirizza all’uso delle armi anziché formare alla non violenza. E se vogliamo restare all’attualità, il Servizio Civile potrebbe essere un’iniezione importante anche per la Protezione Civile, che una nevicata più intensa ha fatto oggetto di discussioni.

E’ positivo poi avere ripreso e rilanciato la Cooperazione internazionale: addirittura con la costituzione di un apposito Ministero. E’ importante rifinanziare progetti che consentono, come tante volte si dice, di “aiutare i popoli poveri a casa loro”; ma soprattutto servirebbe per dimostrare il nostro sostegno al loro sviluppo, al portare aiuto nella costruzione di infrastrutture, nel funzionamento di scuole e ospedali, nell’aiutarli a sviluppare nuove culture o a migliorarne la qualità e la resa; oltre che essere occasione di lavoro anche per tanti giovani.

Inoltre, incentivare l’educazione alla pace nelle scuole. E’ anche in questi luoghi che si impara il rispetto per gli altri, per i diversi; è lì che si possono conoscere idee e pensieri di pace; è lì che si possono attivare progetti per educarsi a metodi di dialogo  di collaborazione, che si può imparare a perdere o ad essere in minoranza, che si deve accettare anche quanto indesiderato.

E, riprendendo la lezione di Scalfaro, sarebbe auspicabile attivare politiche di giustizia, di sicurezza, di vita sana, di rispetto dei diritti e dei doveri: che siano, nella sostanza, politiche di civiltà per contrastare povertà, emarginazione, violenza.

Come piemontesi non possiamo non essere fieri di annoverare tra i grandi personaggi di questa Regione Oscar Luigi Scalfaro, anche per l’entusiasmante lavoro di educazione costituzionale svolto tra i giovani: “non arrendetevi mai”.

I veri democratici non si arrenderanno e continueranno a presidiare la Costituzione

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